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Editto di Nantes


Per ottenere la fine definitiva delle Guerre di religione e la pacificazione del Paese, nel 1598 viene proclamato l’Editto di Nantes, il documento con il quale il sovrano detta le regole per la convivenza religiosa dentro il territorio francese. Con la sua alleanza politica e con la sua vita personale, Enrico Borbone dava garanzie sia ai cattolici, sia agli ugonotti, ma questi ultimi, in minoranza, avrebbero voluto qualche cosa in più avendolo visto convertirsi al cattolicesimo. L’Editto di Nantes serve proprio a rassicurare le parti, in quanto dava libertà di culto nelle case private e in alcune città agli ugonotti, gli garantisce il libero accesso agli incarichi pubblici e soprattutto gli concede alcune piazzeforti: una piazzaforte era un luogo fortificato che ospitava soldati, i quali rispondevano a capi militari ugonotti. La pacificazione religiosa era più avanzata rispetto a quella fatta con la Pacificazione di Augusta in Germania, perché in Francia protestanti ed cattolici vivevano sullo stesso territorio. Ma siccome la minoranza ugonotta non si fidava più della maggioranza cattolica, essa accettò di cessare gli scontri militari solo nella misura in cui avesse componenti militare che li proteggeva; la piazzaforte più militarmente strutturata è quella de La Rochelle. Nella storia dell’età moderna, da questo punto di vista, può essere letta anche una storia della tolleranza, che parte da una realtà cinquecentesca caratterizzata dalla lotta contro gli ebrei, gli infedeli, oppure tra confessione religiose differenti, per poi arrivare ad una equiparazione delle confessioni religiose e alla laicizzazione dello Stato in età napoleonica; una delle fasi di passaggio di questa storia della tolleranza è l’Editto di Nantes, che stabilisce un modo di vivere insieme dentro un unico Paese, con alcune restrizioni (perlopiù territoriali→in certe aree, come Parigi, non si può praticare il calvinismo) e alcune garanzie. L’Editto di Nantes rappresenta il secondo modo, dopo la Pacificazione di Augusta, di instaurare una convivenza religiosa.

Tolleranza

La citazione è tratta da un libro di Maria Laura Lanzillo, studiosa di filosofia politica, incentrato sul concetto di tolleranza. Tolleranza è un termine di cui si fa largo uso, sia nella vita politica corrente che in quella quotidiana, e a cui di norma si dà un significato positivo; ma il concetto è, in realtà, molto limitativo. Scrive la Lanzillo: «Tolleranza indica un atteggiamento di sopportazione nei confronti di colui che non viene riconosciuto uguale, la cui supposta inferiorità paternalisticamente si accetta di sopportare, senza che ciò implichi il riconoscimento di alcun diritto». A livello di filosofia politica, la tolleranza viene indicata come sistema di convivenza alla pari, ma di per sé il termine indica l’atteggiamento con cui una parte che si ritiene superiore sopporta e tollera quella che ritiene inferiore, da uno o più punti di vista. È nello Stato che è necessario riuscire a far convivere, a tollerare le confessioni religiose, perché altrimenti esso si frantuma. Quello sul significato della tolleranza resta un dibattito sempre aperto nelle società : quanto siamo disposti ad accettare la diversità, la difformità, e quanto invece la diversità, la difformità dai comportamenti della maggioranza viene esclusa e allontanata; il dibattito riguarda sia i rapporti all’interno della società che tra una singola società e le altre culture.
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