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La Spagna di Filippo II
Nel 1556 l’imperatore Carlo V abdicò, lasciando il Regno di Spagna a suo figlio Filippo II Regna su un territorio vastissimo e disomogeneo comprendente la Spagna, i Paesi Bassi, i possedimenti italiani, la Franca Contea, le colonie americane e, dal 1580, il Portogallo.Nonostante la vastità dei suoi domini, Filippo II si sentì sempre un sovrano spagnolo: visse sempre in Spagna e trasferì la capitale da Valladolid a Madrid, dove venne costruita la sua reggia, l’Escorial.
Difensore del Cristianesimo
Obiettivo di Filippo II: unire nella fede cattolica tutti i suoi domini. Il sovrano spagnolo fu il braccio armato della Controriforma. Conseguenze: guerre con i Paesi Bassi protestanti Guerra contro gli Ottomani (battaglia di Lepanto, 1571) Guerra contro Elisabetta I d'InghilterraDifensore del Cristianesimo contro gli Ottomani
L’atto che scatenò la reazione militare contro gli Ottomani fu la conquista di Cipro nel 1570.A difesa degli interessi dell’Occidente cristiano si costituì una coalizione, la Lega Santa: vi
parteciparono Venezia, lo Stato della Chiesa e la Spagna. Il 7 ottobre 1571 si svolse lo scontro decisivo nel mare greco di Lepanto, dove i Turchi furono sconfitti. La Spagna, però, non poteva concentrare le proprie energie solo nel Mediterraneo e gli Ottomani erano ora interessati a espandersi soprattutto in direzione dell’Impero persiano. Su queste basi, nel 1577, Filippo II e il sultano Selim II sottoscrissero una tregua.
Filippo II contro i Paesi Bassi
I domini spagnoli nei Paesi Bassi comprendevano le aree geografiche dell’attuale Olanda, Belgio, Lussemburgo e una parte del Nord della Francia. Quest’area era economicamente sviluppata e dedita ai commerci. La tolleranza religiosa e l’autonomia delle province erano parte della mentalità e delle tradizioni di questo popolo.Filippo II, invece, intendeva fare dei Paesi Bassi una provincia del regno spagnolo, ridimensionando drasticamente le libertà. Questo suscitò l’opposizione delle diverse classi sociali, che temevano di essere private delle libertà governative, economiche e religiose.
La rivolta esplose nel 1566 in alcune città delle province settentrionali (rivolta dei gueux). Filippo II rispose con la forza, ma la sua intransigenza rafforzò nei ribelli la volontà di lottare. La guida della rivolta fu assunta dal principe Guglielmo d’Orange. Lo scontro armato durò dal 1572 al 1576. Nel corso del conflitto, i Paesi Bassi avevano mostrato alcune divisioni fra le province del Nord e quelle del Sud: il Nord era calvinista, prevalentemente borghese,
occupato in floride attività mercantili, geloso della propria autonomia politica;
il Sud era sottoposto all’influenza di una classe dirigente appartenente alla nobiltà cattolica moderata e favorevole alla pace con la Spagna.
Filippo II cercò l’appoggio delle province del Sud, più disponibili a un accordo.
Il 6 gennaio 1579 le province meridionali costituirono l’Unione di Arras, disposta a trattare la pace con la Spagna. Pochi giorni dopo i protestanti delle sette province settentrionali contrapposero l’Unione di Utrecht, decisa, al contrario, a non concedere nulla alla Spagna e a portare avanti la battaglia per l’autonomia.
Nel 1581 l’Unione di Utrecht dichiarò decaduta la monarchia spagnola, si proclamò indipendente e sovrana e fondò la Repubblica delle Sette Province Unite.
Il nuovo Stato fu organizzato come una federazione e il governo fu affidato a Maurizio d’Orange, il figlio di Guglielmo.
La situazione in Inghilterra
Dal 1553 al 1558 l’Inghilterra fu governata dalla regina cattolica Maria Tudor, che, per il suo atteggiamento di dura repressione verso le manifestazioni anticattoliche, fu soprannominata Maria la Sanguinaria. La morte della regina nel 1558 aprì una delicata questione dinastica:l’erede più diretto era Elisabetta Tudor, nata dal matrimonio di Enrico VIII e Anna Bolena, considerata illegittimo dai cattolici; l’altra pretendente al trono era Maria Stuart, cattolica regina di Scozia. Il Parlamento inglese, in gran parte protestante, appoggiò Elisabetta, che nel 1558 venne incoronata regina d’Inghilterra.
Il regno della Regina Elisabetta
Il lungo regno di Elisabetta (1558-1603) segnò la storia dell’Inghilterra come uno dei periodi più prosperi: la regina avviò un processo di modernizzazione che favorì una rapida crescita economica. Nel 1566 fu creato il primo nucleo della Borsa di Londra. Elisabetta seppe inoltre riportare la stabilità religiosa;La vicenda di Maria Stuard
Sulla Scozia regnava la dinastia degli Stuart dal XIV secolo. Nel 1561 Maria Stuart, dopo la morte del marito (il re di Francia Francesco II), ritornò in patria. Nel Paese la maggioranza della popolazione scelse il protestantesimo calvinista e mal accettava una regina cattolica.Nel 1567 esplose una rivolta protestante e Maria Stuart fu costretta a fuggire. Trovò rifugio in Inghilterra, presso Elisabetta che, però, fece imprigionare la rivale. Attorno a Maria si concentrò tutta l’opposizione cattolica al regno di Elisabetta.
Nel 1587 Maria Stuart fu giustiziata, con l’accusa di aver preso parte all’opposizione.
La guerra tra Inghilterra e Spagna
L’esecuzione di Maria Stuart inasprì i già forti contrasti fra l’Inghilterra e la Spagna. Filippo II colse questa occasione per dichiarare guerra a Elisabetta. Nel maggio 1588 una colossale flotta spagnola, chiamata Invincibile Armata, salpò alla volta dell’Inghilterra. Ma, nonostante la superiorità delle forze militari, la Spagna fu sconfitta.La guerra con la Spagna continuò fino al 1604. Nel frattempo entrambi i sovrani morirono: Filippo II morì nel 1598, lasciando la corona al figlio Filippo III, incapace di fermare il processo di crisi che stava investendo la Spagna; Elisabetta morì nel 1603, senza lasciare eredi diretti. La successione toccò al figlio di Maria Stuart, Giacomo Stuart, che poté quindi unificare la corona di Scozia e quella d’Inghilterra.
Le guerre di religione in Francia
Intorno alla metà del Cinquecento, circa un quinto della popolazione francese professava il calvinismo. La Francia restava dunque un Paese prevalentemente cattolico. Dagli anni Sessanta, però, iniziarono i contrasti fra le due confessioni.Gli scontri religiosi si intrecciarono con la difficile situazione economica e politica del Paese: nel 1559 Enrico II morì e si aprì un periodo di forte instabilità politica; i suoi tre figli erano tutti in minore età e toccò quindi alla vedova Caterina de’ Medici il compito di governare il Paese.
Le divisioni religiose si organizzarono in due «partiti»:
quello cattolico faceva capo alla famiglia dei Guisa;
quello ugonotto faceva capo a Gaspard de Coligny.
Le pressioni delle due fazioni per condizionare le scelte politiche della Corona erano forti, ma Caterina cercò sempre di trovare un equilibrio tra le parti che evitasse lo scontro violento. Nel 1562 Caterina promulgò un editto con il quale accordava una certa tolleranza ai protestanti. Tale provvedimento suscitò l’immediata reazione dei cattolici, che compirono a Vassy, in Normandia, un massacro di ugonotti. Nonostante la mediazione di Caterina, la conflittualità fra cattolici e protestanti continuava a crescere. La tensione sfociò nella tragica notte di San Bartolomeo, il 24 agosto 1572: centinaia di ugonotti furono massacrati dai cittadini cattolici sobillati dai Guisa.
Dopo la notte di San Bartolomeo, la Francia precipitò in una vera e propria guerra civile: gli ugonotti si organizzarono sotto la guida di Enrico di Borbone, mentre i cattolici formarono una lega capeggiata da Enrico di Guisa.
Dopo l’uccisione di Enrico III (erede al trono) ad opera di un fanatico cattolico, l’erede più diretto al trono era il capo degli ugonotti Enrico di Borbone, che salì al trono nel 1589 con il nome di Enrico IV.
Nel 1593, al fine di pacificare la Francia, Enrico IV si convertì al cattolicesimo. Nel 1598, inoltre, emanò l’editto di Nantes, con cui riconobbe agli ugonotti la libertà di culto e l’uguaglianza di diritti politici.