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La situazione del Regno di Napoli nel Seicento

All'inizio del Seicento, Napoli era la città più popolosa d'Italia, seconda in Europa solo a capitali come Parigi e Londra. Contava circa 400000 abitanti, articolati in nobili, popolani e plebei. Era la capitale del regno ritenuto più importante della corte di Madrid, soprattutto perché forniva alle casse dell'erario spagnolo un consistente contributo rappresentato da imposte e dazi.
La ricchezza era ovviamente in mano a un ristretto numero di famiglie; indigenza, miseria e ristrettezze erano diffuse in tutti gli altri strati. I plebei, i cosiddetti "lazzari" (da lacéria, in spagnolo "miseria") campavano di espedienti.
Nel Regno di Napoli la dominazione spagnola ebbe effetti particolarmente pesanti. Poiché la Spagna attraversava gravi difficoltà economiche, puntava a ricavare dai domini italiani quante più tasse poteva. La pressone fiscale insopportabile alimentò in tutto il regno il malcontento popolare e violente tensioni sociali.

La rivolta più grave esplose a Napoli, il 7 luglio 1647. La protesta fu scatenata dall'introduzione di una nuova tassa sulla frutta. A capo della rivolta si pose un giovane pescivendolo, Tommaso Aniello, detto Masaniello. Per palcare la protesta il rappresentante del governo spagnolo a Napoli, il viceré, nominò Masaniello capitano generale del fedelissimo popolo.
Pochi giorni dopo Masaniello venne assassinato (16 luglio 1647), ma la rivolta non finì con lui, anzi si estese in molte zone del regno e assunse un obiettivo estremamente ambizioso: la fine del dominio spagnolo. In ottobre, infatti, i rivoltosi proclamarono la repubblica e chiesero aiuto alla Francia. Ma la Francia non voleva impegnarsi in un'altra guerra e la Spagna poté sconfiggere facilmente i rivoltosi (1648).
Alla fine furono i baroni, ciioè l'antica feudalità del regno, a uscire rafforzati. Il loro potere sui contadini, i privilegi relativi alla riscossione delle tasse e all'amministrazione della giustizia vennero confermati dagli Spagnoli. Così, mentre in molti Stati europei si affermava la monarchia assoluta, il Regno di Napoli ritornò a una situazione "feudale": con una nobiltà ricca e potente che privava lo Stato della sa autorità e ostacolava lo sviluppo della borghesia. Per questo lo storico francese Fernand Braudel considera il Regno di Napoli "il caso più netto di rifeudalizzazione", intendendo il concetto di rifeudalizzazione nel suo significato estremo di "ritorno approssimativamente, alla situazione sociale che andava delineandosi all'alba del secolo XV, più di duecento anni prima".

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