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I Borboni di Napoli (1735-1861)



Nel XVIII secolo dalla dinastia dei Borbone che stava regnando in Spagna con Filippo V, si staccarono due rami: i Borboni di Parma e i Borboni di Napoli.
Nel 1735, sul regno di Napoli, che insieme alla Sicilia l’Austria aveva ceduto ai Borboni, salì allora Don Carlo di Borbone, figlio di Filippo V.
Il Regno di Napoli comprendeva anche la Sicilia, con una popolazione totale di oltre 6 milioni e mezzo di abitanti, più di 1/3 dell’intera popolazione italiana dell’epoca.
Il governo di Carlo I di Borbone, durato fino al 1759, fu abbastanza saggio, grazie anche all’aiuto dell’abile statista italiano Bernardo Tanucci che si adoperò per migliorare le condizioni economiche e sociali del regno. Numerosi furono gli edifici che egli fece costruire a Napoli: il Teatro San Carlo e la Biblioteca Nazionale sono i più conosciuti. Alla morte di Carlo I, il trono passò al figlio Ferdinando IV, il cui governo fu altrettanto avveduto. Egli diede l’avvio a grandi riforme per favorire lo sviluppo dell’agricoltura e del commercio. Cercò soprattutto di diminuire la potenza dei grandi proprietari latifondisti e di migliorare le condizioni di vita delle classi sociali meno abbienti. Grazie a questi provvedimenti, il sovrano seppe attirararsi la simpatia del popolo.

Gli effetti della Rivoluzione Francese si fecero sentire ben presto anche a Napoli, dove un gruppo di intellettuali, con l’intento di dare al loro Stato delle istituzioni democratiche, tramarono per rovesciare la monarchia borbonica. La cospirazione fu scoperta e molti patrioti furono arrestati e condannati a pene severissime, su ordine di Ferdinando IV. Alcuni riuscirono a fuggire, ma si tennero pronti per ritentare l’impresa quando l’occasione si fosse presentata di nuovo.
Nel 1798, l’esercito della Francia rivoluzionaria entro a Roma e da un momento all’altro i cospiratori napoletani si aspettavano che le truppe francesi entrassero anche nel Napoletano. Nel frattempo Ferdinando IV decise i affrontare i Francesi per liberare Roma, ma fu una catastrofe. Il sovrano borbonico, pesantemente sconfitto, si diede alla fuga e si rifugiò in Sicilia.
Nel 1799, a Napoli si formò così la Repubblica Napoletana. Sei mesi dopo, le truppe francesi furono sconfitte dall’esercito austro-russo e i capi della Repubblica Napoletana si trovarono da soli di fronte all’offensiva borbonica a cui avevano partecipato anche le truppe inglesi, comandate da Nelson. La reazione di Ferdinando IV fu spietata e più di 100 patrioti furono impiccati.
Dal 1806 al 1815, periodo durante il quale l’Italia era sotto la dominazione napoleonica, Ferdinando IV dovette abbandonare il regno per farvi ritorno alla caduta dell’ Imperatore. Al suo Stato fu dato il nome di Regno delle due Sicilie ed egli assunse in nome di Ferdinando I; nel risalire sul trono, egli manifestò una ferma intenzione di far rispettare al popolo la sua autorità, inconsapevole che ormai la situazione nella penisola italiana era fortemente cambiata. Infatti soltanto cinque anni dopo, a Napoli scoppiò una violenta insurrezione e Ferdinando, intimorito, si affrettò a concedere la Costituzione, ma, pentito, poco tempo dopo chiese l’intervento delle truppe austriache che rapidamente dispersero i rivoltosi. I capi della rivolta furono condannati a morte. Il successore di Ferdinando I, Ferdinando II che salì sul trono nel 1830 ebbe un comportamento ancora più dispotico. A seguito della rivoluzione del 1848, anch’egli concesse la Costituzione per poi ritirarla subito dopo ed instaurare un governo molto rigido.
La dominazione borbonica terminò nel 1860 con la spedizione dei Mille che si risolse in una grandissima vittoria. In pochissimo tempo, la Sicilia e il Napoletano furono conquistati e il sovrano regnante Francesco II di Borbone perse il regno.