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Sacro Romano Impero


Carlo Magno pretendeva di essere l’erede legittimo della tradizione dell’antichità romana, tant’è che si chiamava ‘Sacro Romano Impero’ anche se era in Germania, dal punto di vista dell’autorità politico-temporale e non spirituale. La parola ‘impero’ si usa per indicare una precisa istituzione, quella che fa capo all’autorità dell’imperatore romano del Sacro Romano Impero, esercitata sui territori dell’attuale Germania, fino alla fine del ‘400 sulla Svizzera (quando la Confederazione elvetica si rende definitivamente indipendente dall’Impero, sciogliendo qualsiasi legame con esso), e teoricamente su molti territori italiani: molti dei piccoli ducati dell’Italia centro-settentrionale (Ducato di Ferrara, di Parma e di Piacenza) formalmente sono vassalli dell’imperatore, cioè sono discendenti di famiglia che in età medievale avevano ricevuto quelle terre in feudo dall’imperatore allora regnante. Il Sacro Romano Impero si scoglie nel 1806 sotto l’impatto delle armate napoleoniche, quando gli Asburgo decideranno di trasformare quel che rimaneva del Sacro Romano Impero in una Confederazione germanica.

Bolla d’oro

Il Sacro Romano Impero si era dotato di una sorta di costituzione nel 1356, ovvero la Bolla d’oro, che aveva fatto dell’Impero una realtà elettiva: l’imperatore non era il discendente di una determinata famiglia, ma un uomo eletto dai Grandi elettori; i vescovi di Colonia, Magonza e Treviri e quattro prìncipi (Duca di Brandeburgo, del Palatinato, di Boemia e di Sassonia) quando muore l’imperatore ne eleggono uno nuovo. Essi dovevano una serie di candidati provenienti dalle più disparate famiglie nobiliari europee, non necessariamente di area tedesca. Questo accade perché l’Impero è una struttura di governo a due livelli; tendenzialmente, l’imperatore è eletto attraverso uno scambio di do ut des, la cui formula elegante ufficiale è rappresentata dallo scambio di auxilium et consilium (l’imperatore riceve, dai suoi vassalli, il Consiglio, sia in materia di politica interna, sia inteso come denaro per sostenere la politica imperiale); di fatto, quando si devono far eleggere, gli imperatori promettono qualcosa di economico o di politico in cambio del voto. Pur essendo elettiva, a partire dalla fine del ‘400 la carica imperiale resterà sempre in mano ad un esponente della famiglia d’Asburgo. Comunque, essi rimangono costretti per tutta l’età moderna a ricontrattare l’elezione alla morte di un imperatore, a ristipulare un patto di fedeltà con i prìncipi che fanno parte dell’Impero. Il primo imperatore dell’età moderna, Carlo V, compra i suoi voti chiedendo un prestito alla famiglia dei banchieri Fugger di Augusta così ingente da non riuscire a ripianarlo nei suoi 40 anni di regno. Ma lo scambio può consistere anche in promesse territoriali: se ci sono feudi la cui famiglia nobiliare è notoriamente in via d’estinzione, per la mancanza di eredi maschi, essi possono essere oggetto di cessione una volta rientrati in mano all’imperatore.

Città vescovili, principati e città libere

Il territorio dell’area tedesca è suddiviso in tante e piccole realtà politiche di diversa natura. Alcune sono principati ecclesiastici, ovvero città governate dal vescovo, perché dopo la caduta dell’Impero romano erano rimaste senza controllo politico e l’unica autorità di riferimento era quella vescovile; il vescovo era diventato il capo religioso ma anche politico di quelle realtà: pertanto, vescovi come quelli di Colonia, Magonza e Treviri si trovano a governare dei piccoli Stati regionali. Il resto del territorio è in parte controllato da grandi nobili, alcuni dei quali hanno anche il titolo di re: la Boemia, ad esempio, è un regno, un piccolo Stato, mentre i Ducati di Austria e di Stiria sono territori governati dalla famiglia d’Asburgo, grande famiglia nobiliare (aveva come dominio personale, diretto, i territori austriaci e parte del Regno d’Ungheria, aventi Vienna come capitale), il Palatinato e la Sassonia sono altri grandi territori. Ma ci sono anche delle realtà molto più piccole, piccoli principati dove dei nobili governano il proprio territorio. Infine, ci sono città libere, che vengono rette da un governo comunale di varia natura (solitamente di forma oligarchica, cioè rette da un ceto patrizio). Tutte queste realtà distinte hanno un legame di fedeltà personale di sudditanza con l’imperatore, che esercita un potere di indirizzo, di convincimento sulla politica estera e rappresenta un punto di riferimento simbolico per l’area germanica. Tuttavia, in questi Stati non vigono le stesse leggi: ogni Stato ha la sua tradizione giuridica, la sua organizzazione politica differenziata; la tassazione non è uniforme: ciascuno esercita il potere di imporre tasse autonomamente, facendole gravare in maniera diversa sulla popolazione. Per i legami di fedeltà che si hanno con l’imperatore, una parte di questo gettito fiscale viene devoluta all’imperatore, che la sua prevalentemente per garantire una difesa comune, in caso di necessità, nei confronti della politica estera. Il residuo medievale più evidente nella struttura imperiale è che il rapporto tra l’imperatore e i prìncipi territoriali è un rapporto di fedeltà personale e non istituzionale, cioè tra poteri differenti, o internazionale, tra Stati differenti.

Amministrazione interna

I sette elettori costituiscono la dieta (riunione) elettorale, che viene convocata solo per le elezioni (se muore l’imperatore), mentre il governo ordinario di amministrazione viene condotto dall’imperatore con il supporto della dieta imperiale, un’assemblea in cui sono rappresentati i prìncipi territoriali tedeschi: città vescovili, principati e città libere hanno i loro emissari che si riuniscono periodicamente su richiesta dell’imperatore per concordare, decidere la politica estera.

Politica estera

Un problema serio è costituito, a Sud-Est del Regno di Ungheria, in buona parte cristiano e legato con un’alleanza matrimoniale con gli Asburgo d’Austria, dall’Impero ottomano: una delle più impellenti necessità degli Stati germanici è quella di garantirsi una difesa dalla pressione ottomana sui Balcani e questo era il compito dell’imperatore. Sul finire del ‘400 Massimiliano I d’Asburgo, grande imperatore, sposa una principessa che aveva ereditato alcuni grandi territori sul versante Est dell’Impero; questo evento apre la concorrenzialità tra la Germania e la Francia: finché questi territori erano stati governati dal Duca di Borgogna, avendo una politica piuttosto autonoma rispetto a quella imperiale, essi costituivano una delle tante frontiere europee, ma nel momento in cui vi si insediano gli Asburgo, divenuti titolari del Ducato di Borgogna, la massima forza politica del mondo tedesco si trova a diretto contatto con il Regno di Francia. Nel corso dell’età moderna, sulla frontiera franco-tedesca, o franco-imperiale, si svolgeranno quasi tutti i conflitti che interessano l’Europa.

Capitale

Non esiste una capitale dell’Impero: i regni di età feudale e molti di quelli all’inizio dell’età moderna non hanno una capitale, ma del resto non c’è ancora lo Stato, cioè un sistema burocratico, gli uffici centrali (ministeri, ministri, funzionari), ma tutto è retto su legami di fedeltà personale. Pertanto, l’imperatore ha una corta ambulante; sebbene Massimiliano I d’Asburgo avesse il suo palazzo a Vienna, se voleva mantenere il controllo sul territorio e i rapporti di sudditanza in tutto l’Impero tedesco e nelle corti italiane avrebbe dovuto muoversi, e lo fa quasi tutta la vita, con la corte e risiedere in accampamenti fastosissimi ma provvisori. Progressivamente, gli imperatori tendono a fermarsi a Vienna, ma per un periodo Rodolfo II d’Asburgo, ad esempio, sposta la residenza a Praga e decide di vivere in Boemia. Comunque, per l’inizio dell’età moderna è abbastanza normale che nei grandi Stati il sovrano si muova per rinsaldare i rapporti e i contatti con i suoi vassalli, a cui ha delegato tutta la gestione della periferia ed è con loro che si deve accordare.
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