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Il regno tedesco nel XVI secolo


Nel Cinquecento non esisteva uno Stato tedesco, ovvero un territorio conchiuso e tendenzialmente omogeneo per lingua e cultura delle popolazioni residenti, sul quale si esercitasse una sola sovranità, come invece si era realizzato in Spagna, Francia e Inghilterra. La Germania si configurava, certo, come una grande regione linguistica e culturale, ma non come un regno dinastico unitario.
Non c'era un re ereditario di Germania, bensì un imperatore dei Tedeschi, che veniva eletto da alcuni dei più importanti capi di Stato residenti nel vasto spazio imperiale, esteso dal Reno ai confini dell'Europa slava, dal mare del Nord fino alle Alpi, prolungandosi in certe aree anche a sud della grande catena montuosa.
Il ruolo di principi elettori spettava agli arcivescovi di Magonza, di Colonia, di Treviri, al duca di Sassonia, ai marchesi del Palatinato e del Brandeburgo , al re di Boemia. Ma il Sacro romano impero della nazione germanica, che pretendeva di raccogliere e rilanciare l'eredità ideale di quello romano e di quello medievale di Carlo Magno, era composto non solo da questi, ma anche da una miriade di piccoli Stati, che lo rendevano l'edificio politico di gran lunga più composito e inclusivo presente in Europa. Ognuna di queste piccole parti godeva della condizione di immediatezza, cioè del diritto a fruire della protezione diretta dell'imperatore, che doveva impegnarsi a garantire la loro sopravvivenza come microstati indipendenti. Erano, per esempio, forse un migliaio le signorie cavalleresche (Reichritterschaften), ovvero i territori concessi come elargizione personale dall'imperatore ai cavalieri dell'impero, cioè agli esponenti della piccola e grande aristocrazia militare, alla quale egli era solito fare ricorso quando si trovava nella necessità di intraprendere una campagna bellica.
Si trattava di territori talvolta estesi non più di qualche decina di ettari, e situati all'interno di unità politiche più vaste; per esempio di un principato, un ducato, un regno. Si trattava di minuscole proprietà private che godevano tuttavia di giurisdizione autonoma, e dunque della dignità di Stati, dal momento che la protezione imperiale faceva dei loro titolari dei piccoli principi e li poneva al riparo dalle pretese o dalle pressioni dei vicini più potenti.
Nell'ordine delle centinaia si contavano poi, nel loro insieme, le unità politiche "immediate" dell'Impero che ricadevano in tipologie differenti da quella della signoria cavalleresca, ma che erano anch'esse contraddistinte da un'estensione territoriale spesso modesta: qualche decina di principati ecclesiastici; un numero maggiore di principati secolari; una quarantina di "prelature" imperiali, ovvero di conventi e abbazie aventi giurisdizione propria; un centinaio di contee imperiali; e, ancora, alcune decine di città imperiali. L'Impero tedesco assomigliava a un mosaico, o meglio a una grande consociazione di famiglie aristocratiche - i cui membri si spartivano anche la titolarità dei principati laici e ecclesiastici e delle prelature - o alto-borghesi - che dominavano nei consigli civici municipali delle città imperiali -, più ancora che a una confederazione di Stati. Non tutte le unità politiche immediate dell'imperatore godevano del diritto di voto presso la dieta di Ratisbona, la città nella quale si negoziava gran parte delle decisioni più importanti per la politica imperiale, ma quando, a distanza di qualche anno dalla convocazione precedente, la grande assemblea tornava a riunirsi, per mesi e mesi le strade della Germania cambiavano volto, tanto intenso era il traffico animato da coloro che si recavano alla dieta, o ancora da coloro che approfittavano dell'evento per proporre le loro merci o i loro servizi sulla piazza cittadina.
I mercanti si mescolavano ai saltimbanchi, agli attori, ai menestrelli, ai ladri ... per i quali il grande afflusso di persone costituiva un'occasione d'oro. In quelle settimane a Ratisbona si ascoltavano simultaneamente tutti i dialetti e tutte le parlate della Germania. Nel 1521, nel momento in cui la dignità imperiale spettava a Carlo quinto d'Asburgo, i voti in quella sede raggiunsero il ragguardevole numero di 383, ma ogni titolare di voto era accompagnato da decine di altre persone. La città brulicò di gente per giorni e giorni. Il Sacro romano impero della nazione germanica era, dunque, la struttura politica più largamente inclusiva che esistesse.
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