L’Impero sempre meno universale
Il 17 luglio 1245, durante il concilio di Lione, papa Innocenzo IV depose l’imperatore Federico II di Svevia, invitando i principi elettori tedeschi a scegliere un altro sovrano e aprendo così il grande interregno dell’Impero.
Durante l’interregno i principi territoriali e le città rafforzarono la propria indipendenza e la forza dell’imperatore venne sempre più basata sull’estensione dei territori che gli spettavano come eredità.
La crisi si risolse nel 1273, quando fu eletto Rodolfo d’Asburgo.
Gli imperatori tentarono di imporre la propria autonomia soprattutto nell’Italia centro-settentrionale dove, nella prima metà del Trecento, c’erano stati scontri tra le fazioni dei guelfi (fedeli al pontefice) e dei ghibellini (fedeli all’imperatore).
Nel 1310 Enrico VII di Lussemburgo scese in Italia e si propose come pacificatore delle lotte civili nel nome della sovranità imperiale, ma si fece coinvolgere nelle lotte tra fazioni.

Un altro fallimento fu la spedizione in Italia del successore di Enrico VII, Ludovico il Bavaro.
Egli fu nominato re dei romani nel 1314 dalla maggioranza dei principi elettori, ma non venne riconosciuto dalla minoranza che gli contrappose Federico d’Asburgo, sconfitto poi da Ludovico nel 1322.
Papa Giovanni XXII lo scomunicò e lo depose quando ignorò la richiesta della curia romana di esaminare il suo diritto alla corona.
Nel 1325 Ludovico si accordò con Federico d’Asburgo e scese in Italia per ottenere la corona imperiale e combattere il Papato e la lega guelfa; nel 1327 marciò su Roma, dove si fece poi incoronare imperatore da un laico scelto come rappresentante del popolo romano; così ribadì l’emancipazione dell’autorità civile da quella religiosa: il diritto non discende né da Dio né dal papa, ma dalla sovranità popolare.
Dopo aver eletto Niccolò V come antipapa, continuò a lottare contro i pontefici avignonesi, ma rimase isolato e suscitò scontenti anche in Germania.
Nel 1346, cinque principi elettori nominarono re di Germania Carlo IV di Lussemburgo con il quale Ludovico non si scontrò perché morì nel 1347.
Carlo IV si concentrò soprattutto nelle vicende interne ai territori tedeschi rafforzando il suo potere dinastico attraverso una politica matrimoniale e territoriale.
Con i re di Francia e i pontefici mantenne ottime relazioni.
Scese in Italia due volte: nel 1355 andò a Roma per essere incoronato imperatore da un cardinale di Innocenzo IV; nel 1368-69 giunse nella penisola per convincere Urbano V a riportare la sede pontificia a Roma.
Nel 1356 emanò la Bolla d’oro con cui affidò l’elezione dell’imperatore a sette principi elettori tedeschi, tre ecclesiastici e quattro laici.
In tal modo il titolo imperiale non dipendeva più dall’approvazione dei pontefici e, allo stesso tempo, diventava sempre più tedesco e meno universale.
Carlo IV favorì una successione dinastica facendo eleggere nel 1376 il figlio Venceslao come re di Germania.
Nel 1378, alla morte del padre, divenne imperatore Venceslao, che non riuscì a imporre la propria autonomia in Germania a causa delle lotte tra leghe e principi.
In Italia si limitò a legittimare il potere di Gian Galeazzo Visconti.
Dopo di lui fu re di Germania Roberto che governò dal 1400 al 1410.
Alla sua morte i principi elettori scelsero il figlio di Carlo IV, Sigismondo di Lussemburgo.
Egli cercò di ridare autorità alla figura dell’imperatore e di riunificare la Chiesa (lacerata dallo scisma) convocando il concilio di Costanza.
Si propose anche come mediatore tra Francia e Inghilterra, coinvolte nella guerra dei Cent’anni.
Ebbe molti riconoscimenti in Italia, dove scese nel 1414 e ricevette ingenti somme da parte dei signori che volevano legittimare il loro potere.
Nel 1433 Sigismondo tornò in Italia, dove fu incoronato da papa Eugenio IV.
Diede in sposa l’unica figlia ad Alberto II d’Asburgo che divenne re di Germania e unì le corone di Boemia e Ungheria ai suoi domini dinastici.
Egli diede inizio all’Egemonia degli Asburgo sul Sacro Romano Impero.
Nel 1440 fu eletto re di Germania Federico III d’Asburgo che si occupò poco dei territori non tedeschi.
Perse le corone di Boemia e di Ungheria anche se riuscì a dare in moglie la figlia del duca di Borgogna a suo figlio Massimiliano che potè ereditare i territori borgognoni.
A partite dal XIV secolo il sovrano tedesco venne affiancato da un’assemblea rappresentativa, il Reichstag, che riuniva principi, signori e rappresentanti delle città.
Tuttavia, non erano molte le città tedesche che godevano di un’autonomia politica completa e di una rappresentanza nel Reichstag.
Divenute centri ricchi e popolosi all’interno di reti commerciali più ampie, alcune città si unirono in leghe per contrastare l’autorità dei principi e aumentare la propria autonomia politica.
La più importante fu la Lega anseatica che nacque più con scopi commerciali che politici e unì varie città della Renania e delle coste baltiche arrivando a comprendere più di duecento centri, non solo tedeschi.
Dopo alcuni successi, le leghi subirono varie sconfitte e dovettero sciogliersi.

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