SteDV di SteDV
Habilis 4202 punti

Prima Rivoluzione industriale

Dall’artigianato all’industria

Con Rivoluzione industriale gli storici identificano il processo che, verso la metà del Settecento, a partire dall’Inghilterra, portò radicali cambiamenti nel modo di produrre le merci e di organizzare il lavoro. Tale processo coinvolse, appunto, il settore dell’industria, ossia l’insieme delle attività finalizzate a ricavare prodotti dalle materie prime disponibili in natura.

Fin dall’antichità la fabbricazione di prodotti di ogni sorta era affidata ai singoli artigianiv. Nel Medioevo si erano diffuse le manifatture, che con l’impiego di manodopera più numerosa permettevano produzioni maggiori, sebbene il lavoro fosse tecnicamente identico al passato. Solo nell’età moderna l’uomo aveva impiegato macchine in sostituzione del lavoro manuale, e per azionarle aveva imparato ad avvalersi di forze naturali quali l’acqua o il vento (mulini).

La novità che nel Settecento caratterizzò la rivoluzione industriale fu l’introduzione di una forza motrice alternativa, appositamente creata dall’uomo per agevolare i processi di produzione. Era la macchina a vapore, azionata dal vapore acqueo ottenuto mediante caldaie a carbone. La produzione del vapore era comunque molto costosa, a causa dei combustibili necessari, e perciò si finì per concentrare più macchine attorno alla stessa fonte di energia. Nacque così la fabbrica moderna, che oltre alle tecniche di produzione rivoluzionò l’organizzazione del lavoro.

La rivoluzione parte dall’Inghilterra

L’Inghilterra del Settecento era di gran lunga lo stato europeo più ricco e sviluppato. Traeva enormi profitti dal commercio, favorito dalle nuove materie prime provenienti dalle colonie sparse in tutto il mondo e da una flotta che dominava il mare. Gli inglesi gestivano inoltre la compravendita degli schiavi, a quel tempo molto redditizia. Anche il settore agricolo portava consistenti ricchezze, principalmente perché all’aumento demografico globale registratosi nel Settecento conseguì un maggior consumo di prodotti alimentari.
Per tutti questi motivi l’Inghilterra fu il primo paese in cui la rivoluzione industriale ebbe luogo.

La nuova industria necessitava anzitutto di ingenti capitali da investire, per il pagamento dei macchinari, delle materie prime e degli operai. Un altro fattore determinante era l’energia: l’impiego della macchina a vapore in sostituzione dei mulini richiedeva carbone in grandi quantità, e l’Inghilterra ne disponeva. Giocò poi un ruolo determinante la potenza politica e militare degli inglesi, per mezzo della quale poterono imporre l’acquisto delle proprie merci ai paesi più deboli che controllavano, come l’India e l’Irlanda. Infine fu importante anche la mentalità favorevole dell’Inghilterra rispetto allo sviluppo economico, allo studio e alla progettazione di innovazioni tecnologiche. La libertà economica consentiva ad ogni cittadino di intraprendere la propria attività professionale senza incontrare ostacoli.

Lo sviluppo dell’industria

Con il notevole aumento della popolazione crebbe, nel Settecento, anche la domanda di indumenti, un bene fondamentale, assieme al cibo, per la vita dell’uomo. Nelle manifatture tessili il lavoro era però lento, svolto manualmente da filatori e tessitori, e la produzione era inferiore alle richieste. Si introdussero perciò le prime macchine tessili, grazie alle invenzioni di semplici ma geniali artigiani. John Kay inventò, nel 1733, la spoletta volante; nel 1764 il falegname James Hargreaves costruì una macchina che velocizzava significativamente la filatura. In seguito furono costruiti filatoi e telai interamente meccanici, mossi dalla forza dell’acqua e poi dal vapore.

La macchina a vapore, già usata nelle miniere, si diffuse notevolmente, grazie anche ai perfezionamenti apportativi dall’ingegnere scozzese James Watt nel 1769. Fu impiegata anche come forza motrice per nuovi mezzi di trasporto: nel 1803 Robert Fulton azionò un battello spinto da una grande ruota a pale; nel 1814 George Stephenson costruì la prima locomotiva.

Con la rivoluzione industriale si sviluppò rapidamente anche il settore della siderurgia, ossia la produzione e lavorazione di metalli. Decisiva fu l’invenzione del carbone coke, un carbone raffinato che bruciava meglio e più a lungo, il quale consentì in primo luogo la costruzione di altiforni per la fusione dei metalli.

Con una produttività praticamente raddoppiata l’Inghilterra del Settecento divenne il maggior esportatore di metalli quali ghisa, ferro e acciaio, nonché di utensili e componenti per la costruzione di ponti e ferrovie.

Le conseguenze sociali della Rivoluzione industriale

Nelle vecchie manifatture e ancor prima nelle botteghe artigiane ogni lavorante seguiva la realizzazione di un prodotto dall’inizio alla fine. Con la diffusione delle fabbriche si impose l’organizzazione del lavoro, ossia la suddivisione dei processi di produzione in più fasi distinte. Ogni fase era svolta da un lavoratore per mezzo della macchina apposita. Questi era specializzato in quell’unica fase di produzione e la svolgeva fino ad ottenere un semilavorato che passava ad un altro addetto. Il ruolo delle macchine nella produzione assunse un’importanza sempre maggiore, tanto che erano i lavoratori a doversi adeguare ad esse e non viceversa.

Durante la Rivoluzione industriale il lavoro nelle fabbriche si diffuse notevolmente, eguagliando quasi il settore agricolo. Nuove città si svilupparono attorno alle aree industriali e minerarie, mentre nelle periferie dei centri abitati sorsero ampi quartieri operai, in genere estremamente poveri. Nelle campagne, intanto, si imposero le grandi proprietà agricole a spese dei piccoli coltivatori. Molti contadini, impossibilitati a sostenere il confronto con la concorrenza di imprenditori facoltosi, dovettero abbandonare i campi per lavorare in fabbrica. Si affermarono così le nuove classi sociali formate dagli imprenditori (proprietari di fabbriche o di grandi imprese agricole) e dagli operai. Questi ultimi lavoravano non meno di quattordici ore al giorno, in condizioni igieniche pessime e ad alto rischio di incidenti, e ricevevano uno stipendio appena sufficiente per sfamarsi. Veniva sfruttato anche il lavoro di donne e bambini, trattati ancor peggio dei normali operai.

L’artigianato intanto perse importanza: iniziava ad assumere il ruolo che ricopre ancora oggi, occupandosi di produzioni di gusto e qualità particolari e non standardizzate.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email