Ominide 778 punti

Le grandi innovazioni tecnologiche dell’ epoche moderne

Il periodo compreso fra il XV e il XVIII secolo ha segnato, per quanto concerne lo sviluppo del sapere scientifico – tecnologico, lo strappo definitivo tra il percorso storico compiuto dalla civiltà occidentale e quello degli antichissimi imperi asiatici che l’ hanno preceduta, in particolare quello cinese e quello indiano. Eppure, proprio la straordinaria efficacia di quelle invenzioni, che più di altre hanno contribuito a rendere sempre più ricca e sempre più potente a livello planetario la civiltà europea, non deve farci dimenticare una verità fondamentale. All’ Europa non spetta tanto il primato nella realizzazione di nuove tecnologie, quanto piuttosto la capacità di averne compreso, fin dall’ inizio, le applicazioni più rivoluzionarie, e il loro impatto sul sistema di vita. I grandi viaggi e la scoperta del Nuovo mondo furono possibili grazie a una serie di innovazioni nel campo delle tecnologie nautiche. I navigatori europei seppero mettere a punto degli strumenti che consentirono loro di viaggiare per mare senza dover dipendere da condizioni meteorologiche favorevoli o dalla visibilità dei punti cardinali o dei punti di riferimento, le stelle, il Sole. Un posto d’ onore a questo riguardo, spetta alla diffusione della bussola. La bussola iniziò ad essere usata in Europa a partire dal XIII secolo. La bussola aiutò i marinai a svincolarsi dalla necessità di trovare l’ orientamento ricorrendo alla posizione dei corpi celesti, ma il suo pieno utilizzo avvenne solo in combinazione con gli altri nuovi strumenti per la navigazione, che nei primi secoli dell’ età moderna, consentirono agli europei di raggiungere le sponde del continente americano. Anche nel caso della polvere da sparo, una miscela di carbone di legna, salnitro e zolfo, si ha notizia di un suo iniziale impiego, più che altro per l’ allestimento di spettacoli pirotecnici, nella Cina del IX secolo. Furono però gli europei a farne il primo massiccio uso nel campo delle tecnologie belliche. Già alla fine del XIV secolo, alcune monarchie europee, cominciarono a introdurre nelle battaglie l’ uso della bombarda, una specie di rudimentale cannone a canna corta, dotato di una limitata gittata. Basti pensare che, già a cento metri di distanza questo tipo di arma si dimostrava quasi del tutto inefficace. Fu anche per questo motivo che fino al XV secolo, le armi da guerra più frequentemente usate rimanevano le catapulte e le baliste, ideate dagli antichi romani. Sul finire del Quattrocento, tuttavia, la tecnica di costruzione delle bombarde si affinò in modo notevole, arrivando a raddoppiare il rapporto tra la lunghezza della canna e il diametro dell’ arma. La conseguenza fu un aumento della precisione di tiro e della gittata dei cannoni. La stessa polvere da sparo cominciò a essere prodotta secondo nuovi criteri, che ne incrementarono l’ efficacia e la potenza esplosiva. Anche i proiettili subirono un analogo processo di perfezionamento. Dai sassi usati nelle prime bombarde del Basso Medioevo, si passò al progressivo impiego di proiettili in metallo, principalmente in ferro o in piombo, che procuravano danni molto più ingenti alle fortificazioni prese di mira. Si perfezionò anche la balistica, la tecnica che studia i problemi relativi alla costruzione delle armi e alla traiettoria dei proiettili. L’introduzione della polvere da sparo mutò in profondità non soltanto l’ arte della guerra ma, nel tempo, anche la stessa struttura produttiva della società occidentale. In primo luogo poterono essere condotte a buon esito, dagli eserciti possessori delle nuove armi da fuoco, imprese belliche fino ad allora ritenute irrealizzabili. Tra queste possiamo citare l’ espugnazione della città spagnola di Granada da parte dell’ esercito castigliano, che venne definitivamente liberata dal dominio arabo, e la riconquista della Gran Bretagna da parte dell’ esercito francese. L’ esigenza militare di realizzare armi da fuoco più precise ed affidabili si rivelò poi il principale propulsore dell’ industria siderurgica dei paesi europei più ricchi e dotati di materie prime. Fra le città europee che si misero maggiormente in luce nella produzione di armi da fuoco vi furono la Germania, la Colonia, il Norimberga, la Ratisbona, mentre nel territorio della Repubblica veneziana fu all’ avanguardia la città di Brescia. A partire dal XV secolo la guerra divenne un’ attività di cui si avvantaggiarono le nazioni più ricche, che potevano permettersi di investire nella ricerca di nuove leghe metalliche. L’ entità dei capitali necessari a finanziare la produzione di armi e ad addestrare gli eserciti che le avrebbero utilizzate, fu tale da favorire la stessa nascita delle monarchie nazionali. Soltanto queste ultime poterono disporre dei mezzi finanziari per consolidare la propria preminenza politico – amministrativa, che alla fine trionfò sui tradizionali poteri feudali. Fra il IX e il X secolo nei lontani imperi della Cina e del Giappone, era già piuttosto diffusa una procedura che ricorda molto da vicino la tecnica ( tipicamente europea e moderna ) della stampa su carta. Neppure l’ introduzione dei caratteri mobili, la cui paternità è comunemente attribuita all’ inventiva di Giovanni Gutenberg nel XV secolo, risponde completamente alla verità. È storicamente assodato infatti, che il cinese Pi Cheng aveva realizzato dei caratteri mobili in ceramica che, pur essendo soggetti a un rapido logoramento, gli consentirono di riprodurre in serie la stampa di libri e di documenti. Spetta, infine, alla Corea il primato di aver messo a punto, nel 1390, il primo sistema di caratteri mobili in metallo. La Bibbia, il primo libro stampato in Europa con i caratteri mobili, fu realizzata nel 1455, nella tipografia di Gutenberg, e segnò il passaggio dal libro manoscritto a quello stampato. Per tutto il Medioevo furono in primo luogo i monaci amanuensi a farsi carico della copiatura a mano delle opere loro pervenute dall’ antichità classica. L’ immediato impatto sulla società e sulla cultura europea dell’ epoca fece di questa innovazione tecnologica un caso unico nella storia della civiltà occidentale, grazie anche ai perfezionamenti tecnici apportati dagli artigiani tedeschi e italiani. Con la diffusione per mezzo della stampa dei testi degli antichi scrittori greci e romani, il numero di lettori e di acquirenti crebbe. Gli acquirenti erano principalmente i grandi mercanti e i banchieri cittadini: in una parola, dalla media e grande borghesia urbana. Gutenberg di mestiere faceva l’ orefice artigiano e per quel che riguarda la stampa si limitò ad apportare miglioramenti alle tecniche tipografiche già diffuse tra gli artigiani italiani alla fine del XIV secolo. Nel Trecento, infatti, alcuni artigiani italiani maestri della xilografia ( tecnica consistente nell’ incidere un disegno su una tavola di legno, inchiostrandone le parti a rilievo ) avevano realizzato rudimentali tentativi di stampa su carta di testi e immagini. Gutenberg si avvalse invece dell’ uso sistematico di caratteri mobili realizzati in metallo, che venivano successivamente combinati in modo da comporre le parole. Ogni lettera veniva incisa in rilievo su un punzone di acciaio temperato. Con il punzone, poi, si incidevano su rame, o più raramente piombo, le matrici con i caratteri cavi da utilizzare per la stampa vera e propria. Venivano quindi fusi i caratteri in una lega che era di piombo e di stagno. Con la scoperta delle miniere di antimonio avvenuta nel XVI secolo, si ottenne una lega per i caratteri più adatta, più resistente e utilizzabile per un numero maggiore di edizioni. Le parole venivano poi disposte verticalmente su righe, su una o più colonne, all’ interno di un telaio ( detto forma ), corrispondente alla nostra pagina. La forma veniva collocata sul piano di un torchio, chiamato piano portaforma. La forma veniva quindi inchiostrata con un tampone di crine, il mazzo. La forma così inchiostrata era detta invece compositio. Soltanto a questo punto era possibile collocare sotto il foglio di carta e azionare la piastra del torchio, a sua volta situata al fondo di una grande vite in legno, inserita in senso verticale nello stesso torchio. La vite era munita di una barra orizzontale, che la poneva in movimento, andando a pressare la platina sul foglio di carta, messo sulla forma.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email