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La Rivoluzione francese

Il contesto in cui la rivoluzione francese è maturata è quello della Francia di fine ‘700 che è un paese economicamente forte e sviluppato. Però si verifica, a cavallo degli anni ‘80, quella che nel linguaggio storico è definita una congiuntura sfavorevole: c’è una concomitanza di causa che determinano una condizione sfavorevole. Per esempio c’è un aumento del prezzo del grano: a causa di un clima sfavorevole i raccolti sono diminuiti e, per la legge della domanda e dell’offerta, il prezzo del pane sale; ciò colpisce soprattutto i ceti medio-bassi. Inoltre le casse dello stato sono vuote a causa di vari motivi: le gratifiche e pensioni che i re davano alla nobiltà, offrivano lussi e divertimenti grazie alle tasse che pagava il popolo; la Francia era andata incontro a delle spese supportando le colonie americane nella Guerra d’Indipendenza; aveva fatto dei prestiti, anche all’estero, che fecero maturare degli interessi. Si succedono vari ministri delle finanze sotto re Luigi XVI, nipote di Luigi XV, ma nessuno riesce a risolvere la situazione. Alla fine tutti propongono di tassare la chiesa e la nobiltà, due classi che non pagavano tasse nonostante avessero molti possedimenti; ovviamente gli esponenti di entrambe le classi sociali si oppongono a questa misura. In Francia esisteva l’alto clero, cardinali o vescovi provenienti da famiglie nobili e ricche, e il basso clero, che comprendeva i preti di bassa estrazione sociale; così anche i nobili: c’erano quelli che vivevano a corte e altri nei castelli di provincia, questi ultimi traevano il loro sostentamento dalle corveè, poiché il feudalesimo economico ancora esisteva. Infine esisteva il terzo stato cioè tutti coloro che non appartenevano alla nobiltà e al clero; in particolare si trattava di borghesi. La borghesia era la classe sociale che principalmente manteneva in piedi lo stato poiché era composta dai finanzieri, commercianti, industriali, etc.. però non aveva nessuna voce in campo politico, poiché la Francia era una monarchia assoluta. Esisteva, però, anche la borghesia delle professioni, che avrà il ruolo più rilevante nella rivoluzione: medici, avvocati, etc… si basava, quindi, sulla forza intellettuale. Dunque questa classe comincia a prendere coscienza del suo ruolo economico in Francia e allo stesso tempo del fatto che non aveva nessun ruolo politico. Si può, quindi, dire che la frattura rivoluzionaria in Francia emerge dallo scontro di due mondi: quello dei ceti privilegiati, clero e aristocrazia, e quello della borghesia, attiva e dinamica che faceva andare avanti lo stato.

La situazione diventa tesa, perché le casse dello stato erano vuote, e il re decide di convocare gli stati generali (l’ultima volta erano stati convocati da Richelieur dal 1616), cioè una sorta di parlamento. Vengono nominati i membri di quest’organismo e si aprono i lavori. A questo punto la borghesia si fa sentire, sostenendo che va cambiato il funzionamento: la rappresentanza del terzo stato deve essere aumentata, anche perché la borghesia formava la maggior parte della popolazione mentre il clero e la borghesia 3- 4 %, attraverso delle elezioni; le decisioni non dovevano più essere prese votando per ordine ma per testa, perché altrimenti clero e nobiltà si sarebbero coalizzati per difendere i loro privilegi. Il re è costretto ad accettare queste richieste e così vengono indette le elezioni. Queste diventano un’occasione in cui la borghesia incontra le masse popolari e le guida, infatti la rivoluzione è stata fatta dalla borghesia ma è la prima volta che partecipa anche il popolo, anche se non autonomamente ma, appunto, guidate dalla borghesia. Le elezioni, quindi, rappresentarono un momento di incontro e di dibattito in cui i borghesi raccolsero le esigenze delle masse popolari che vennero riportate in alcuni documenti, les cahiers de doleances, cioè i quaderni delle lamentele.
Dopo che i rappresentanti del terzo stato sono stati eletti devono ricominciare i lavori ma la nobiltà e il clero non vogliono lavorare insieme alla borghesia, e quindi si sistemano in due stanze separate. Il re si lascia piegare dalla nobiltà e quando i rappresentanti del terzo stato prendono delle decisioni e si apprestano a riunirsi, lui gli fa trovare la porta chiusa alla reggia di Versailles, dove avvenivano queste riunioni. Allora i borghesi si riuniscono in una stanzetta detta della pallacorda, cioè un gioco simile al tennis, e chiedono al re che anche i rappresentanti del clero e della nobiltà si uniscono a loro. Ma ovviamente questi non vogliono collaborare così la borghesia si autoproclama assemblea nazionale. Questo è considerato il primo atto della rivoluzione francese: le parole hanno sempre un importante valore, infatti, dandosi questo titolo, la borghesia proclama che è finita la Francia dell’ancient regime, cioè con una società divisa in ceti, ma esiste una Francia nazionale. Di fronte agli eventi, il re non può fare altro che indurre il clero e la nobiltà a riunirsi nella stanza della pallacorda.
Il primo atto legislativo che viene emanato da quest’assemblea è una tassazione dei beni del clero e della nobiltà, per far scomparire i loro privilegi, in quanto ora la Francia è nazione ed essa è costituita da uguali cittadini, dunque i privilegi non sono più tollerabili (influenza dell’illuminismo). Gli esponenti della borghesia hanno potuto compiere questo gesto perché si era messo in moto un fermento rivoluzionario popolare, cioè le masse, guidate e manipolate dalla borghesia, si erano messe in movimento: a Parigi era nata una grande rivolta popolare, il popolo, guidato da esponenti borghesi, aveva assaltato e preso la Bastiglia, nel 14 luglio del 1789 (che poi è diventata festa nazionale). La Bastiglia era il carcere dove detenevano i prigionieri politici e, anche se non cen’erano molti, la presa di questa prigione ha avuto un grande impatto simbolico. Inoltre viene abolita la vecchia bandiera della monarchia con il giglio d’oro di San Luigi e sostituita dalla coccarda tricolore bianca, rossa e blu, i colori municipali di Parigi. Quindi, per il momento, i cambiamenti sono perlopiù simbolici ma hanno un grande significato.
Questa rivolta da Parigi dilaga nel resto del paese e avviene una sollevazione delle campagne: i contadini chiedono l’abolizione del sistema feudale a cui erano ancora assoggettati. Allora viene redatto un importante documento, il decreto relativo all’estinzione del sistema feudale, che però ha dei limiti e delude i contadini. Infatti vengono aboliti quei privilegi feudali come le corvèe ma non vengono concessi gratuitamente, bensì attraverso un riscatto, i terreni su cui i contadini lavoravano. Questo perché la borghesia, da cui fu redatto il decreto, tutelava la proprietà privata e quindi non avrebbe mai fatto questa concessione.
Il documento più importante e famoso della rivoluzione francese, quello che è stato la matrice delle costituzioni liberali e democratiche, è stato, però, la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino perché in esso ci sono tutti i principi dell’illuminismo: l’articolo primo dice che tutti gli uomini nascono liberi e uguali in virtù della ragione, parla di diritti naturali, di origine contrattualistica dello stato (potere viene dal basso, sono i contadini a conferirlo e possono anche toglierlo). Viene redatto anche un altro documento importante, la dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, da Olympe de Gouges, che poi sarà ghigliottinata. Quindi, nella rivoluzione francese ci sono anche le origini dell’emancipazione femminile. Dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadini è scaturita la costituzione francese poiché un altro importante atto della rivoluzione, e cardine dell’illuminismo, è quello di mettere in discussione l’autorità del re che deve accettare il ruolo di monarca costituzionale (i francesi s’ispirano al modello inglese). Così viene varata una costituzione nel 1791, che rispecchia la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino e s’ispira al pricipio di separazione dei poteri: essa prevede che il re, che fino ad ora era assoluto, avrà solo il potere esecutivo, inoltre non si chiamerà più “re di Francia” ma “re dei francesi”, per sottolineare che il potere gli viene dal basso. Invece il potere legislativo deve essere esercitato da una sorta di parlamento, l’assemblea legislativa, che viene eletta a suffragio censitario: la popolazione viene divisa in cittadini attivi, che potevano ed essere votatati, e passivi, che non potevano né votare né essere votati. I primi pagavano una tassa consistente per avere questo diritto, dunque erano solo i ricchi a votare e questo è un grosso limite perché i rivoluzionari si sono battuti per sconfiggere i privilegi del sangue ma a questi hanno sostituito quelli del denaro. Viene, inoltre, emanata la costituzione civile del clero: gli ecclesiastici vengono trasformati in una sorta di funzionari e dunque posti il controllo dello stato, inoltre devono giurare fedeltà alla nazione; alcuni accettano questo giuramento e vengono chiamati “preti costituzionali” altri si rifiutano e vengono chiamati “preti refrattari”. A fianco a questo documento viene emanata la requisizione dei beni ecclesiastici: tutti i ricchi beni ecclesiastici vengono requisiti dallo stato e messi all’asta, per riempire le casse dello stato. Però i lotti migliori vengono, ovviamente, comprati dai più ricchi a svantaggio dei contadini. Vengono, poi, abolite le discriminazioni contro ebrei e protestanti e anche la schiavitù nelle colonie, in conseguenza dei principi di libertà di tutti gli uomini.
Il re, all’inizio si rifiuta di sottoscrivere questi documenti, cede solo grazie alla pressione popolare: una grande folla di persone, donne in testa perché su di loro gravava maggiormente il peso della fame, marcia verso Versailles. Inoltre il monarca è costretto ad indossare la coccarda tricolore e il cappello frigio, cioè un cappello che nell’antica Roma indossavano i prigionieri liberati e i rivoluzionari lo usavano perché era il simbolo della libertà. La folla lo obbliga anche a trasferirsi insieme alla corte da Versailles a Parigi, in modo da tenerlo sotto controllo, nel palazzo delle tuileries.
Le altre potenze europee in un primo momento non si erano preoccupate per quello che stava accadendo, anzi avevano anche visto favorevolmente l’indebolimento della Francia, ma poi si resero conto del fatto che non c’è nulla di più delle idee: gli ideali della rivoluzione potevano facilmente valicare i confini francesi, raggiungere gli altri paesi e mettervi in moto un processo analogo. Molti nobili, tra cui il fratello del re, per proteggersi, erano emigrati in altri stati e cominciarono a mettersi in contatto con il re per farlo scappare dalla Francia. Allora, travestito da donna, tenta la fuga insieme alla corte con delle carrozze, ma, siccome lo tenevano sotto controllo, in una località, Varennes, viene riconosciuto e portato indietro. Questa fuga inasprisce la rivoluzione, perché dà ragione alle frange più estremiste, e quindi la monarchia viene abbattuta per formare una repubblica.
C’erano due club politici, nati durante la rivoluzione, che si facevano portavoce delle istanze più rivoluzionarie. Uno era il club detto “Des amis de la costitution”, ovvero “degli amici della costituzione”, anche detto “dei giacobini” perché si riunivano in un vecchio convento dedicato a san Giacomo. I leader erano due avvocati, Maximilien Robespierre e Jean Pierre Brissot. L’altro club, forse ancora più radicale, era quello detto “Des amis de droit de l’homme” cioè “degli amici dei diritti dell’uomo”, anche detto “dei cordiglieri” perché si riunivano in un vecchio convento dedicato a san Francesco (i francescani indossano una corda come cintura), i cui leader erano un medico Marat, un avvocato Danton, e due giornalisti Desmoulins e Hèbert. Questi due club, in particolare quello dei giacobini, cominciano a radicalizzarsi quando le masse popolari francesi iniziano a partecipare alla rivoluzione, i cosiddetti sanculotti. Si chiamavano così perché la moda per gli uomini erano le culotte, i pantaloni al ginocchio, simbolo di nobiltà, mentre i lavoratori indossavano i pantaloni lunghi, ed erano appunto i “sans-culottes” cioè senza culotte. Questi ultimi cominciano a protestare, perché erano quelli su cui gravava di più la crisi economica, e allora soprattutto il club dei giacobini si fa portavoce delle loro richieste, e quindi si radicalizzano.
Fallita la fuga del re, l’Austria e la Prussia ritengono di dover abbattere questo potere in Francia perché le idee rivoluzionarie potevano essere pericolose anche per loro, allora le armate austro-prussiane si avvicinano ai confini francesi. Bisognava, quindi, difendere la nazione. Le elezioni avevano portato alla formazione dell’assemblea legislativa divisa in due correnti: una più moderata detta dei “Feuillants” (la destra), i foglianti, e l’altra, un pò più progressista, detta dei “Brisotten”, cioè dei seguaci di Brissot, che vengono anche chiamati girondini, perché provenivano perlopiù dal dipartimento della Gironda. Il re vuole la guerra per abbattere il governo e riprendere il potere assoluto; anche i girondini sono favorevoli alla guerra perché la vedono come uno strumento per diffondere le idee rivoluzionarie anche all’estero; invece i giacobini non vogliono la guerra perché bloccherebbe il processo di ammodernamento e di riforme che sta avvenendo. Però la Francia è minacciata e quindi viene emanata la leva di massa, cioè l’arruolamento di massa dell’esercito, e cominciano ad affluire, anche dalle province, numerosi volontari per difendere la patria in pericolo. Su tutte le truppe provenienti dalle provincie si nota per vivacità ed entusiasmo quello proveniente da Marsiglia, che marciavano verso Parigi cantando la Marseilleuse, che poi diventerà l’inno nazionale. Avviene la battaglia di Valmì, in cui i francesi riescono a frenare l’avanzare delle truppe straniere, quindi l’esercito nazionale vince. Questo significa che un popolo unito può anche vincere, sul campo di battaglia, contro eserciti molto più disciplinati e organizzati.
I sanculotti si mettono in moto a Parigi, grazie a questo fermento rivoluzionario, e danno l’assalto al palazzo del re, chiedendo che venga deposto poiché le correnti più estremiste vogliono la repubblica. Il sovrano si spaventa e chiede asilo politico all’assemblea legislativa, che lo sospende dalle funzioni. Dunque vengono creati organismi di governo provvisorio: l’assemblea legislativa viene sostituita dalla convenzione nazionale; il potere esecutivo passa dal re al comune insurrezionale parigino.
Arriva la notizia che si sta organizzando un complotto a favore del re dalle carceri, piene di nobili, e i sanculotti le assaltano uccidendo tutti i nobili che trovano. Quest’episodio è noto come “i massacri di settembre”. Intanto la convenzione viene eletta a suffragio universale e in essa si delineano degli schieramenti: la destra è la gironda (la vecchia sinistra), la sinistra è la montagna, formata dai giacobini e dai cordiglieri, il centro è detto la pianura ma viene chiamato in maniera dispregiativa palude perché composta da persone con una posizione di compromesso, che non si schieravano mai definitivamente. La prima decisione da prendere è cosa fare del re: i girondini sono per il carcere a vita (il re era già imprigionato con la famiglia), la montagna è per la condanna a morte. Si vota e prevalgono i montagnardi così viene emanata la condanna a morte per Luigi XVI, da eseguire con la ghigliottina. Questa fu inventata dall’ingegnere Guillotin durante la rivoluzione ed era uno strumento più “pulito” e “umano” per tagliare le teste rispetto alla scure, grazie alla sua precisione. Il re viene così ucciso e questo, presso tutte le corti europee, provoca paura perché è stato il popolo a decidere l’uccisione del suo sovrano, calpestando il diritto divino dei regnanti.
La Francia è ormai una repubblica ma, scomparsa la figura del re, le correnti estremiste diventano sempre più radicali e la situazione viene pesa in mano da Robespierre. Quest’ultimo aveva un carisma particolare: era chiamato l’incorruttibile, era un puro. Doveva interpretare due esigenze completamente opposte perché era un esponente della borghesia, e dunque era l’interprete di quest’ultima, ma era anche stato eletto leader dei sanculotti e le esigenze socio-economiche degli uni non coincidevano assolutamente con quelle degli altri. In un primo momento è costretto ad accontentare le masse popolari e, per esempio, mette un maximum sui prezzi dei generi di prima necessità in modo da consentirne l’accesso, ma questo scontenta il lato imprenditoriale. Allora, per compensare, è costretto a mettere un maximum sui salari, che sono soggetti alla legge della domanda e dell’offerta e quindi, siccome c’era la guerra, la manodopera era diminuita, i salari erano aumentati ma, con questo provvedimento, ne blocca la salita. Alla fine scontenta entrambi i lati e perde consensi, nonostante fosse il personaggio che aveva guidato la rivoluzione e aveva fondato una vera e propria dittatura giacobina attraverso un organismo, il comitato di salute pubblica, che aveva tutti i poteri. Governava con due stretti collaboratori: un ragazzo di vent’anni, Saint-Just, e Guyton. C’è, quindi, una forte contraddizione perché lui, illumista e deista, ha lottato per la liberà, contro il dispotismo monarchico ed è stato uno degli ispiratori della rivoluzione, anche a livello ideologico, però alla fine, lui stesso, ha instaurato una dittatura. Per proteggersi dagli oppositori istaura “le terreur” cioè la politica del terrore che consisteva nell’eliminazione fisica dei suoi avversari: vengono redatte le cosiddette liste dei sospetti, e anche quelli minimamente sospettati di attività antirivoluzionaria venivano ghigliottinati. Viene emanata anche una nuova costituzione, nel 1793, che non sarà proprio presa in considerazione a causa della dittatura. Dunque Robespierre inizia a perdere consenso.
Intanto una filomonarca, Charlotte Cordey, aveva assassinato Marat: lui soffriva di una malattia della pelle che lo costringeva a stare sempre nella vasca da bagno immerso nell’acqua e in sostanze curative, e sulla vasca aveva messo una tavola a mò di scrivania, questa ragazza lo pugnala.
La politica del terrore colpisce anche la regina Mariantonietta, che viene ghigliottinata insieme ai nobili non uccisi o scappati. In questo contesto, viene attuata da Habèr la politica della scristianizzazione: si cerca di eliminare tutti i simboli cristiani, quindi le campane vengono fuse per fare i cannoni, le immagini dei santi vengono distrutti, si fanno delle feste che dissacravano tutti i simboli religiosi… Robespierre non la condivide perché, essendo un deista, cercava di affermare il culto dell’essere supremo. Tutti i santi vengono debellati e si instaura il culto dei martiri della rivoluzione, per esempio il cuore di Marat viene messo in un’ampolla e adorato. Viene sostituito il calendario in vigore con quello repubblicano: l’anno inizia il 22 di settembre, l’inizio della repubblica giacobina; la settimana viene sostituita con il decadì; cambia il nome dei mesi in Vendemmiaio, Brumaio, Frimaio, Nevoso, Piovoso, Ventoso, Gentile, Pratile, Fiorile, Messidoro, Termidoro e Fruttidoro, in riferimento dell’attività lavorativa fatta in campagna o ai fenomeni meteorologici. Questo calendario resterà in vigore fino al 1805, nell’epoca napoleonica. Robespierre, siccome non condivide questa politica, fa eliminare gli avversari; incontra anche l’opposizione dei cosiddetti “indulgenti” (Danton, Demoulines..) che gli rimproverano questa politica troppo dura e lui li fa ghigliottinare. Alla fine, però, non si è reso conto che con questa condotta ha indebolito la sua stessa base politica perché le persone che ha fatto eliminare, non erano d’accordo con lui su alcuni punti ma facevano parte del suo stesso schieramento. In questo contesto matura una congiura, detta del nono termidoro: esponenti della pianura si organizzano contro di lui per eliminarlo e Robespierre e i suoi due collaboratori vengono messi in stato d’accusa e condannati a morte per ghigliottina.
Ci sono, però, gravi problemi in Francia: da un lato si avverte l’esigenza di salvare le conquiste della rivoluzione, ma dall’altro bisognava smantellare le strutture dittatoriali create dal potere giacobino. Questo compito difficilissimo viene preso da esponenti del centro, che emanano una nuova costituzione, quella del 1795, che prevede il potere di voto su base censitaria, affida il potere legislativo ad un organismo bicamerale, la camera dei 500 e la camera degli anziani, quello esecutivo ad un organismo costituito da 5 membri detto direttorio. E’, però, cresciuto in Francia una gioventù detta “la jeunesse d’orè” cioè “la gioventù dorata” costituita dai figli degli imprenditori che con la guerra si erano arricchiti. Questi volevano divertirsi perché Robespierre, dopo un periodo difficile, aveva vietato le sale da gioco, da ballo, i locali, etc cercando di restaurare delle virtù nei cittadini. Era, però, anche una gioventù violenta perché organizzavano, per divertimento, delle spedizioni contro i giacobini; venivano chiamati “muscardin” perché si profumavano col profumo di muschio, simbolo dei reali; venivano anche detti “les uncroyable” perché dicevano spesso “incredibile!”. Nel momento in cui si determina questo clima più moderato in Francia molti nobili che erano scappati, pensano di rientrare e sbarcano in Bretagna; scoppiano, però, anche delle rivolte per restaurare la monarchia, i cosiddetti “barbagianni”. Siccome c’è l’esigenza di salvare le conquiste della rivoluzione, viene mandato l’esercito, guidato da un giovane ancora sconosciuto, Napoleone Bonaparte, a reprimere questa rivolta. Oltre a questa ne scoppia un’altra di marca giacobina, organizzata da Babeuf, detta congiura degli eguali e c’è anche un italiano che lo sostiene, Filippo Buonarroti; anch’essa viene repressa, Babeuf viene condannata a morte mentre Buonarroti riesce a scappare.
Nelle elezioni che si hanno nel 1797 sembrano prevalere le correnti filomonarchiche; l’esercito, allora, compie il colpo di stato del 18 Fruttidoro, che porta alla repressione della rivolta e coloro che l’avevano organizzata non vengono giustiziati con la ghigliottina, ma puniti con la ghigliottina secca, cioè vengono deportati in Guyana e condannati ai lavori forzati. Da questo momento in Francia il difensore della rivoluzione diventa l’esercito.

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