La Francia reduce della guerra dei sette anni, dove venne sconfitta dalla potenza inglese dovette affrontare una importante crisi economica, dovuta anche allo sperpero di ricchezza da parte dei sovrani precedenti, ad una grave carestia e aumento del prezzo del pane. Di conseguenza il re e i suoi ministri imposero pesanti tasse sulla popolazione francese causando l’opposizione dei membri dell’Assemblea degli Stati Generali, la quale non veniva convocata dal 1614 nonostante la sua funzione di limitare l’assolutismo del re. L’assemblea era divisa in tre ordini: il clero, la classe guerriera e il Terzo Stato, quest ultimo era l’asse portante della società francese ma anche quella che comprendeva la maggioranza degli individui di cui i più poveri e privi di vantaggi al contrario degli altri due ordini, fortemente privilegiati. La richiesta di una riunione con l’Assemblea degli Stati Generali divenne così forte che il re accettò di convocarla nell’agosto del 1788 e approvò anche la richiesta del Terzo Stato di avere un numero di deputati pari al totale di quello dei due ordini, in modo che vi fosse maggiore equità all’interno dell’assemblea. Ciascun ordine elaborò un quaderno delle lamentele nel quale erano rinchiuse tutte le necessità e richieste del popolo francese, portandole così alla riunione dell’assemblea del 5 maggio 1789 durante la quale Sieyes, grande sostenitore del Terzo Stato contro l’aristocrazia, richiese una votazione più paritaria, per testa e in un’unica camera e non per ordine in camere separate, tuttavia tale richiesta venne respinta poiché giudicata troppo innovativa. Il 17 giugno 1789 i rappresentati del Terzo Stato si dichiarano Assemblea Nazionale, riunendosi all’interno della palestra della palla corta e giurarono di non separarsi fino a che la Francia non avrebbe avuto una sua propria e nuova costituzione. L’opposizione del Terzo Stato trovò anche sostegno da alcuni altri membri degli altri due ordini, coalizzandosi contro l’assolutismo. Il re ancora contrario a questo movimento di opposizione fece marciare alcuni suoi sostenitori su Parigi per ristabilire l’ordine ma il popolo, affamato e impoverito a causa dell’aumento del costo del pane, insorse. La Bastiglia (fortezza dove si rinchiudevano i nemici del re) divenne il loro obbiettivo, raggiunta nel 14 luglio 1789, uccidendo il comandante e trasportando per Parigi la sua testa. In seguito a questo violento evento molti nobili decisero di abbandonare Versailles e scappare all’estero. Si affermò la milizia, la Guardia Nazionale vestita dal tricolore simbolo della rivoluzione, con lo scopo di mantenere l’ordine nella capitale e reprimere eventuali rivolte. A capo di questa nuova istituzione fu posto il marchese La Fayette che garantiva la sua opposizione all’assolutismo. La voce della rivolta di Parigi raggiunse anche le campagne nelle quali molti contadini insorsero bruciando i castelli e gli archivi dei nobili, mentre altri temevano fortemente che questi ultimi raggiungessero e distruggessero i loro raccolti. Il 4-5 agosto 1789 l’Assemblea Nazionale decise di venire incontro ai contadini eliminando i diritti signorili, tra i quali la decima parte del clero e venne rese accessibili a tutte le cariche pubbliche. Venne eliminato così l’Ancien Regime e la sua tradizionale e antica società trinitaria basata sui privilegi. Il 26 agosto 1789 l’Assemblea Nazionale emanò un documento noto come la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, nel quale vengono espressi i concetti di libertà, uguaglianza esclusivamente civile e giuridica e viene ribadito il concetto di proprietà (Locke e Montesquieu, secondo il quale lo Stato è un frutto di un contratto liberamente stipulato da un gruppo di individui).

Il 6 ottobre 1789 il re si trasferì a Parigi e si spostò anche l’Assemblea Nazionale, all’interno di essa si formarono due distinti gruppi di lavoro, uno si occupava della Costituzione mentre l’altro delle attività legislative. Si formò così la terminologia di destra ed sinistra per distinguere i seggi posti a destra (occupati da clero e nobiltà) e quelli posti a sinistra (Terzo Stato, coloro contrari ai privilegi).
Per far fronte ad un problema finanziario il 2 novembre 1789 l’Assemblea nazionale votò la nazionalizzazione dei terreni del clero, successivamente venduti. La situazione per il clero peggiorò con lo scioglimento degli ordini religiosi (tranne quelli per assistenza e insegnamento), con la Costituzione civile del clero (12 luglio 1790) l’attività sacerdotale si sottomise al controllo statale e vietò ogni interferenza del papa nella scelta e consacrazione dei vescovi. Il clero si suddivise in preti giurati e preti refrattari (contrari alla Rivoluzione).
Il territorio francese nel 1790 si suddivise in 83 dipartimenti a loro volta suddivisi in distretti e comuni che si amministravano autonomamente.
Nel 1791 il re fallì una tentata fuga e successivamente il 13 settembre fu obbligato ad accettare la nuova costituzione. All’interno di questo ultima si menzionava la separazione dei poteri (legislativo a un’unica camera, esecutivo al re a al governo, giudiziario a un corpo di magistrati eletti dal popolo) e si ribadiva il concetto di uguaglianza, che tuttavia non veniva rispettato né con gli schiavi nelle colonie né con le donne. I cittadini si divisero in attivi e passivi, questi ultimi privi di diritto di voto, erano analfabeti o individui ignoranti. Invece i cittadini attivi si suddivisero a loro volta in: elettori e eleggibili. I primi non potevano essere eletti, mentre i secondi erano coloro che pagavano un importo molto più elevato.
Per contrastare l’illusoria democrazia formatasi, e celebrare la propria libertà di parola, si crearono dei club di protesta che si ritrovavano all’interno di conventi per rivendicare i propri diritti e le loro libertà. Tra questi ricordiamo la Società degli amici della Costituzione (giacobini) e la Società dei diritti dell’uomo e del cittadini (cordiglieri). Maximilien Robespierre si distinse nel primo mentre Georges Danton e Jean-Paul Marat nel secondo. La Francia dichiarò guerra all’imperatore d’Austria con l’appoggio dei girondini, alcuni di loro affermano che lo stato francese dovesse affermare e sostenere le aspirazioni alla libertà. Robespierre cercò di sabotare le operazioni militari francesi, approvate il 20 aprile 1792. Il re stesso richiese aiuto agli austriaci per reprimere la rivoluzione e riportare l’ordine in Francia.
Il 10 agosto 1792 si formò la Comune, che doveva difendere Parigi dagli oppositori della Rivoluzione, i sostenitori de la Comune erano i sanculotti (operai, bottegai, commercianti), che erano comunque stati esclusi dalla vita politica e per questo disprezzavano la Costituzione del 1791.
La Comune da subito invitò le sezioni di Parigi a esser rivoluzionarie, e i sanculotti attaccarono il 10 agosto 1792 il palazzo delle Tuileries dove risiedeva la famiglia reale. Il re venne sospeso e la Francia divenne una Repubblica dopo un violento scontro. Prosegue lo scontro presso Valmy dove l’esercito francese si scontra con quello prussiano, costretto alla ritirata.
Si formò un nuovo organismo politico chiamato Convenzione il 21 settembre 1792, per approvare tutte le leggi della nuova Francia repubblicana.
Successivamente alla vittoria di Valmy l’esercito francese invase la Savoia e il Belgio. L’Inghilterra decise di aderire alla coalizione antifrancese dichiarando guerra il 1 febbraio 1793. In Vandea, dove il sentimento della monarchia era rimasto fortemente radicato, scoppiò una rivolta tra il 10 e il 12 marzo 1793. I ribelli della Vandea si dichiararono realisti e cattolici furono uccisi brutalmente da generali repubblicani, vennero bruciati i villaggi e numerosi cittadini.
Venne istituito il Comitato di Salute Pubblica per far fronte ad eventuali rivolte, al cui interno vi furono numerosi scontri e Robespierre ne divenne leader cercando il sostegno dei sanculotti e limitandone il loro estremismo. Robespierre ardeva e desiderava la democrazia e una buona vita per tutti i francesi combattendo l’alfabetizzazione e la povertà ma rispettando la libertà privata, ritenendola fondamentale. Nella costituzione democratica del 1793 vennero emanati decreti a favore dei contadini e i beni degli emigrati sarebbero stati venduti. La nuova costituzione venne approvata il 24 giugno 1793 che però non era una democrazia diretta e introduceva il suffragio universale per tutti, maggiori occupazioni promuovendo la felicità dei cittadini.
Nel paese regnava un’alta inflazione a causa anche delle spese di guerra di conseguenza, così l’assegnato subisce una svalutazione. I sanculotti richiesero il maximum un prezzo fisso per ogni merce che non si poteva superare, a partire dal settembre 1793 iniziò il periodo di terrore, a causa del Comitato di Salute Pubblica e il Tribunale Rivoluzionario.

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