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La Rivoluzione Francese


Le vicende della rivoluzione francese possono essere organizzate in tre fasi:
1. la fase monarchico costituzionale, 1789-1792, in cui la Francia passa da una monarchia assoluta a una costituzionale, che è a prevalenza borghese
2. la fase repubblicano democratica, 1792-1794, fondata sull'alleanza tra borghesi e sanculotti
3.
la fase repubblicano moderata, 1794-1799, che decretò l'affermazione della borghesia.

Cause del conflitto


Nel corso del 700 la nobiltà di spada si era molto ristretta, ma aveva conservato tutti i suoi privilegi sociali ed economici, dato che era esentata dal pagamento delle imposte, era sottratta alla giurisdizione dei tribunali ordinari ed erano riservati loro tutti gli alti gradi dell'ufficialità nell'esercito e le cariche di corte, oltre a tutti gli antichi diritti feudali. Uguali diritti erano riservati all'alto clero, di cui facevano parte membri di famiglia aristocratica. Loro erano le terre inalienabili delle manimorte e i proventi delle decime, versate obbligatoriamente dai contadini. La stragrande maggioranza del popolo però, era costituita da alta e bassa borghesia, il Terzo Stato, ovvero tutti coloro che non facevano parte di clero e nobiltà, quindi artigiani mercanti, banchieri, appaltatori, notai, medici, azionisti ma anche cittadini e contadini. La borghesia era una classe attiva, dagli ideali illuministi e consapevole dei propri diritti, perciò decisa a mutuare questa struttura sociale iniqua e anacronista.
La monarchia francese aveva lasciato che sopravvivessero questi antichi privilegi che limitavano l'intraprendenza della borghesia in un'epoca in cui si diffondevano dottrine fisiocratiche e i principi del liberismo economico.
Il ministro delle finanze, banchiere ginevrino Jacques Necker, tentò di risanare il debito regio, il quale aveva raggiunto livelli insostenibili, tagliando i costi della corte, in modo da limitare lo sperpero a Versailles, e abolendo gli uffici superflui.

1789-1790


I nobili, a questo punto, sollecitarono il re a convocare gli stati generali, in modo da evitare un'eventuale tassazione a loro imposta. Nel marzo 1789 si effettuò l'elezione dei deputati che avrebbero costituito l'assemblea con suffragio censitario maschile. Ciò fu stabilito dal re per mostrare a clero e aristocrazia la forza del terzo stato. La società inoltre premeva per votare “per testa” e non “per ordine” in modo da non favorire le classi privilegiate. L'esigenza del permettere al terzo stato di avere un ruolo politico importante fu espresso dall'abate, ideologo del terzo stato, Sieyès, il quale
sosteneva che la borghesia fosse tutto ciò che costituiva la Francia, togliendo il terzo stato, alla Francia non rimaneva nulla, mentre togliendo nobiltà e clero, la Francia aveva ancora tutto, poiché queste due classi sono superflue. Ciò è spiegato nell'opera “Che cos'è il Terzo Stato?”
Gli stati generali si riunirono il 5 maggio 1789, e vi facevano parte 291 eletti del clero, 270 eletti della nobiltà e 578 eletti della borghesia, ma molti conti e abati, tra cui Mirabeau e Sieyès, si erano schierati dalla parte del Terzo Stato. La questione si prolungò a lungo, finché il Terzo Stato, appoggiato da membri del basso clero e dai liberali presenti tra i nobili, come La Fayette, si autoproclamò Assemblea nazionale, nel 17 giugno.
Il 20 giugno 1789 il re Luigi XVI provò ad ordinare la chiusura della sala delle riunioni a Versailles, in modo che l'assemblea non si potesse riunire, ma i deputati si riunirono nella sala della pallacorda e giurarono solennemente di non separarsi se non dopo aver dato alla Francia un nuovo ordinamento costituente, ciò è conosciuto come il giuramento della pallacorda.
Gli stati generali cessarono di esistere e il 9 luglio 1789 nacque l'Assemblea nazionale costituente. Con ciò l'assolutismo regio era sostituito dalla sovranità nazionale e il sistema politico organizzato in ceti era stato smantellato. Inoltre, fra il 12 e il 13 luglio venne costituita una milizia borghese in modo da combattere eventuali tentativi di repressione da parte del re, complotti aristocratici e sommosse popolari, ma il 13 luglio il popolo minuto assalì e incendiò i caselli dei dazi.
La mattina del 14 luglio 1789 il popolo prese ad assalto la Bastiglia, prigione dello stato dove venivano rinchiusi gli oppositori politici, simbolo del potere assolutista. Questa data, della Presa della Bastiglia, divenne la data simbolo dell'inizio della Rivoluzione francese. La conseguenza di ciò fu la costituzione a Parigi di un nuovo consiglio municipale: la Comune, i cui amministratori erano borghesi difesi da una milizia cittadina comandata da La Fayette, la Guardia nazionale.
Alla rivoluzione municipale seguì la rivoluzione contadina, infatti lo storico Vovelle sostenne la convivenza di tre rivoluzioni intrecciate tra loro:
1. quella istituzionale, rappresentata dalla nascita dell'Assemblea nazionale costituente
2. quella cittadina, rappresentata dalla costituzione di milizie cittadine e consigli comunali
3. quella contadina
A partire dal 20 luglio 1789 turbe di contadini esasperati da carestia e disoccupazione, assalirono i castelli signorili bruciando gli archivi, dove venivano conservati gli atti di
proprietà delle terre, per cui abolirono il feudalesimo. A causa di ciò la Francia fu pervasa da un'ondata di terrore, chiamata dallo storico Lefebvre “la Grande paura” . I diritti signorili vennero aboliti la notte del 4 agosto 1789, quando l'assemblea nazionale costituente li dichiarò aboliti.
Il passo successivo fu l'approvazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino il 26 agosto, la quale raccoglieva in 17 articoli il pensiero politico illuministico, ovvero libertà di persona, libertà politica, uguaglianza dei cittadini di fronte a fisco e legge, sovranità della nazione e diritto di proprietà.
In contrasto con ciò, tuttavia, si stabilì di riservare il diritto di voto a coloro che erano forniti di un certo reddito e censo. Il diritto di voto era riservato agli uomini di età superiore ai 25 anni, che avessero pagato un'imposta annua pari a tre giornate di lavoro, quindi da una a tre lire. Invece per essere eletti si doveva pagare almeno 52 lire di imposte.
Intanto, il re rimaneva in una posizione di resistenza passiva, mentre l'influenza della regina Maria Antonietta d'Asburgo aumentava, la quale era pronta a prendere la situazione in mano, anche ricorrendo ad interventi stranieri. Ciò aveva diffuso la preoccupazione di un complotto aristocratico contro la rivoluzione, quindi vennero presi alcuni provvedimenti:
1. si decretò la soppressione degli ordini monastici, tranne quelli dediti all'assistenza e all'istruzione, e l'incameramento dei beni del clero nel 2 novembre 1789.
2. Nel luglio 1790 fu votata la Costituzione civile del clero, con la quale vescovi e curati vennero trasformati in funzionari dello stato, il quale si assumeva le spese del culto e l'onere degli stipendi da corrispondere ai membri del clero secolare, i quali furono obbligati a prestare giuramento di fedeltà alla monarchia, alla nazione e alla costituzione.
Ciò si ispirava ai principi del giurisdizionalismo e suscitò l'opposizione di Papa Pio VI, provocando una grande scissione all'interno del clero: vi era una parte, il basso clero perlopiù, che prestava giuramento, i costituzionali, e l'altra parte invece si rifiutava, i refrattari.
L'incameramento dei beni portò a un miglioramento del deficit bancario francese, poiché nell'attesa di vendere questi beni, lo Stato poté procedere all'emissione di speciali titoli pubblici all'interesse del 5% degli assegnati, ovvero gli attuali buoni del tesoro, ovvero certificati che lo stato emette a chi gli presta denaro, a cui è riconosciuto un interesse per il prestito. Si avviò così la formazione di un nuovo ceto di proprietari agricoli.

1791


I principali interpreti del fervore politico furono le nuove associazioni politiche, dette clubs, tra cui si distingueva il club dei foglianti, rivoluzionari moderati. Più radicale invece era il club dei cordiglieri, democratici repubblicani, a cui appartenevano l'avvocato Danton e il medico Marat, protagonisti della rivoluzione. Un altro club importante fu quello dei giacobini, costituito da membri di alta e media borghesia sensibili all'esigenza dell'alleanza popolare, tra i membri spiccavano gli avvocati Brissot e Robespierre. Anche gli strati inferiori del terzo stato partecipavano con gruppi politicamente dinamici, tra cui i sanculotti, il cui nome deriva dall'espressione sans culottes, usata per indicare l'abitudine di indossare pantaloni lunghi in contrasto a quelli attillati e al ginocchio usati dagli aristocratici. Essi furono i promotori della democrazia diretta e dell'uguaglianza sociale.
Nel gennaio 1790 venne riorganizzata l'amministrazione territoriale, dato che l'opinione pubblica reclamava larghe autonomie locali in contrasto all'eccessivo accentramento monarchico. Perciò la Francia fu divisa in 83 dipartimenti, e le dogane interne furono abolite dall'assemblea costituente. Nel giugno 1791, grazie alla legge Le Chapelier, l'assemblea decise di favorire anche il libero mercato della manodopera.
Il 3 settembre 1791, il lavoro svolto dall'Assemblea costituente confluì nella Costituzione, che stabiliva che la Francia sarebbe diventata una monarchia costituzionale e che si ispirava ai principi di Montesquieu sulla divisione dei poteri.
1. Al re e i suoi ministri fu assegnato il potere esecutivo, pur sottoponendolo al controllo dell'Assemblea legislativa, eletta ogni due anni e dal compito di legiferare.
2. Il potere giudiziario fu affidato a dei magistrati eletti nelle assemblee e non più di nomina regia.
Il 20 e il 21 giugno 1791 la famiglia reale decise di abbandonare segretamente le Tuileries per rifugiarsi in Lorena, ma furono riconosciuti nella località di Varennes e furono ricondotti a Parigi. La Fuga di Varennes fu fatta passare come un rapimento organizzato dagli aristocratici che volevano reintegrare al re i suoi poteri, quindi il movimento democratico parigino si ritrovò al Campo di Marte per chiedere la destituzione del sovrano. La guardia nazionale fu chiamata per ripristinare l'ordine, e si trovò a dover sparare sulla folla disarmata. Ciò passò alla storia come strage di Campo di Marte il 17 luglio 1791, ed ebbe come conseguenza una forte radicalizzazione dei partiti, e l'influenza di chi voleva abolire la Corona era sempre più forte, quindi dei cordiglieri, dei sanculotti e di molti giacobini.
Nell'agosto 1791 giunse la notizia di un documento congiunto, la Dichiarazione di Pillnitz in cui l'imperatore d'Austria e il re di Prussia avevano ventilato la possibilità di un intervento nel caso la rivoluzione avesse attentato ai loro troni, perciò si diffuse l'idea di una guerra preventiva all'Austria.

1792


A questa guerra erano tutti favorevoli, ma per motivi diversi. La destra e lo stesso Luigi XVI speravano nella sconfitta dell'esercito francese per reinstaurare la monarchia assoluta, mentre la sinistra, soprattutto i girondini, la vedevano come un mezzo per diffondere gli ideali della rivoluzione in Europa e per testare la lealtà del re. Solo Robespierre era contrario, poiché la vedeva come una esposizione al pericolo di una dittatura militare e un rischio di vedere annullate le conquiste della rivoluzione.
Nonostante ciò, il 20 aprile 1792 l'assemblea legislativa dichiarò guerra all'Austria.
Con i primi insuccessi militari e l'avanzata delle truppe nemiche i contrasti si fecero più accesi e divennero sempre più forti le accuse di tradimento rivolte alla corona e ai nobili, percepiti come complici del nemico.
Il 10 agosto 1792 sanculotti e federati insorsero impadronendosi del municipio, e allo stesso tempo la folla assaltò le Tuileries, dove vengono trovate delle lettere in cui Luigi XVI chiede ai sovrani di Austria e Prussia di vincere la guerra per terminare la rivoluzione. Luigi XVI cercò riparo presso l'Assemblea legislativa, che lo sospese dalle sue funzioni, lasciandolo in mano alla Comune insurrezionale che lo relegò insieme alla famiglia nella prigione del Tempio. Questa giornata, del 10 agosto 1792, sancì l'inizio della seconda fase rivoluzionaria, quella democratico repubblicana. L'assemblea legislativa indisse nuove elezioni a suffragio universale maschile per formare una nuova assemblea costituente che prese il nome di Convenzione nazionale. Quest'ultima si insediò a Parigi nel 20 settembre 1792 e dichiarò decaduta la monarchia e istituita la repubblica.
La convenzione era costituita da 749 membri, tra cui 200 girondini, convinti rivoluzionari e inflessibili sostenitori della legalità repubblicana, 100 montagnardi, in cui figuravano i membri giacobini, mentre la maggioranza dei deputati era detta Palude in modo dispreggiativo, poiché oscillava tra destra e sinistra.

1793


Il 21 gennaio 1973 Luigi XVI fu ghigliottinato come traditore della patria, e la stessa sorte sarebbe toccata alla regina nove mesi dopo.
In reazione a ciò, si formò la prima coalizione antifrancese promossa da Inghilterra, a cui aderirono Austria, Prussia, Russia, Spagna e vari stati Italiani. Un'altra conseguenza della decapitazione del re fu la rivolta contadina in Vandea, i contadini insorsero con violenza, nella primavera del 1973, cercando di impedire l'arruolamento
di 300mila uomini, data la chiamata in massa alle armi ordinata dalla Convenzione. Questa insurrezione fu sostenuta da clero refrattario e nobili, dato che aveva l'obbiettivo di reinstaurare la monarchia e di difendere la religione tradizionale, messa in discussione dall'intento di laicizzazione. Lo scontro fu duro ed ebbe come conseguenza la morte di 128mila uomini. Si apriva così il periodo più violento della rivoluzione.

Il terrore: settembre 1793-marzo 1794


La rivolta della Vandea, la crisi economica e i rovesci militari portarono a una messa in discussione dei responsabili delle scelte effettuate fino ad all'ora, ovvero i girondini, accusati dalla Montagna di non saper vincere la guerra e di essere incapaci di adottare contro il carovita e l'inflazione, misure di emergenza adeguate. La Convenzione si limitò ad accettare passivamente tutte le accuse, cadendo sotto il controllo giacobino. Il potere esecutivo fu affidato a un organo ristretto di nove membri, il Comitato di salute pubblica.
Per contenere l'avanzata delle truppe nemiche fu ordinata la leva in massa e furono inviati dei commissari politici nei reparti per eleiminare dalle file dell'esercito gli ufficiali di dubbia fede rivoluzionaria.
L'avvento al potere dei giacobini portò all'approvazione di una nuova costituzione, il 24 giugno 1973, che rappresentava una forte affermazione della democrazia. Oltre al suffragio universale maschile prevedeva l'istituto del referendum per l'approvazione delle leggi più importanti. Questa costituzione però non entrò mai in vigore, poiché la Francia contadina e analfabeta non era pronta per il suffragio universale.
La situazione era irrecuperabile, infatti nel luglio 1973 quando una giovane sostenitrice della monarchia assassinò Marat, e ciò fu visto come un segnale della necessità di assumere ulteriori provvedimenti contro i nemici della rivoluzione, quindi si cominciò ad effettuare esecuzioni sommarie, sotto l'ordine di Robespierre, ma non solo, egli prese diversi provvedimenti:
1. dividere le terre confiscate agli aristocratici emigrati in piccoli lotti, favorendone l'acquisto da parte dei contadini poveri, a cui si diedero dieci anni di tempo per estinguere il loro debito.
2. L'imposizione del maximum, un calmiere dei prezzi, per far fronte all'inflazione. Ciò è detto dirigismo, ovvero lo stato controlla l'economia, non più caratterizzata dal liberismo.
3. Nell'ottobre 1793 fu ghigliottinata Maria Antonietta d'Asburgo.
4. A Nantes, in Vandea, ci furono migliaia di esecuzioni sommarie.
5. I cordiglieri e gli hebertisti si fecero promotori di una campagna di
scristianizzazione: le chiese furono chiuse e adibite al culto della Dea Ragione, espressione del deismo illuministico, le feste religiose furono soppresse e i preti furono incentivati a sposarsi. A partire dal novembre 1973 il calendario gregoriano fu sostituito da quello repubblicano. Il suo inizio fu fissato il 22 settembre 1792, data di inizio della repubblica, esso attribuiva nuovi nomi ai mesi, definiti in base al ciclo naturale dei lavori nei campi, aboliva la divisione in settimane e la domenica, eliminando anche il riferimento ai santi e istituendo feste laiche.

1974- Il grande terrore (marzo-giugno)


Robespierre comincia a dubitare di tutti, iniziando da hebertisti e arrabbiati, che furono processati e giustiziati. Robespierre diede così vita alla sua dittatura personale, passata alla storia come il Grande Terrore, la cui data di inizio si fa coincidere simbolicamente con il 22 pratile dell'anno II, ovvero il 10 giugno 1974, data dell'emanazione della legge dei sospetti, con la quale il tribunale rivoluzionario poté comminare centinaia di condanne solo sulla base della convinzione morale dei giudici, anche senza prove testimoniali.
Con la vittoria francese sul fronte belga contro gli anglo-olandesi, cadde ogni giustificazione politica al terrore poiché il successo dimostrava che la Francia non correva pericolo di invasione. I deputati della Palude cominciarono a congiurare contro Robespierre, accusandolo di volersi fare tiranno della Francia il 9 termidoro, ossia il 27 luglio 1974, e la sera del 10 termidoro Robespierre e 21 dei suoi collaboratori furono ghigliottinati senza alcun processo.

1975 - Il terrore bianco


Al terrore rosso di Robespierre seguì il terrore bianco.
Nel giro di pochi mesi fu abolito il calmiere e ripristinata la libertà di commercio, mentre il valore degli assegnati crollò, provocando una grave inflazione. La Convenzione provò a stabilizzare il fronte esterno e nel 1975 stipulò dei trattati di pace con l'Olanda e la Prussia, ma la guerra proseguiva con Inghilterra, Austria e Russia. Con l'intento di dare stabilità interna, la Convenzione, prima di sciogliersi il 26 ottobre 1975, aveva approvato la Costituzione repubblicana dell'anno III, in cui si ripristinava il carattere censitario del voto. Anche questa costituzione fu preceduta da una Dichiarazione dei diritti, a cui però fu aggiunta una Dichiarazione dei doveri, tra i quali si sottolineava la sottomissione alle leggi e il rispetto per le autorità. Fu posta molta attenzione alla divisione dei poteri:
1. il potere legislativo fu affidato a due camere, il Consiglio dei 500, che presentava e discuteva le leggi, e il Consiglio degli Anziani, che le approvava o respingeva.
2. Il potere esecutivo fu affidato a un Direttorio di 5 membri, eletto dal Consiglio degli Anziani e aveva il compito di nominare i ministri.
Nell'ottobre 1975 si svolsero le prime elezioni e il clima era ancora molto violento. I realisti erano contrari alla legge termidoriana detta dei due terzi in base alla quale i due terzi del nuovo parlamento avrebbero dovuto essere scelti tra membri della Convenzione uscente. Ciò era per evitare che la maggioranza dei deputati fosse filomonarchica. L'opposizione dei realisti si concretizzò nell'ottobre 1975 in un'insurrezione a Parigi, che fu sedata da colpi di cannone delle truppe comandate da Barras, e tra le sue file vi era Napoleone Bonaparte.
Dalle elezioni scaturì una maggioranza monarchica, ma i repubblicani termidoriani riuscirono comunque ad entrare nel Direttorio.
Nel 1976 fu organizzata dal giornalista Babeuf, detto Gracco, la congiura degli eguali, insieme al toscano Filippo Buonarroti, essi proponevano l'uguaglianza non solo politica ma anche sociale, che si incarna nell'abolizione della proprietà privata. Buonarroti, una volta tornato in Italia, è uno dei primi a sollecitare la rivolta in senso indipendentista contro gli Asburgo d'Austria.
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