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La Rivoluzione americana

La colonizzazione dell'America è avvenuta con alcune condizioni particolari come forse nessun'altra. Infatti tutte le colonizzazioni sono state il risultato di un piano di conquista, invece la fondazione delle colonie americane, che oggi sono degli Stati, hanno ognuna una storia diversa. Per esempio la Pennsylvania si formò perché un certo Pen, un quacchero, aveva fondato questa colonia ispirandosi ai principi della setta dei quaccheri cioè un pacifismo integrale; infatti fondò la città di Philadelphia, che significa amore fraterno. La Georgia, invece, nacque come un penitenziario. Quindi tutte le colonie hanno avuto una storia diversa. Certamente però in tutte le colonie americane si praticavano i valori per i quali i coloni erano scappati: la tolleranza, il pacifismo, la convivenza di etnie diverse che venivano da diverse zone geografiche; questo ha fatto sì che gli Stati Uniti siano ancora oggi il grande paese con moltissime etnie e tutti hanno le stesse possibilità di raggiungere posizioni anche molto elevate. Da questo punto di vista è un paese molto democratico, però ha dei limiti che la storia degli Stati Uniti si è portata fino ad oggi: i valori del pacifismo, pluralismo e tolleranza erano praticate ma c'erano delle eccezioni, non valevano per i neri e per gli indiani. Questo è, per esempio, uno dei limiti degli Stati Uniti, la cosiddetta questione negra, e ci sono voluti anni affinché queste discriminazioni nei confronti della comunità nera avessero fine. Anche le discriminazioni verso gli indiani sono state molto: forti la loro cultura, la loro mentalità è stata completamente stravolta e sono stati chiusi nelle riserve e trattati peggio delle bestie.

Queste colonie erano diverse per formazione e anche per economia, perché ovviamente a seconda della zona in cui i coloni si sono insediati ci sono state delle possibilità economiche diverse.
Intanto il clima del Nord America è molto simile a quello europeo e questo ha facilitato gli insediamenti.
Esistono tre gruppi di colonie:
• le cosiddette colonie del Nord o della nuova Inghilterra (il Connecticut, il Massachusset…), erano delle zone in cui si praticava l'agricoltura, per lo più in piccole comunità, quindi dominava la piccola proprietà terriera. Poi vi era un'industria cantieristica nel porto di Boston molto fiorente, a causa della grande disponibilità di legname e un'altra industria importante era quella del rum e che si basava sull'importazione dello zucchero, che è uno dei componenti principali nella distillazione del liquore.
• Poi c'erano le colonie del centro, (New York, la Pennsylvania, il New jersey…), che anche si basavano sull'agricoltura ma impostata sulle grosse proprietà, prevaleva, infatti, il latifondismo. Anche qui era sviluppata qualche attività commerciale ma gli squilibri sociali erano più forti.
• Infine c'erano le colonie del sud (la Georgia, la Carolina del Nord, la Carolina del sud), che, invece, erano basate sulle grosse piantagioni di tabacco e poi successivamente di cotone-soprattutto a partire dall'ottocento- mandate avanti dal lavoro degli schiavi.
C'erano anche delle grandi città, come Atlanta, per esempio, però la vita si svolgeva soprattutto in queste grosse piantagioni; inoltre un elemento portante dell'economia erano gli schiavi negri.
Queste colonie dal punto di vista economico erano fortemente dipendenti dall'Inghilterra, nel senso che questa esercitava sulle colonie un monopolio commerciale: tutti i prodotti delle colonie (il legname, le pellicce, l'olio di balena. il rum, il riso, il tabacco, il cotone…) potevano essere venduti solo in Inghilterra- anche se poi i coloni praticavano un commercio clandestino con i Caraibi- inoltre tutte le merci provenienti dall'Europa verso le colonie dovevano passare per l'Inghilterra, dove si pagava un dazio.
Dal punto di vista politico, invece, non era così perchè le colonie godevano di larghissime autonomie e forse questo è un caso unico nella storia dei processi di colonizzazione. Infatti, è vero che l'Inghilterra vi aveva mandato un suo governatore, ma nelle colonie governavano le assemblee legislative costituite dai coloni stessi, quindi si erano create delle forme di governo rappresentativo che non avevano uguali in nessun'altra colonizzazione. Questo evidentemente faceva tollerare la dipendenza economica dall'Inghilterra e con essa anche il fatto che l'Inghilterra proteggeva le colonie; infatti l'Inghilterra aveva smistato parte dell'esercito a difesa dei coloni contro gli attacchi degli indiani, che ancora cercavano di difendere il loro territorio; inoltre la maggior parte della popolazione era inglese e quindi anche se queste persone erano andate via dall'Inghilterra, continuavano a sentirsi inglesi e legati alla loro nazione. Poi le distanze geografiche fra le colonie, le varie differenze che c'erano- per esempio alcuni erano quaccheri, altri ugonotti, eccetera -impedivano che si potesse creare un'entità statale:
Questo legame con l'Inghilterra si rafforza ancora di più quando la nazione è impegnata nella guerra dei sette anni, contro la Francia e Spagna e i coloni affiancano l'Inghilterra, infatti nel continente americano la Francia stava nel Canada e la Spagna nella Florida. Questo è uno dei momenti di massima coesione fra coloni e Inghilterra perché appunto combattono fianco a fianco in questa guerra, che si conclude con una vittoria da parte dell'Inghilterra, che riesce a strappare il Canada alla Francia e la Florida alla Spagna e ottiene, quindi, un controllo del Nord America molto più vasto.
A questo punto, però, c'era bisogno di un maggiore controllo, per cui l’Inghilterra manda altri contingenti militari; poi siccome avevo dovuto affrontare dei costi notevoli a causa della guerra e si trovava in difficoltà finanziarie, pensa di poter far pagare in parte queste spese ai coloni. Vengono, così, emanate delle leggi:
• la sugar act, un'imposta sullo zucchero e, siccome lo zucchero era la componente fondamentale della distillazione del rum, questa tassa colpiva fortemente l'industria del rum.
• la stunt act, una tassa che aumenta il bollo.
• Vengono aumentati dazi su molte merci che provengono dall'Inghilterra.
A questo punto esplode la protesta. Intanto i coloni iniziano a boicottare le merci che venivano dall'Inghilterra, decidono, infatti, di non comprarle più.
Tra i coloni c'era anche un ceto di intellettuali, per esempio Benjamin Franklin, Jefferson, Hamilton, Edison… che cominciano a capeggiare loro stessi la rivolta e a invitare la popolazione a ribellarsi. Quindi grazie a queste tasse i coloni iniziano a trovare una certa unità.
Allora questi intellettuali scovano un cavillo per contestare le imposte che l'Inghilterra aveva messo e che si riassume nella frase: ”No taxation without rapresentation”, cioè non ci può essere tassazione senza rappresentanza e diventa uno dei cardini della protesta. Infatti, siccome queste tasse erano state emesse dal Parlamento inglese in cui non c'erano rappresentanti dei coloni, questi si appellano un principio della costituzione inglese secondo cui non si possono imporre delle tasse se l'organismo che le mette non ha una rappresentanza della popolazione a cui queste tasse sono imposte. Per cui i coloni si rifiutano di pagare queste tasse e la rivolta diventa più forte, ma sempre sotto controllo da parte dell'Inghilterra.
C'è però una scintilla che fa scoppiare tutto: l'Inghilterra aveva assegnato alla compagnia delle Indie il monopolio del commercio del tè e questo danneggia fortemente i produttori locali, allora, mentre le navi della compagnia delle Indie erano ancorate nel porto di Boston cariche di casse di te, avviene quello che è passato alla storia come il Boston tea party: i coloni salgono sulle navi, prendono le casse di te e le buttano in mare. Questo segna proprio il primo atto di rivolta dei coloni.
A questo punto l'Inghilterra risponde con delle misure durissime: vengono emanate le cosiddette leggi intollerabili, cioè l'Inghilterra non ha più tolleranza:il porto di Boston viene chiuso e il Massachusset è privato di tutte le sue autonomie. La protesta invece di ammortizzarsi esplode ancora di più.
I coloni nominano come loro quartier generale Filadelfia che diventa una sorta di capitale: qui si riuniscono in un congresso dove discutono quali iniziative devono prendere, anche se c'erano dei coloni che si schieravano con l'Inghilterra- i cosiddetti lealisti- però comunque la maggior parte dei coloni è compatta.
Però dopo questo congresso i coloni si rendono conto che i loro atti di protesta non funzionano, anche perché vengono spesso attaccati dall'esercito inglese e allora si riuniscono in un secondo congresso, sempre a Filadelfia, e decidono che devono costituire un esercito. Poiché loro sono per lo più agricoltori e commercianti, l'incarico viene dato a uno dei coloni, George Washington.
Ormai le colonie sono in lotta aperta verso la madrepatria, ma c'è un documento che sancisce questa lotta e che oggi viene considerato il primo atto di nascita degli Stati Uniti d'America: la dichiarazione d'indipendenza americana, che porta la data del 4 luglio 1776 ed è redatta da Thomas Jefferson.
Questo documento è la sintesi della rivoluzione americana, cioè ci fa comprendere che alla base di questa rivolta ci sono due motivi che si incrociano: da un lato l'illuminismo, le cui idee hanno contribuito molto, infatti ci sono sul dollaro i simboli della massoneria, gli intellettuali erano massoni per la maggior parte, etc,e dall’altro i puri motivi geografici e storici delle colonie.
La matrice illuminista si vede nell'introduzione della dichiarazione dei diritti, in cui si dice che tutti gli uomini nascono liberi e uguali in virtù della facoltà universale cioè la ragione; viene ribadita l'origine contrattualistica dello Stato e cioè che il potere è detenuto dal popolo che lo conferisce a chi governa.
La disparità tra i due eserciti era forte, infatti quello inglese era ben addestrato, specializzato e fornito, a differenza di quello delle colonie. Washington quindi capisce che il suo esercito non può reggere in uno scontro campale con gli inglesi e allora punta sulla tattica dell'imboscata e cioè costituita dagli agguati e dalla guerriglia. Ma anche così i coloni non sarebbero riusciti a vincere se non avessero avuto degli appoggi. Infatti in Europa si erano formati dei comitati di appoggio di intellettuali illuministi che simpatizzavano con questa lotta, poiché vedevano per la prima volta la concretizzazione delle loro idee e quindi partivano, anche dall'Inghilterra, per aiutare i coloni .Ma soprattutto hanno avuto l'aiuto militare della Francia, in particolare, e della Spagna che miravano a riprendersi quello che avevano perso nella guerra dei sette anni.
Così i coloni riescono a strappare la prima vittoria agli inglesi nella battaglia di Saratoga e infine, proprio incontri in concomitanza dell'arrivo della flotta francese, riescono ad ottenere un'altra grande vittoria nella battaglia di York town.
Impongono, così, all'Inghilterra il trattato di Versailles in cui:
• l'Inghilterra riconosce l'indipendenza delle 13 colonie;
• restituisce alla Francia il Canada, però la Francia restituisce all'Inghilterra le isole Antille, che aveva occupato;
• l'Inghilterra deve restituire alla Francia il Senegal e Tobago, nei Caraibi,
• l'Inghilterra deve restituire alla Spagna la Florida.
Dopo la vittoria c'è il passaggio più importante, cioè quello della costruzione dello Stato.
Per prima cosa nacque la bandiera, cucita per la prima volta da cucita da Betsy Ross. Tutti i rappresentanti delle colonie si riuniscono a Filadelfia in un congresso dove discutono della nascita del nuovo Stato di cui bisognava elaborare una costituzione.
Quest’ultima si ispira al principio di divisione dei poteri di Montesquie, quindi prevede che il potere legislativo sia esercitato dal congresso, che è diviso in due camere: la camera dei rappresentanti, che si occupa della politica economica, in cui ci sono tanti rappresentanti a seconda di quanto la colonai in questione è grande, e il Senato, che invece si occupa della politica estera e in cui ogni Stato manda due rappresentanti. Il potere giudiziario, a parte la grande autonomia delle colonie, prevede un organismo giudiziario supremo che è la corte federale degli Stati Uniti, costituita da giudici a vita nominati dal presidente della Repubblica con l'assenso del Senato. Invece il potere esecutivo è esercitato dal presidente, che ha dei poteri grandissimi, infatti gli Stati Uniti sono una repubblica presidenziale: esercita il potere esecutivo, è il capo delle forze armate, nomine i giudici della corte federale, può bloccare le leggi fatte dal congresso, però il congresso lo può mettere in stato impichment, cioè in stato d'accusa. In questo caso il presidente deve dimettersi. E’ accaduto con il presidente Clinton che aveva avuto una relazione con una ragazza e l'aveva negata, per questo il congresso lo aveva messo in stato di impichment, perché l'ipocrisia è considerato qualcosa di grave, anche grazie all'influenza del calvinismo. Il presidente degli Stati Uniti viene eletto ogni quattro anni con voto indiretto, cioè ogni Stato vota i grandi elettori e questi votano il presidente.
Una volta redatta questa carta costituzionale si apre un dibattito molto forte perché bisognava approvarla. Il dibattito avviene fra i federalisti e gli antifederalisti, perché la costituzione prevede degli organi federali (cioè hanno potere su tutti gli Stati, nonostante comunque ci sia un'autonomia in ogni Stato). I federalisti sostengono gli organi federali, generalmente sono grossi proprietari o industriali che, quindi, vedevano una garanzia di successo economico e una garanzia di stabilità politica in questo sistema; invece gli antifederalisti sono quelli che temono che questi organismi possano schiacciare l'autonomia locale, sono quindi esponenti dei ceti medio bassi, i piccoli commercianti. Così, per tutelare gli antifederalisti, nella costituzione vengono emessi 10 emendamenti, cioè articoli aggiuntivi, che devono tutelare le autonomie degli stati.
La questione viene messa ai voti e vincono i federalisti, per cui la costituzione passa e si possono indire le elezioni per eleggere il Congresso e il presidente della repubblica; quest’ultimo è George Washington. La capitale del nuovo stato viene messa a Philadelfia, in attesa della costruzione di un’altra città, Washington, che ancora oggi è il centro amministrativo dello stato. Lo stato viene organizzato in dipartimenti, cioè in ministeri, di cui due sono i più importanti. Uno è quello delle finanze, perché c’era un dissesto economico causato dalla guerra, e viene affidato ad Hamilton, l’esponente dei federalisti che ha anche competenze in campo finanziario (promuove la costituzione della Banca degli Stati Uniti d’America). L’altro è il ministero degli esteri che, per bilanciare, viene affidato a Jefferson.
Quindi cominciano a delinearsi due partiti: quello federalista (che oggi non esiste più), che ha come capo Hamilton, e quello repubblicano-democratico (che oggi sono due partiti diversi), il cui leader è Jefferson. Quindi inizia l’assetto dello stato.
All’inizio c’erano solo 13 colonie, ma vi erano ancora enormi spazi inesplorati a disposizione; quindi continuano ad affluire in America persone provenienti dall’Europa e da tutto il mondo e inizia la cosiddetta conquista del west. I coloni che arrivavano costituivano delle comunità, di cui viene stabilito lo status con l’Ordinanza del nord-ovest: esse sono poste sotto la tutela del Congresso, che vi inviano dei funzionari a governare, ma si anche spingono queste colonie a darsi degli organismi rappresentativi e di autogoverno; quando le comunità raggiungono i 60000 abitanti diventano stati ed entrano nell’unione. Infatti in questo periodo si aggiungono subito degli stati: il Vermont, il Kentucki e il Tennesee.

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