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Prima della rivoluzione americana: la civiltà sorta nel continente americano alla fine del '500 ebbe legami forti con l'Europa, ma si distingueva per alcuni caratteri: la colonizzazione inglese non aveva seguito una logica di preordinata e un piano di espansione imperiale come quello spagnolo e portoghese; erano colonie di popolamento.
Londra non era interessata al controllo delle colonie ed alla loro politica, solo al controllo commerciale; il re aveva posto un governatore ad ognuna di esse, anche se godevano di una certa autonomia.
Società: era una società molto più fluida e mobile di quella europea di Antico regime, quasi del tutto priva di tradizioni e rapporti feudali, con nobiltà di nascita poco importante; nacquero molti coltivatori indipendenti con un forte spirito autonomistico. I bianchi costituivano una minoranza rispetto ai nativi ed agli schiavi neri (nascita di valori di comunanza e solidarietà, ma anche senso di superiorità razziale. Politica: i proprietari bianche esercitavano un forte controllo sulle istituzioni, i rappresentanti alle assemblee coloniali erano eletti con il suffragio censitario (diritto di voto limitato in base alla ricchezza), nelle colonie il reddito era più alto e quindi votavano più persone rispetto alla Gran Bretagna

Religione: nelle colonie del Nord era molto diffuso il puritanesimo, al Sud dominava la chiesa anglicana ed al Centro si aveva un'eterogeneità etnica e quindi più libertà religiosa
Differenze: il Nord aveva piccole comunità agricole, partecipazione politica, prevalenza della media proprietà ed attività industriali e commerciali nelle città portuali; il Centro era composto da media e grande proprietà, sviluppata nei commerci agricoli e con pluralità etnica e religiosa; il Sud era composto da medi e grandi proprietari di origine aristocratica e economia di piantagione fondata sulla schiavitù

Cause della rivoluzione americana: le colonie fornivano prodotti agricoli, pellicce, indaco e materiali per i cantieri navali. Londra aveva imposto alle colonie lo scambio commerciale solo con la madrepatria, con navi inglesi e i sudditi americani non potevano importare da altri stati; i vantaggi per le colonie erano la protezione da parte dell'esercito britannico e l'inserimento in un sistema economico dinamico. La situazione mutò intorno alla metà del '700: il continuo sviluppo demografico ed economico delle colonie aveva reso sempre meno accettabile la dipendenza dalla madrepatria e il governo inglese inaugurò una politica di maggior controllo nei confronti delle colonie. Questo portò a delle tensioni, che si aggravarono con l'aumento delle tasse voluto dall'Inghilterra per sistemare i costi del conflitto con la Francia e per sostenere spese di amministrazione e gestione; per questo l'Inghilterra impose alle colonie di ospitare e mantenere un corpo di spedizione di diecimila uomini, proibì di colonizzare terre con la proclamation line ed introdusse la legge sul bollo, una tassa su giornali, atti legali e documenti commerciali; il governo sostenne la legittimità dell'imposta affermando che il parlamento rappresentava virtualmente tutti i cittadini, ma i coloni risposero negando la rappresentatività di un parlamento cosi lontano ed avanzando il proprio diritto ad autogovernarsi. Nel 1773 il governo inglese assegnò alla compagnia delle indie orientali il monopolio dell'esportazione del tè nelle colonie, danneggiando i mercanti americani: la risposta fu il Boston Tea Party, dove una grossa partita di tè fu gettata in mare; gli inglesi reagirono con la chiusura del porto di Boston, cancellazione dell'autonomia di Massachusetts e annullamento dei poteri dei giudici americani.

Nel 1774 si riunì il primo congresso dei rappresentanti delle colonie (Filadelfia) e nel 1775 il secondo Congresso che diede vita ad un esercito con capo Washington.
Il 4 luglio 1776 il Congresso delle colonie approvò la dichiarazione di indipendenza, con i principi di libertà, uguaglianza e diritto alla felicità.
Non tutti volevano la guerra: i lealisti erano fedeli al sovrano,moderati cercavano un accordo, gli indifferenti ed i radicali, credenti nel contrattualismo e nei diritti naturali. Gli americani erano meno e poco armati, ma arrivarono in loro aiuto i francesi e gli spagnoli, che costituirono la condizione essenziale del loro successo. Con la sconfitta che subirono a Yorktown (1781) si arrivò alla pace di Parigi (3 febbraio 1783) che riconosceva l'indipendenza delle tredici colonie e la loro sovranità su tutti i territori americani.

Conseguenze: ci si trovò di fronte alla scelta della forma istituzionale da dare e se ci sarebbe stata un unione dei singoli stati. C'erano due posizioni: quella confederale, che sosteneva si dovesse conferire al potere centrale un'autorità limitata rispetto a quelle delle singole colonie, conservando la propria sovranità e quella federale, che sosteneva l'unione di stati che da vita ad un vero e proprio stato unitario, all'interno del quale ciascun membro mantiene una certa autonomia, senza però avere moneta e Costituzione propria. Con l'indipendenza, si dovette far fronte ad una crisi economica e commerciale, che portò alla scelta della federazione, perché solo un governo centrale avrebbe potuto affrontare i problemi della Nazione: organizzare l'economia, sanare il debito pubblico, garantire la difesa, gestire l'assegnazione dei nuovi territori e i conflitti con i nativi e controllare i movimenti radicali; La costituzione federale venne approvata nel 1787 e nel 1789 venne eletto il primo presidente, George Washington.

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