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l’Inghilterra nel Cinquecento

Il regno d’Inghilterra di Elisabetta I (1558-1603), dopo il fallimentare regno di Maria Tudor detta Maria la Sanguinaria (Bloody Mary, per la ferocia con cui represse i protestanti) anche moglie di Filippo II, fu uno dei più potenti e produttivi d’Europa: Elisabetta I attuò una politica di moderazione e consenso, le campagne vennero riorganizzate in colture specializzate e pascoli, furono promosse manifatturiere tessili e fu promossa la cultura e l’arte (è il periodo di William Shakespeare). L’Inghilterra ingaggiò una vera e propria guerra sui mari con Spagna e Portogallo per il dominio dei traffici col Nuovo Mondo avvalendosi di corsari autorizzati dalla regina (Francis Drake, un grande pirata, offrì enormi servigi e ricchezze alla regina dopo le sue razzie nei mari); nel 1558 la flotta spagnola Invencible Armada tentò di attaccare l’Inghilterra ma fu distrutta dalla tempesta e venne sconfitta sulla Manica. La regina riorganizzò e rafforzò la Chiesa anglicana, appoggiò le rivolte dei protestanti in Europa e dovette contenere i conflitti interni tra cattolici e protestanti. La Francia rompe la tregua e la Spagna riesce ancora vittoriosa. Emanuele Filiberto di Savoia, figlio del duca spodestato dai Francesi, posto al comando dell’esercito spagnolo, ottiene una vittoria decisiva sui Francesi a San Quintino. Due anni dopo Francia e Spagna firmano il trattato definitivo di pace a Cateau-Cambrésis (1559). A Filippo II vengono confermati i possessi italiani e cioè il Ducato di Milano, il Regno di Napoli con la Sicilia e la Sardegna di esercitare per un secolo e mezzo un’azione di predominio su tutta l’Italia. Emanuele Filiberto ritorna nel Ducato di Savoia.

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