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Paolo III adottò le direttive politiche che da cardinale aveva contribuito a fissare dopo il disastro nel 1527 assistendo il suo predecessore, ma si impegnò a riportare lo Stato ecclesiastico alla più rigorosa neutralità. Gli obiettivi erano quelli che da cardinale aveva esposto all'agostiniano Girolamo Seripando: favorire la pace in Europa, indire il concilio ecumenico e combattere i turchi. Erano obiettivi intimamente connessi in quanto il concilio non sarebbe stato pensabile senza la pacificazione europea e questa non sarebbe stata conseguita senza un saldo accordo tra l'imperatore, il re di Francia e la Santa Sede, a sua volta condizionato dalla soluzione degli affari d'Italia, per la quale la politica italiana del papa era essenziale, e senza il contenimento del pericolo turco. Per risolvere i problemi italiani Paolo in si valse di una visione globale che

superava gli interessi particolari senza tuttavia trascurare la posizione dei vari Stati e della Chiesa dipendenti quasi sempre dall'impero o dalla Francia, ma dovette rimettersi alle decisioni di Carlo v che prevalsero costantemente sull'opposizione di Francesco I. Fu l'imperatore che decise sulla successione del marchesato del Monferrato che nel 1536 andò a Federico n Gonzaga, duca di Mantova, del ducato di Toscana che, nel 1537 dopo l'uccisione di Alessandro de' Medici, fu dato al cugino Cosimo t consolidando l' assolutismo dei Medici alleati della Spagna, e del ducato di Milano che nel 1540 fu assegnato a Filippo d'Asburgo. Faticosamente il papa ebbe la meglio nella questione della successione del ducato di Camerino impedendone nel 1534, con la minaccia di un intervento armato, la riunione con quello di Urbino in forza di un patto matrimoniale. Nel 1539 Camerino, malgrado l'opposizione dell'imperatore, passò sotto il dominio immediato della Santa Sede e fu dato a Ottavio Farnese come feudo ereditario, figlio di Pierluigi e nipote del papa. Per difendere lo Stato ecclesiastico dal corsaro turco Khayr al-Din detto Barbarossa, che si era sostituito ai sovrani di Tunisi e di Algeri e con la protezione della sublime porta con le sue incursioni devastava le coste italiane e dalmate, Paolo In provvide alla difesa delle coste dello Stato restaurando o facendo costruire fortificazioni a Civitavecchia, ad Ancona e anche a Roma, costituendo un contingente militare di alcune migliaia di uomini posto al comando del figlio Pierluigi e affidando la vigilanza costiera del Lazio alle galere pontificie agli ordini di Gentile Virginio Orsini. Quando seppe che Carlo v stava preparando una spedizione in Africa settentrionale, il papa si schierò con lui appoggiando l'impresa con una piccola flotta e ingenti finanziamenti. Carlo v nel 1535 conquistò Tunisi, dove ristabilì al potere il principe spodestato dal Barbarossa, espugnò La Goletta e la tenne insieme con qualche altro porto, liberò circa ventimila cristiani tenuti in schiavitù ma non riuscì a occupare Algeri e dopo qualche tempo da questa base il Barbarossa riprese a infierire nel Mediterraneo. Tuttavia l'imperatore presentò l'operazione africana come un grande successo militare e approfittò dell'occasione per sbarcare a Trapani e visitare la Sicilia dove fu accolto anche da Pierluigi Farnese, inviato dal papa per trattare alcune questioni italiane in sospeso e in particolare per cogliere l'occasione per strappare benefici personali. Attraversata trionfalmente la Sicilia, Carlo v passò sul continente continuando a spremere pesanti tributi dalle varie regioni per rifornire le sue casse esaurite dalla guerra e anche in vista del conflitto che già si profilava contro la Francia. A Napoli, dove giunse alla fine di novembre e passò l'inverno, l'imperatore al culmine della sua potenza ricevette principi e governanti italiani e praticamente decise le sorti prossime della penisola. Da lui vennero i duchi di Mantova, di Ferrara e quello di Urbino, che fu accolto con particolare benevolenza per far dispetto al papa, e il duca di Firenze. Ricevette anche fuorusciti fiorentini che contro la tirannia medicea volevano reinstaurare la repubblica, ma confermò al potere Alessandro de' Medici e ordinò che fossero celebrate le sue nozze con la propria figlia Margherita.
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