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Paolo III sapeva, come i suoi predecessori, che dalle deliberazioni conciliari sarebbe potuta derivare una diminuzione della propria autorità per il riemergere dell'antico principio della superiorità del concilio sul papa, che era sostenuto non solo dai luterani ma anche da una parte del clero cattolico. Tuttavia fin dal suo primo Concistoro Paolo III sostenne fermamente la necessità del concilio ecumenico. Dopo aver acquisito, tramite i suoi fidati nunzi inviati presso le più importanti corti europee, informazioni più accurate sulle opinioni dei principi nei riguardi del concilio e del suo luogo di convocazione e sull'atteggiamento dei vari popoli verso il cattolicesimo e confortato dal pieno accordo raggiunto con l'imperatore Carlo v durante la sua visita a Roma, nel 1536 Paolo in indisse il concilio ecumenico per il 27 maggio 1537 a Mantova. I protestanti reagirono con parole e atti offensivi per la Chiesa romana e Francesco t in guerra con l'imperatore respinse la sede prescelta perché si trovava in un territorio dell'impero. A Roma procedette attivamente la preparazione del concilio ma, per le esorbitanti richieste del duca di Mantova circa la guarnigione necessaria a suo parere per garantire la sicurezza dei padri conciliari nella sua città, la data del concilio fu differita prima a novembre e poi al maggio successivo e, d'accordo con il Senato veneto, fu designata come sede Vicenza. Nel 1538 alla data fissata a Vicenza non venne quasi nessuno e il papa, di ritorno da Nizza dove si era recato per il convegno di pace tra Carlo v e Francesco i, durante una sosta a Genova emanò una bolla per fissare una terza proroga. Ma, per le ostilità in corso tra la Spagna e la Francia, per le arroganti pretese dei protestanti e la tolleranza verso di essi dello stesso imperatore che aveva avuto il loro aiuto in operazioni militari, per alcuni anni successivi non fu possibile riunire il concilio. Le controversie per la sede del concilio, che il papa avrebbe voluto in Italia per controllarne l'andamento e altri principi fuori d'Italia per sottrarlo all'influenza di Roma, ebbero fine con un compromesso decidendo nel 1542 per la città di Trento. Soltanto dopo l'accordo di Crepy tra la Spagna e la Francia e il conseguente attrito tra Carlo v e i luterani, Paolo m poté convocare il concilio che si aprì solennemente il 15 dicembre 1545 nel vasto coro del duomo di Trento sopra la cripta di San Vigilio senza la partecipazione dei protestanti. Nonostante le circostanze spesso difficili furono tenute otto sessioni nel corso delle quali si procedette rapidamente alla radicale condanna delle tesi dei protestanti. Mentre erano in corso i dibattiti conciliari, con un forte aiuto militare e finanziario del papa Carlo v mosse guerra alla lega protestante di Smalcalda e la sbaragliò il 15 settembre del 1547 nella battaglia di Mdhlberg sull'Elba. Tuttavia l'alleanza tra l'impero e il papato non impedì che di nuovo nascesse un aspro dissidio religioso e politico tra Carlo v e Paolo in, che non era soddisfatto dell'andamento del concilio, e il dissidio si inasprì fino a rasentare la crisi quando nel marzo del 1547 i legati pontifici per un'impulsiva decisione del cardinale Ciocchi del Monte, trasferirono l'assemblea a Bologna lasciando a Trento i legati imperiali. Paolo III, pur non avendo approvato il trasferimento dell'assemblea, non sconfessò la decisione dei suoi legati e il concilio proseguì a Bologna per oltre un anno finché il papa lo sospese per evitare un possibile scisma, minacciato da Carlo v, che pretendeva in forza di un suo interim di assumere il governo della Chiesa nei suoi Stati, e per eventi politici in Italia che gravemente colpivano anche gli interessi della famiglia papale.

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