Nonostante quello che pensavano i rivoluzionari francesi, l'Antico Regime non fu solo arretratezza:fu una società complessa dove si trovarono a convivere innovazione e tradizione. Fu la società della disuguaglianza ma anche l'epoca in cui nacque l'Illuminismo, movimento che promuoveva l'uguaglianza di diritti.
Nell'antico regime non vigeva l'uguaglianza giuridica, dominavano, anzi, i privilegi; erano privilegi, ad esempio, non pagare determinate imposte,essere giudicati da particolari tribunali o poter accedere a cariche pubbliche di una determinata rilevanza.
A questi privilegi si lega la suddivisione in ordini. Le così dette gerarchie sociali no erano definite tanto dalla ricchezza quanto dal prestigio riconosciuto ad un determinato ordine d'appartenenza.
Gli ordini che dividevano i cittadini dell'Antico Regime erano essenzialmente tre: clero, nobiltà e terzo stato.
In un ordine si nasceva ed era molto difficile uscirne in quanto, quella dell'Antico regime era una società tendenzialmente statica. Ricordiamo, inoltre, che gli stessi concetti di libertà e giustizia erano concetti molto astratti e contorti.

La libertà veniva concessa, secondo l'ordine di appartenenza, dal sovrano e la giustizia era direttamente legata alla liberta.
Al tempo, va ricordato, non esisteva un solo codice giuridico ed un solo organo ad amministrarlo, anzi: si doveva dare conto ad una pluralità di leggi, emendamenti ed editti, i quali, cedevano spesso il posto alla consuetudine.
Il clero, era l'ordine più importante dell'epoca; tuttavia esso era diviso in una serie di sottogruppi, fra i quali ricordiamo il clero regolare (composto dagli ordini religiosi dotati di maggior forza economica e culturale), il clero secolare (composto dall'élite d'estrazione aristocratica colta e potente) ma, assai più ampia era la massa del basso clero, di estrazione contadina e/o borghese con un tenore di vita molto modesto. In generale, il clero, era profondamente radicato nella società, specialmente nelle campagne, in quanto deteneva il monopolio dell'istruzione e della pubblica assistenza.
Per quanto riguarda la nobiltà sei\settecentesca , nonostante il clero fosse il ceto più importante, i nobili venivano ritenuti e si ritenevano il ceto dominante. Questi si dividevano in nobili di toga (discendenti da famiglie illustri) e in nobili di spada (eletti a tale ceto dal re, dopo aver compiuto atti eroici o d'importanza rilevante). Vi era, inoltre, il problema della così detta, plebe nobiliare, ovvero quei nobili che, avevano perso ogni ricchezza e a cui rimaneva solo il loro titolo.
La forza dell'aristocrazia del tempo, risiedeva nei terreni che garantivano una rendita economica sostanziosa ma anche un forte potere decisionale sui contadini che lavoravano i suddetti territori.
In fine il terzo stato, era quello più vasto. Non bisogna ricordarlo con un misto di poveri, contadini e piccoli artigiani. Del Terzo stato, facevano parte anche i borghesi, notevolmente arricchiti ma che non avevano ancora un titolo nobiliare.
Sul piano economico quello dell'antico regime fu tutt'altro che un epoca di arretratezza, anzi, viene generalmente ricordata come un'epoca di grandi innovazioni.
In primo luogo, assistiamo, già dall'inizio del secolo, ad un aumento demografico. Complice di quest'ultimo fu l'aumento della natalità e la diminuzione del tasso di mortalità. Va collegato a questi fattori, l'espansione dell'agricoltura. Su modello inglese, si passò dall'antiquato modello di rotazione triennale al più innovativo sistema di Norfolk, che consisteva in una rotazione pluriennale in cui la coltivazione a maggese era sostituita con la coltivazione del foraggio grazie al quale si otteneva una migliore rigenerazione del suolo e foraggio per il bestiame.
In tal modo nasceranno le basi di un'integrazione fra cerealicoltura ed allevamento che caratterizza, da allora, ogni agricoltura progredita.
Queste innovazioni determinarono, tuttavia, la progressiva scomparsa della piccola proprietà contadina in quanto i piccoli proprietari dovettero vendere i loro campi per diventare lavoratori agricoli salariati.
Innovazioni analoghe a quella inglese si ritrovano in Danimarca, Paesi Bassi, Germania settentrionale e nella pianura padana mentre l'Europa mediterranea ne rimase totalmente estranea.
Le nuove coltivazioni riuscirono ad alimentare una popolazione sempre più numerosa ed esigente. Fino ad allora, le parti più basse e povere del terzo stato avevano conosciuto solo la segale, l'orzo e l'avena. La situazione cambiò con la progressiva diffusione del mais e della patata.
Tra i vari prodotti importati, ricordiamo anche zucchero, tè, cacao e caffè. Quest'ultimo, fu uno dei prodotti più significativi. Il caffè ebbe grande diffusione, più che per uso privato, per uso pubblico e sociale.
I locali chiamati caffè ebbero una grande diffusione nel mondo islamico a partire dal 1500 e proprio per questo motivo la diffusione in Europa arrivò più tardi ma con un incredibile velocità in quanto, questi locali rispondevano alle esigenze di socialità di nobili, mercanti, intellettuali ed imprenditori.
Nel corso del 1700 si verificò una crescita di scambi in cui l'Europa giocò un ruolo fondamentale, assumendosi il ruolo centrale dell'economia mondo e subordinando a se le aree più periferiche del pianeta.
Si definirono, inoltre, le nuove gerarchie economiche: Inghilterra e Francia subentrarono a Olanda e Spagna nel dominio dei traffici internazionali.
L'oceano Atlantico fu teatro del commercio triangolare tra Europa, America e Africa, che aveva come scopo principale la tratta degli schiavi. Questi ultimi erano particolarmente richiesti nel nuovo mondo come lavoratori nelle piantagioni di cotone. Le condizioni in cui essi vivevano durante il lungo viaggio erano particolarmente disastrose e gran parte di loro moriva durante la traversata. Una volta arrivati nel nuovo continente, tuttavia, a causa delle precarie condizioni igieniche e dei ritmi lavorativi estenuanti, l'aspettativa di vita era di pochi anni.
I primi decenni del 1700 videro un'aspra contesa fra Inghilterra e Francia per l'egemonia coloniale e commerciale: prevalse l'Inghilterra, che si impose ai rivali sia nell'America centro-settentrionale sia in Asia.
Con l'eccezione della monarchia costituzionale inglese e di alcune repubbliche, la forma politica privilegiata nell'Europa dell'Antico Regime era la monarchia assoluta. Se in Francia, patria dell'assolutismo, l sovrano faticava a imporre la sua volontà ai ceti privilegiati, un indiscutibile rafforzamento del potere monarchico caratterizzò la Russia di Pietro il Grande Romanov il quale operò per affermare il suo potere sui nobili, modernizzare il paese ed ampliare i confini dell'impero.
Un percorso inverso fu compiuto dal grande Regno Polacco-lituano il quale si ritrovò indebolito dall'elettività del sovrano e dallo strapotere dell'aristocrazia nobiliare.
Nel ducato di Bradenburgo, divenuto Regno di Prussia. la monarchia rafforzò il proprio potere senza recidere i rapporti con l'aristocrazia terriera (gli Junker).
Nel frattempo la Spagna si ritrovava fortemente indebolita ed era ormai sulla via del declino a causa della fragilità del sistema produttivo e dalla dipendenza dalle importazioni.

Dopo un sostanziale fallimento della politica estera egemonica di Luigi XIV, le grandi potenze estere seguirono politiche mirate al mantenimento di un equilibrio reciproco, facendo uso della diplomazia e ricorrendo a guerre finalizzate non a distruggere il nemico, bensì ad acquisire forza nelle trattative politiche.
Dopo le tre guerre di successione (spagnola, polacca ed austriaca) particolare importanza ebbe la guerra dei Sette anni, ricordata come primo conflitto mondiale, in quanto coinvolse anche le colonie nordamericane e l'Asia, sancendo la prevalenza della Gran Bretagna nella contesa coloniale con la Francia, sia nell'America settentrionale sia in India.
All'inizio del '700 l'Italia era ormai una periferia Europea., per effetto della ruralizzazione, del declino delle città, e del rafforzarsi delle istituzioni e rapporti di proprietà di tipo feudale e per lo strapotere delle aristocrazie terriere. Importanti segnali di recupero emersero nel corso del 1700, a partire dalla crescita demografica alla quale, seppure con qualche difficoltà seppe rispondere positivamente.

In campo manifatturiero, iniziarono a sorgere nuovi centri per la produzione della seta ed i commerci, dopo la crisi del secolo precedente ripresero a crescere, raddoppiando nel corso del 700.
La penisola italiana era stata, fino a quel periodo, sotto il predominio spagnolo e si ritrovò sotto il controllo austriaco e del Piemonte governato dai Savoia.
Dopo la pace di Aquisgrana abbiamo, quindi un equilibrio tripolare i cui fulcri erano gli Asburgo d'Austria, i Borbone, nel Regno delle due Sicilie e nel Regno di Sardegna che cadrà in seguito in mano a Vittorio Amedeo II di Savoia.
Le 13 colonie Inglesi avevano forti legami culturali, linguistici e religiosi con l'Europa ma possedevano anche caratteri specifici ed originali. Esse non erano, infatti, frutto di un'espansione imperiale, ma colonie di popolamento, risultato di un'immigrazione iniziata nel 1607 con la nascita della prima colonia, la Virginia.
Il sovrano britannico aveva dato in concessione lo sfruttamento dei territori americani a compagnie commerciali, singoli individui e comunità di immigrati già insediate.
Ogni colonia aveva un governatore nominato dal re, ma godeva di una notevole autonomia politica.
Il valore sociale più apprezzato tra i coloni era una forte etica del lavoro, in coerenza con forte religiosità calvinista. Espressione di questa visione etico-religiosa furono in particolare le comunità puritane. Queste, erano scappate dal loro paese d'origine, l'Inghilterra, a seguito delle persecuzioni della chiesa anglicana ed erano approdate in America nel dicembre del 1620, occupando le terre della Virginia. La sopravvivenza di queste comunità dipendeva essenzialmente dalla pesca e della coltivazione del granoturco, appresa dagli indiani.
In America non si sapeva che cosa fosse il feudalesimo e la nobiltà di nascita aveva un valore quasi irrilevante, ovviamente, le gerarchie di potere esistevano, ed erano anche particolarmente forti.
A detenere il potere erano i bianchi benestanti ed istruiti. La politica nordamericana era caratterizzta dal coinvolgimento di ami strati sociali. I rappresentanti alle assemblee coloniali (le quali erano veri e propri organi di autogoverno) erano eletti a suffragio censitario, il quale escludeva i non proprietari, ovvero i non servi e i neri.
Nonostante ciò, i caratteri comuni che accomunavano le varie colonie erano solo la medesima lingua, in quanto ognuna di esse presentava caratteri diversi l'una dall'altra.
Le quattro colonie settentrionali presentavano una forte omogeneità etnica e religiosa. I coloni erano per lo più puritani inglesi, raccolti in comunità agricole statiche dal punto di vista economico e chiuse dal punto di vista culturale.
Le quattro colonie del centro erano molto diversificate dal punto di vista etnico e religioso e la loro economia si basava sull'agricoltura e sulla vendita dei prodotti agricoli.
Per quanto riguarda le cinque colonie del sud, la loro economia si basava sulle grandi piantagioni di cotone e tabacco ed erano quindi, le colonie nelle quali era più richiesta la mano d'opera africana.

Le differenze economiche e sociali erano quindi molto forti sia nelle colonie meridionali che in quelle settentrionali dove, far il ceto più agiato e quello più umile venne a formarsi un vasto ceto medio di agricoltori, mercanti ed artigiani.
Nonostante tutto, però, i bianchi costituivano la netta minoranza rispetto alla popolazione nera da essi importata
Possiamo quindi affermare che, nel 1700, il territorio nordamericano era diviso in tre grandi gruppi: coloni europei, nativi americani e schiavi neri.
Per quanto riguarda i nativi americani, sappiamo con certezza che fra il 1600 ed il 1700 subirono un incredibile calo demografico che li ridusse ad appena 600.000 in tutto il territorio nazionale. La ragione va ritrovata nel fatto che, seppur inizialmente i rapporti fra indiani e coloni fossero abbastanza tranquilli, in seguito le mire espansionistiche dei coloni divennero sempre più forti tanto da spingerli al conflitto contro le popolazioni native.
L'altra importante componente etnica erano gli africani. Nel 1600 ne giunsero circa 30.000, arrivarono a 180.000 nei primi decenni del 1700 ed entro la fine del secolo, in territori come la Caroline del Sud vi erano più di 70.000 neri contro 30.000 bianchi.
La vita degli schiavi era regolata da appositi codici i quali stabilivano che nono potevano esserci matrimoni misti, gli schiavi non potevano allearsi in cooperative, non potevano possedere proprietà né provare a fuggire, in quanto vi sarebbero state punizione esemplari .
Dopo la vittoria nella Guerra dei 7 anni, la Gran Bretagna iniziò a gestire con maggior rigore le colonie americane.
Ciò avvenne imponendo monopoli sui commerci, imposte e limitazioni per l'espansione verso ovest. Nel 1765, con l'approvazione della tassa sul bollo si mobilitò un vero e proprio fronte antibritannico che inscenò vari atti dimostrativi contro la madrepatria dei quali, il più famoso è il Boston Tea Party contro il monopolio mercantile inglese.
Gli americani si divisero in tre gruppi: lealisti ( contrari all'indipendenza), moderati (Benjamin Franklin) e radicali (Thomas Jefferson).
Quando gli inglesi arrivarono per affrontare i coloni, il fronte indipendentista di rafforzò e il 4 luglio 1776 a Filadelfia, i rappresentanti delle 13 colonie sottoscrissero la Dichiarazione d'indipendenza, grazie all'appoggio Francese i coloni, guidati da Geroge Washington sconfissero le forze britanniche vennero sconfitte e nel 1783 venne riconosciuta l'indipendenza.
I rappresentanti delle 13 colonie optarono per uno stato federale che avrebbe mantenuto forza e possibilità d'espansione ma anche una certa autonomia per le colonie.
A Filadelfia, il 17 settembre 1787, fu redatta e firmata la Costituzione degli Sati Uniti d'America. Questa è effettivamente una costituzione breve, finalizzata a stabilire il quadro generale di principi e procedure all'interno dei quali deve svolgersi la vita comunitaria.
E'inoltre una costituzione rigida, modificabile solo con particolari e complesse formalità.
Il potere legislativo p detenuto da un parlamento bicamerale formato da Camera dei rappresentanti e Senato.
Il numero di rappresentanti per la camera è proporzionale al numero di abitanti in ogni Stato mentre i membri del Senato sono due per ogni Stato, in modo da garantire ad ognuno un'adeguata rappresentanza.
Il Capo dello stato viene eletto da un collegio di grandi rappresentanti scelti dal popolo, l'elezione del presidente è quindi indiretta.
Per quanto riguarda la magistratura, essa è un organismo indipendente da ogni istituzione governativa. Il massimo organo di governo dal punto di vista giudiziario è la Corte suprema i cui rappresentanti sono eletti a vita dal presidente.

Dopo l'approvazione della nuova Costituzione da parte del consiglio di Filadelfia, essa andava ratificata dai singoli Stati. La discussione a questo proposito portò all'affermazione del Bill Of Right nel 1791.
La nuova costituzione si apre con " We, the people of the United States.." ma con questa frase si intende definire cittadini degli Stati Uniti solo i bianchi in quanto i nativi erano considerati stranieri e gli schiavi africani erano citati solo come altre persone.

E' quindi il paradosso di uno Sato nato affermando che la libertà è il valore supremo ma incapace di garantirlo a tutti indistintamente.

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