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L'età napoleonica


Le difficoltà interne, politiche e finanziarie, della Repubblica francese spinsero il Direttorio
verso una aggressiva politica espansionistica con l'idea di esportare gli ideali della rivoluzione all'estero. Dopo aver costituito nel 1975 la Repubblica batava e annesso nel 1794 il Belgio e le Province Unite, il Direttorio si fece promotore di una grande offensiva contro gli Asburgo all'inizio del 1796: due forti eserciti sarebbero penetrati in Germania e avrebbero attaccato l'Austria puntando a Vienna, e un terzo esercito, affidato al generale Napoleone Bonaparte, avrebbe tenuto occupate le milizie sabaude e asburgiche in Italia.
Ciò si tramutò per Napoleone in una occasione di acquistare prestigio e potere politico, infatti nel 1797 a Leoben, l'imperatore Francesco II firmò gli accordi preliminari che riconoscevano a Napoleone le conquiste italiane. Con ciò egli cominciò ad acquistare grande importanza politica. Sotto il patronato napoleonico sorsero la Repubblica transpadana e quella cispadana, così Napoleone ebbe il totale controllo dell'Emilia e della Romagna. In seguito alla caduta di Mantova, l'esercito si spinse ancora in Italia invadendo Venezia, e proclamando la nascita della Repubblica democratica veneta. Con questa conquista fu necessario stipulare altri accordi di pace oltre a quelli di Leoben: nel 12 ottobre 1797 venne firmata la Pace di Campoformio, in cui Napoleone consegnò agli Asburgo la Repubblica veneta e la città di Venezia in cambio della cessione formale di Belgio e Lombardia. Napoleone aveva imposto agli Asburgo di riconoscere la Repubblica cisalpina e il nuovo assetto politico italiano, erano state costituite la Rep ligure, romana e partenopea. Fu occupata anche la Toscana e lo Stato della Chiesa, e il Papa Pio VI venne trasferito in Francia. La formazione di queste repubbliche giacobine, o sorelle, furono caldeggiate da Napoleone, il quale voleva diffondere gli ideali della rivoluzione, infatti concesse costituzioni simili a quella del 95 e instaurò istituzioni analoghe a quelle francesi. La politica del Direttorio però si palesò in fretta, questo voleva solamente sfruttare economicamente questi territori, tassandoli pesantemente. Nonostante ciò lo spirito iniziale con cui i patrioti italiani accolsero Napoleone non cambiò, anzi diede origine alla questione nazionale italiana e impose un'importante riflessione sulle libertà politiche.
Queste repubbliche però caddero presto, soprattutto quella partenopea: il cardinale Fabrizio Ruffo, incaricato da Ferdinando IV di riconquistare il regno, mobilitò migliaia di contadini, plebi urbane e briganti, facenti parte delle bande sanfediste, o Esercito della Santa Fede. Il sanfedismo era espressione di una profonda avversione delle masse rurali e dei vecchi ceti terrieri, legati all'antico regime e alla religione cattolica.
Dopo la Pace di Campoformio rimaneva contro la Francia solamente l'Inghilterra, che il Direttorio pensò di colpire nei suoi interessi marittimi e coloniali, allestendo una spedizione in Egitto, con l'obbiettivo di attentare alla sicurezza dei traffici inglesi con l'india. L'impresa fu affidata a Napoleone, che sbarcò ad Alessandria il 2 luglio 1798. L'ammiraglio inglese Horatio Nelson distrusse la flotta francese il 1 agosto sorprendendola nella baia di Abukir.
Il governo inglese organizzò quindi una seconda coalizione antifrancese composta da Impero Ottomano, Russia, Austria e Regno di Napoli, oltre che all'Inghilterra. Sul fronte meridionale, l'esercito dello zar Paolo I riuscì a penetrare in Italia dalle Alpi Giulie e occupò Milano e Torino, e giunti nella Pianura Padana saccheggiarono ferocemente i territori.
Intanto le truppe austriache sconfiggevano l'esercito anche sul fronte del Reno. Tutto ciò richiamò in patria Napoleone, e fece cadere le repubbliche giacobine. Nonostante i crimini di guerra in Egitto, Napoleone dette un impulso alla modernizzazione del paese,
promuovendo scavi che portarono alla scoperta dell'antica civiltà faraonica e permise il ritrovamento di vari tesori seppelliti dalla sabbia come la stele di Rosetta.
Le disfatte militari furono una prova della debolezza del Direttorio, per cui Napoleone tornò a Parigi nell'ottobre 1799. cominciò a farsi strada l'idea di un colpo di Stato militare tra due componenti del Direttorio, Sieyès e Paul Barras. Il 18 brumaio, 9 novembre, 1799 i membri del consiglio nominarono Bonaparte a capo delle truppe di Parigi. Il giorno seguente Napoleone istituì un governo provvisorio, ponendo fine alla Repubblica termidoriana.
Fu elaborata quindi una nuova costituzione, detta dell'anno VIII, che assegnò il potere esecutivo a tre consoli, Napoleone era il Primo Console, che nominava ministri, ambasciatori e giudici. Il potere legislativo fu assicurato al Primo Console e a un Consiglio di Stato nominato dal console. Il potere giudiziario fu riformato con l'abolizione dell'elezione dei magistrati, ora nominati dal console. Anche il potere amministrativo fu affidato a lui, in quanto nominava sindaci e prefetti. Nonostante l'istituzione del consolato consista in un ritorno all'antico regime, le conquiste civili della rivoluzione furono mantenute: come l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e al fisco, e il libero accesso a pubblici uffici e gradi dell'esercito. Napoleone fece esprimere il popolo tramite un plebiscito popolare sulla Costituzione dell'anno VIII, che sanciva l'instaurazione di un governo di tipo dittatoriale. Per affermare ancora di più il suo potere egli stipulò un Concordato con la Santa Sede, che gli accorda il favore di tutti i cattolici francesi. Firmato nel luglio 1801 e approvato da Papa Pio VII il mese successivo, il Concordato stabilisce che Napoleone deve riconoscere il cattolicesimo come religione della maggioranza dei francesi e che il potere di nominare vescovi spettava al Papa, e in cambio il Papa rinunciò a rivendicare i beni ecclesiastici incamerati dalla rivoluzione e riconobbe la Repubblica. Napoleone assicurò la libertà di culto, abrogò la costituzione civile del clero e incaricò lo Stato del mantenimento degli ecclesiastici.
La politica di accentramento di Napoleone fu favorita dalla riforma amministrativa che metteva al centro del sistema burocratico l'attività dei prefetti, che attuavano nei dipartimenti le direttive del governo. Inoltre Napoleone dedicò particolare attenzione all'istruzione pubblica, vi era il liceo, dove si impartivano studi umanistici e classici, e le università e gli istituti politecnici per le conoscenze più scientifiche e tecniche, mentre la scuola normale superiore si occupava della formazione di futuri docenti.
L'intervento dello stato nella vita del paese di mostrò nell'ambito dell'assistenza sociale e sanitaria e nel controllo dei mendicanti.
Per pianificare interventi pubblici egli promosse ricerche statistiche e si creò un nuovo catasto per redistribuire in modo più equo la tassazione.
Bonaparte volle sancire formalmente il suo ruolo attraverso un plebiscito che lo proclamò console a vita nel 2 agosto 1802. Due giorni dopo entrò in vigore la Costituzione dell'anno X, grazie alla quale il console poteva scegliere il proprio successore e deliberare l'entrata in guerra e le trattative di pace della Francia. Nel 1804, con la costituzione dell'anno XII, Napoleone si fece nominare Imperatore dei francesi con il titolo di Napoleone I. il 2 dicembre 1804 Papa Pio VII benedì le corone imperiali e le posò sul capo di Napoleone e sua moglie.
L'ultima grande opera riformatrice napoleonica è la promulgazione nel marzo 1804 del Codice Civile, grazie al quale vennero definiti i capisaldi del vivere civile moderno: la libertà personale e la centralità dello stato. Con ciò venne:
annullati i privilegi dell'aristocrazia
confermata l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge
confermata la laicità dello stato
confermata la libertà personale, d'impresa, di lavoro
riconosciuta la proprietà privata un diritto naturale
codificate conquiste civili come divorzio e abolizione del diritto di primogenitura nonostante ciò alla base della famiglia fu riaffermata l'autorità indiscussa del padre sugli altri membri della famiglia, e fu reintrodotta la schiavitù nelle colonie.

Il Regno Unito Britannico, fondato nel 1800 con l'atto di unione tra i regni di Gran Bretagna e Irlanda riaprì le ostilità contro la Francia nel 1803, e dal 1805 al 1815 coinvolse altri stati in cinque coalizioni antinapoleoniche.
La terza coalizione antifrancese, vide nel 1805 la partecipazione di Russia, Austria, Svezia e Regno di Napoli. La supremazia della flotta britannica trovò conferma nella vittoriosa battaglia di Trafalgar il 21 ottobre 1805, nel corso della quale l'ammiraglio Nelson perse la vita. Napoleone compensò questa sconfitta con la vittoria ad Austerlitz, in Moravia, attuale Repubblica Ceca, il 2 dicembre 1805. L'Austria fu costretta a cedere i suoi territori italiani e tedeschi alla Francia con la Pace di Presburgo. Nel 1806 la maggior parte degli stati tedeschi fu riunita nella Confederazione del Reno, la cui presidenza fu assunta da Napoleone, ponendo così fine all'impero romano germanico.
Il 21 novembre 1806 a Berlino Napoleone proclamò il blocco continentale: chiuse tutti i porti francesi e degli stati alleati e satelliti alle navi inglesi e vietò ad Austria, Prussia e Russia tutti gli scambi commerciali con gli inglesi. Per farlo rispettare Napoleone dovette annettere Portogallo e Spagna.
La Prussia intanto decise di entrare a far parte della quarta coalizione antifrancese, combattendo il dominio dei francesi in Germania insieme alla Russia e Inghilterra. Napoleone vinse rapidamente la guerra. Lo zar Alessandro I di Russia e Napoleone riconobbero le rispettive zone di influenza e la Russia fu messa in condizione di rivolgere le proprie ambizioni espansionistiche sui possessi balcanici dell'impero ottomano.
Fu firmata ancora una quinta coalizione antifrancese, sempre dall'Inghilterra, ma ora con l'Austria. Napoleone sconfisse gli austriaci a Wagram il 6 luglio 1809, a cui seguì la Pace di Schonbrunn con la quale gli austriaci vennero obbligati a pagare una forte indenna e cedere alla Francia alcuni territori come la Dalmazia e l'Istria. Con ciò si segna il momento di massima espansione napoleonica.
Napoleone era appoggiato da un nuovo ceto borghese tra cui la borghesia imprenditoriale e quella finanziaria. Egli si preoccupò anche di eliminare le opposizioni e limitò la libertà di associazione e quella di stampa tramite la censura.
Il malcontento generale dei Paesi conquistati da Napoleone era dato dalle tassazioni imposte, dal reclutamento forzato e dalla crisi economica derivata dal blocco continentale. Napoleone si trovò quindi a dover affrontare, soprattutto in Spagna, il fenomeno della guerriglia, un tipo di insurrezione delle masse contadine del tutto nuovo, fatto di sabotaggi e imboscate. In Spagna ciò ebbe inizio con l'abdicazione di Carlo IV e la deposizione del figlio Ferdinando VII, al cui posto fu insediato Giuliano Bonaparte, la guerriglia continuò anche dopo la Pace di Schonbrunn nel 1809 e ciò provocò una reazione violenta dell'esercito che saccheggiò e massacrò il popolo indiscriminatamente. Gli spagnoli erano
sostenuti in questa lotta da un corpo di spedizione inglese comandato dal duca di Wellington. Gli insorti erano anche i borghesi liberali, che riuscirono a chiamare Ferdinando VII indietro e convocarono le cortes a cui chiedettero una costituzione, chiamata di Cadice nel 1812, ispirata alle idee della rivoluzione.

Nel 1810 Alessandro I ruppe il blocco continentale, allora Napoleone concepì un'impresa smisurata: l'invasione del territorio russo, ovvero la Campagna di Russia. Il 24 giugno 1812 oltre 600.000 mila uomini penetrarono nell'impero russo.
L'esercito russo mise in atto una tattica già sperimentata da Pietro il Grande: i russi si ritirarono attirando il nemico all'interno del loro paese dopo aver bruciato raccolti, villaggi, depositi, per non lasciare ai francesi nessuna possibilità di approvvigionamento. Solo a Bordino, sulla Moscovia, i russi si decisero ad affrontare i francesi, fu una carneficina che non decise le sorti della guerra né impedì a Napoleone di entrare a Mosca, infatti egli vi entra trionfante il 14 settembre 1812, attese invano i delegati russi per firmare i trattati di pace ma la città era stata abbandonata. Intanto avanzava l'inverno russo e il 19 ottobre Napoleone chiamò la ritirata, l'armata rientrò a Vilna in Russia nel novembre 1812, solo
20.000 dei 600.000 tornò. Questa sconfitta compromise il prestigio napoleonico. Federico Guglielmo II di Prussia, intanto, si fece promotore della sesta coalizione antifrancese, di cui fecero parte Inghilterra, Russia, Austria e Svezia. Questi inflissero a Napoleone una grande sconfitta a Lipsia nell'ottobre 1813 nella cosiddetta Battaglia delle Nazioni.
In Spagna Ferdinando VII tornò sul trono e in Olanda insorsero cacciando i francesi. La Francia fu invasa dagli eserciti della sesta coalizione e Parigi fu occupata nel marzo 1814. i generali imposero a Napoleone l'abdicazione il 6 aprile, e il re incoronato fu il fratello maggiore di Luigi XVI, che prese il nome di Luigi XVIII. I governi vincitori accordarono a Napoleone la sovranità sull'Isola d'Elba, nelle cui acque era costante la presenza delle navi inglesi. Con il Trattato di Parigi intanto si ristabilirono i confini francesi, che furono riportati alla situazione antecedente alla rivoluzione. Nel novembre del 1814 i sovrani d'Europa si trovarono in un congresso a Vienna per ridisegnare la carta geopolitica del continente.
Intanto Luigi XVIII concede al popolo la costituzione ottriata, poiché egli è legittimato dalla tradizione.

Il malcelato malcontento diffuso tra i ceti borghesi, burocrati e rappresentanti dello stato portarono Napoleone a decidere di sfuggire alla flotta inglese per tornare a Parigi, egli sbarcò in Provenza il 1 marzo 1815 e cominciò a marciare verso Parigi, le truppe inviate per arrestarlo passarono dalla sua parte. Luigi XVIII fuggì in Belgio e Napoleone si insediò alle Tuileries il 20 marzo 1815. La notizia giunse a Vienna, dove le nazioni unite nel congresso si unirono nella settima coalizione antifrancese. Dopo aver riformato la Costituzione dell'anno XII, che favoriva gli interessi liberali , Napoleone si preparò ad attaccare i prussiani prima dell'arrivo di forze russe e austriache, ma fu l'attacco congiunto di inglesi e prussiani a sconfiggerlo a Waterloo il 18 giugno 1815. Napoleone rientrò a Parigi per abdicare il 7 luglio 1815, cento giorni dopo la ricostituzione dell'impero. Luigi XVII tornò al trono e Napoleone fu esiliato all'isola di Sant'Elena, dove morì nel 1821.
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