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crisi del '600

Nei primi decenni del XVII secolo ebbe inizio un processo di crisi che penalizzò particolarmente l’area mediterranea. In ambito demografico ci fu una stagnazione, o in certi casi un decremento demografico. Questo si verificò soprattutto come conseguenza della guerra dei 30 anni nelle zone dove si svolsero le battaglie: gli eserciti infatti saccheggiavano, facevano violenze ed imponevano requisizioni, per cui gli abitanti dello stesso territorio non avevano tregua fra il passaggio di un esercito e l’altro. Per esempio l’esercito imperiale, guidato da von Wallenstein, un vero specialista che fece della guerra un’inesauribile fonte di denaro, ma che fu fatto uccidere perché mirava a sostituirsi all’imperatore, raggiunse i 100mila soldati, ma questi, insoddisfatti della paga, si rifacevano sulle popolazioni. L’aspetto invece economico fu la conseguenza di un’evoluzione negativa dell’economia del 500 che aveva visto la polarizzazione delle ricchezze, in seguito alla rivoluzione dei prezzi, per di più ci fu una glaciazione che portò carestie e minori raccolti, che aggravarono le condizioni della popolazione già stremata, favorendo la diffusione di grandi epidemie, tra cui la più importante fu quella di peste negli anni 30 e 50, raccontata da Manzoni.
Inoltre la popolazione fu decimata anche da malattie infettive come tifo, vaiolo e tubercolosi. Rispetto a questa crisi ci furono anche conseguenze sociali, infatti, alcuni signori per far fronte alla riduzione di risorse vendettero le terre e tentarono la via delle armi, andando ad ingrossare gli eserciti dei principi maggiori, mentre altri inasprirono le regalie rispetto ai contadini, aumentarono i canoni, le tasse e le corvées, in modo da ricavare, attraverso una maggiore pressione dei diritti nobiliari, una quantità di rendite sufficiente. Si verificò in questo modo un processo di rifeudalizzazione a danno dei contadini, che soprattutto nell’Europa orientale portò all’affermazione di una seconda servitù della gleba. Contro gli inasprimenti vi furono diverse rivolte contadine che però fallirono, poiché non erano sostenute da un potere politico. In Francia tra il 1635 e il 1639 ci furono le ribellioni di croquants e nu-pieds, mentre in Inghilterra le rivolte delle recinzioni, ossia enclosures rebellions, attuate dai diggers eche miravano al ripristino del libero accesso alle terre comuni e del godimento degli usi collettivi, così, zappe alla mano, i diggers abbattevano le siepi di recinzione e distruggevano i campi seminati. Alcuni storici affermavano che però il 1600 più che un secolo di decadenza fosse un secolo di riconversione. È vero che molti Stati decaddero, come Spagna e Impero, però altre aree si riconvertirono, abbandonarono la produzione cerealicola e videro lo sviluppo di nuove aree produttive. Ci fu una riconversione a vantaggio delle aree del nord rispetto a quelle del sud: per l’Olanda ad esempio il 600 fu un secolo d’oro, arrivò a detenere il 60% dei commerci in quella che è chiamata economia mondo, ossia una struttura che prevedeva un centro, una periferia e una periferia più lontana.
L’Olanda era il punto in cui convergevano e ripartivano la maggior parte dei commerci, l’area intorno era dove venivano prodotte le cose e la periferia, ossia le colonie, era l’area di consumo dei prodotti finiti. Dal punto di vista agricolo la cerealicoltura perse importanza e rimasero solo poche aree come la Polonia e la Sicilia ad esportare grani, ma le altre aree vennero riconvertite con culture in sintonia con le esigenze dei mercati, come la Toscana e il Piemonte in vigneti o la produzione della seta nell’Italia settentrionale, o quella di riso nella valle del Po. Si producevano anche piante tessili come lino e cotone. Il mercato dei tessuti pregiati andò ad esaurirsi a causa dell’impoverimento collettivo a vantaggio invece di una produzione di bassa qualità, con manufatti a basso costo prodotti in Inghilterra e Olanda, al di fuori delle città, mentre i prodotti italiani andarono fuori mercato perché rimase forte il sistema delle corporazioni. L’Italia cessò di essere esportatrice di prodotti finiti, ma lo divenne di materia prima e semilavorata, come seta e fili di seta. Ci furono zone in particolare che si specializzarono nella produzione del filo di seta, come il centro Italia, dove soprattutto Bologna sviluppò una tecnica di produzione segreta. È in definitiva un secolo di riconversione, certe attività decaddero, ma altre si imposero, come la produzione di armi a Brescia che divenne un’industria fiorente.

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