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Carlo V

Carlo V imperatore

Carlo V o conosciuto anche come Carlo 5 nacque nel 1500 da Filippo d’Asburgo e da Giovanna di Castiglia. Il giovane Carlo si trovò già all’età di sei anni ad essere il potenziale erede dei territori di Castiglia, Austria e Borgogna, poiché il padre scomparve nel 1506, e la madre era colta da pazzia, tanto che le venne attribuito il nome di “Giovanna la Pazza”. Egli ricevette un'educazione nelle ricche Fiandre, dove trascorse la sua infanzia e adolescenza. Nel 1516 il nonno Ferdinando d’Aragona morì, e Carlo V si ritrovò quindi anche ad ereditare il trono d’Aragona. In termini politici, la regina di Spagna era sua madre sino alla sua morte nel 1555, ma vista la sua infermità mentale, Carlo decise di assumere il ruolo di re di Spagna. Carlo fu aiutato da Erasmo da Rotterdam e Mercurino di Gattinara. Il primo fece derivare a Carlo, che era cattolico come i parenti, l’aspirazione alla pace, ma non per questo disgiunta alla guerra contro i Turchi. Il secondo fu invece il suo consigliere e gli fece scoprire alcuni scrittori filoimperiali come Dante Alighieri, che nel suo De Monarchia aveva esplicitato che per la pacificazione nel mondo cristiano ci doveva essere un rafforzamento dell’autorità suprema dell’Imperatore che doveva anche andare d’accordo con il Papa, ma che erano due soli diversi.

Nel 1519, con la morte di Massimiliano I, il giovane re Carlo Quinto di Spagna ascese al trono in Austria ed ebbe a pieno titolo il controllo sul territorio di Borgogna. Nello stesso anno, grazie ai prestiti e all’appoggio dei Fugger, una potente famiglia di banchieri tedeschi, ottenne l’elezione a imperatore del S.R.I.G., battendo la concorrenza del re Francesco I di Francia che in seguito sarà il suo nemico più accanito. Carlo ottenne l’elezione seguendo la legge della Bolla d’oro, che dava l’incarico di eleggere l’imperatore a sette principi tedeschi. Carlo fu dunque nominato Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico dall’arcivescovo di Colonia nel 1520 ad Aquisgrana e assunse il nome di imperatore Carlo V. Carlo, che aveva anche i territori americani ereditati dalla madre, aveva un impero così vasto che sentenziò questa famosa frase: “Sono padrone di un impero su cui il Sole non tramonta mai”. Carlo inoltre fece un suo preciso programma per l’Impero, sul quale spese praticamente tutta la sua vita:
- consolidamento del potere regio sui domini spagnoli e sull’Italia;
- Ridimensionamento del regno francese;
- Riorganizzazione interna dell’Impero germanico;
- Pacificazione tra cattolici e protestanti;
- Fermare l’avanzata dei turchi.
Essere imperatore gli creò molti problemi. In primo luogo era praticamente impossibile formare un’organizzazione unitaria efficiente per tutto il vastissimo Impero. Inoltre, sin dai suoi primi anni di regno, Carlo fu impegnato dal conflitto con la Francia per l’egemonia in Italia. La penisola, infatti, svolgeva anche una funzione tattica nella lotta contro i Turchi, grazie alla sua favorevole posizione.
La guerra durò dal 1521 al 1525 e vide come vincitore Carlo V che costrinse Francesco a rinunciare alla Borgogna e ai domini Italiani. Il re di Francia però, inasprito quanto mai, si alleò pure con papa Clemente VII che, insieme a Firenze, Venezia, Milano, Genova e Inghilterra, formarono la Lega antiasburgica e iniziarono una guerra che durò dal 1526 al 1529. Francesco I e Carlo V firmarono inoltre la pace di Cambrai, con la quale il re di Francia ebbe accesso almeno al territorio della Borgogna. Nonostante l’iniziale vantaggio della Lega, le sorti del conflitto volsero presto a favore di Carlo V che vinse anche questa guerra. Durante la guerra, Carlo mandò i Lanzichenecchi a combattere a Roma nel 1527, la quale venne sottoposta a un feroce saccheggio noto come sacco di Roma. Questo evento fece talmente tanto scalpore nel mondo cattolico che l’imperatore stesso ebbe vergogna, ma si giustificò dicendo che le cose erano andate oltre le sue intenzioni e il papa si staccò dalla Lega antiasburgica e, in cambio di aiuto militare per restaurare il potere a Firenze la sua famiglia (i Medici) lo incoronò re d’Italia nel 1530. Con la morte di Francesco II Sforza, l’imperatore del S.R.I.G acquisì anche il controllo diretto su Milano nel 1535.
Nel 1546, a causa di motivi principalmente religiosi, Carlo V mosse guerra ai protestanti e vinse nel 1547, a seguito della quale i principi tedeschi si ritirarono e si sottomisero all’imperatore Carlo V. In realtà nessuno degli avversari sconfitti in battaglia da Carlo 5 si sentiva sconfitto realmente, perciò Carlo V fu alla fine costretto nel 1555 a firmare la pace di Augusta che aveva come principio il famoso: “cuius regio eius religio” (ad ogni re la sua religione). Il principio affermava che i principi della Lega potevano seguire la religione che preferivano, costringendo i sudditi ad adeguarsi. Carlo V, stanco di governare un Impero che gli procurava solo preoccupazioni, decise a 55 anni di affidare tutta la parte occidentale del suo Impero, compresi i Paesi Bassi, i territori italiani e le colonie americane al figlio Filippo. Al fratello Ferdinando andarono invece la Germania e il titolo imperiale, quindi abdicò nel 1556. L’ex imperatore lasciò al figlio Filippo i territori più ricchi, con miniere d'oro e d’argento, industrie, mercati e benessere, mentre al fratello la Germania e il titolo imperiale, che furono le principali preoccupazioni di Carlo durante il suo stesso Impero. L’abdicazione di un imperatore che più di tutti si era avvicinato all’idea del monarca universale lasciò una profonda impressione nel mondo di allora e potrebbe anche essere vista come un’ammissione del sogno di vedere l’intera Europa sottomessa a un unico sovrano (insieme anche alla costa occidentale del Sud America e tutto il Centro America). A fine carriera Carlo non si ritirò in un convento, come era pensato per un certo tempo, ma si fece costruire una piccola e modesta casa su di un fianco del monastero, continuando ad interessarsi dell’Impero, rimanendo consigliere dei figli e dei suoi ex collaboratori.
Egli era molto religioso, per cui fece creare all'interno della sua camera da letto una finestrella con accesso alla chiesa del monastero, in modo tale da poter seguire spesso le sacre funzioni. Carlo quinto morì nel 1558 a causa di una lenta e progressiva insufficienza renale, interessandosi fino alla fine dei suoi giorni alla politica del suo Paese.

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