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Carlo V

Con Carlo V si assistette all’ultimo tentativo di dare vita ad un’egemonia imperiale in Europa. Nel 1515 Carlo V aveva ereditato dalla nonna paterna i possedimenti borgognoni; nel 1516 era stato proclamato, con il nome di Carlo I, re di Spagna (in quanto figlio di Giovanna la Pazza, figlia di Ferdinando d’Aragona e di Isabella di Castiglia) e nel 1519 fu eletto imperatore con il nome di Carlo V (in quanto figlio di Filippo d’Asburgo, figlio dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo e di Maria di Borgogna). Il suo potere si estendeva, quindi, su un vasto territorio che, oltre all’Impero, comprendeva: i possedimenti borgognoni, la corona spagnola (Aragona, Castiglia, regno di Napoli, Sicilia e Sardegna) e i possedimenti asburgici. L’elezione imperiale completava il disegno provvidenziale di Carlo V, cioè quello di riprendere la funzione che era già stata di Carlo Magno: assicurare l’ordine e la pace a tutto il mondo cristiano e guidarlo contro i suoi nemici. Riaffiorava, così, il sogno di un Impero universale. In realtà, le province che formavano l’Impero non furono mai un’unità organica e Carlo V aveva dovuto lasciare intatte le loro autonomie e le loro istituzioni. La scena politica europea fu dominata per molto tempo dallo scontro tra Carlo V e i re di Francia. Oggetto dei contrasti furono inizialmente la Borgogna (che Carlo rivendicava come parte dell’eredità borgognona) e la Lombardia (il milanese era sotto il dominio francese dal trattato di Noyon del 1516). Le ostilità si aprirono nel 1521 e i fatti più importanti si verificarono in Italia: i Francesi persero l’Italia (il re Francesco I fu fatto prigioniero).

L’Inghilterra appoggiò la Francia, temendo che l’intera Europa venisse conquistata da Carlo V. Francesco I firmò nel 1526 la Pace di Madrid che prevedeva la rinuncia da parte della Francia di Milano, Napoli e della Borgogna.
Quando Francesco I fu liberato, formò una lega anti-imperiale, la Lega di Cognac
(1526) a cui aderirono:
- il papa Clemente VII;
- Venezia;
- gli Sforza;
- i Medici;
- Enrico VIII.
In questo clima, nel 1527 alcuni reparti di mercenari tedeschi (i lanzichenecchi), in prevalenza luterani, si spinsero di propria iniziativa verso Roma e la saccheggiarono. Il “sacco di Roma” non era stato preordinato da Carlo V, ma neppure impedito. Nel 1529 fu firmata la Pace di Cambrai in base alla quale la Francia rinunciava alle pretese su Napoli e su Milano e l’imperatore abbandonava la richiesta della Borgogna. Carlo V, sempre nel 1529, si impegnò a garantire la restaurazione dei Medici a Firenze e di Francesco II Sforza a Milano. Le ostilità tra la Francia e l’Impero si riaccesero però nel 1535.
Carlo V, alla morte dello Sforza, si era annesso Milano ed Enrico II, re di Francia, appoggiò i principi tedeschi riuniti nella Lega di Smalcalda. A questo punto, Carlo V rinunciò al suo sogno di supremazia universale cristiana e decise
di abdicare (nel 1555) e di dividere i suoi possedimenti tra:
- il figlio Filippo II (Spagna, colonie americane, possedimenti italiani, Paesi Bassi);
- il fratello Ferdinando (le terre familiari degli Asburgo e l’elezione ad imperatore).
La Pace di Augusta del 1555 concluse il conflitto con i protestanti e la Pace di Cateau-Cambrésis del 1559 pose fine al conflitto con la Francia stabilendo:
- che il re francese Enrico II avrebbe riconfermato le sue rinunce territoriali in Italia (Napoli e Milano);
- che la Spagna avrebbe avuto il predominio in Italia (Milano, Napoli, Sardegna, Sicilia).

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