Napoleone Bonaparte


La fase della rivoluzione francese aveva lasciato dietro di se finanze disastrate e una difficile governabilità, il direttorio doveva fronteggiare l’opposizione sia dei giacobini che dei monarchici, e ad esasperare gli animi contribuiva anche la corruzione dilagante.
L’unico mezzo per superare i problemi economici e politici del paese era l’espansione territoriale, un’opportunità inoltre per realizzare un dominio imperialistico sull’Europa.

In questa prospettiva, l’esercito acquistò un a nuova centralità, visto che aveva i compiti cruciali di mantenere l’ordine sia all’interno, sia di attuare le conquiste francesi, divenne uno strumento di potere e di promozione sociale.
Chi si distingueva nell’esercito di origine popolare poteva infatti ottenere posti di comando e assumere ruoli di primo piano nella scena politica, come il giovane Napoleone Buonaparte (nato ad Ajaccio nel 1769 il 15 Agosto, pochi mesi dopo che la repubblica di Genova aveva ceduto la Corsica alla Francia.) raggiunse il grado di ufficiale di artiglieri prima dello scoppio della rivoluzione e si legò ai giacobini. A 24 anni venne promosso generale, ma dopo la morte di Robespierre cadde in disgrazia, riuscì a guadagnarsi la fiducia del direttorio reprimendo la rivolta dei monarchici, impresa che gli procurò il comando di una spedizione in territorio italiano (contro gli Austriaci e i Piemontesi in guerra contro la Francis con l’aiuto di Inghilterra e Russia). Napoleone cambiò il suo cognome da Buonaparte a Bonaparte per sembrare francese.

Il 2 Marzo 1796 Bonaparte prese il comando dell’armata e iniziò la Campagna d’Italia, con poche migliaia di soldati riuscì a sbaragliare il nemico e diventò l’arbitro incontrastato della situazione politica. Nel Maggio del 1796 Napoleone sconfisse i piemontesi e gli austriaci (ottenne Nizza, Savoia, e la Lombardia che trasformò in repubblica transpadana) trovò anche il sostegno dei liberali e dei democratici italiani, che accolsero con entusiasmo le truppe francesi che li liberavano dal regime austriaco (speravano che Napoleone avrebbe creato in Italia istituzioni fondate sugli ideali di libertà francesi). In seguito Bonaparte attaccò i ducati di Modena e Parma, lo stato pontificio e la fortezza di Mantova aprendosi la strada verso il Veneto e Venezia. L’Austria chiese l’armistizio, ratificato dalla pace di Campoformio in cui la Francia otteneva il Belgio e la Lombardia e cedeva l’Austria il Veneto, segnando la fine della repubblica di Venezia.

Bonaparte poteva garantire alla Francia forti introiti, grazie ai tributi imposti alle città, in questo modo la guerra nutriva il regime del Direttorio e contribuiva a fortificare il potere. Il salasso, e le spoliazioni attuate dai francesi e il tradimento di Venezia provocò lo sdegno di molti patrioti italiani, tra questi Ugo Foscolo.

Nelle terre occupate dai francesi si favorì il sorgere di “repubbliche sorelle” con l’appoggio dei liberali (Giacobini italiani) il direttorio, espressione della borghesia, mirava ad instaurare nei paesi conquistati (liberati), governi sostenuti dai ceti moderati. La guerra di liberazione favorì la creazione di entità statali satelliti della Francia sottoposte alla sua influenza.

Sorgono le “repubbliche sorelle” poiché gemellate con la Francia:
1. La repubblica Cispadana (al di qua del Po) nella regione emiliana (1796)
2. La repubblica Cispadana unita alla Transpadana (1797) e alle poche terre venete rimaste, alle città della Romagna e Pesaro, dette origine alla repubblica Cisalpina con capitale Milano
3. La repubblica di Genova democratizzata nel 1797 e trasformata in repubblica Ligure nel 1797
I membri degli organi vennero direttamente scelti da Napoleone per evitare la possibilità di un governo Giacobino.

La bandiera tricolore nasce il 7 gennaio e simboleggia rispettivamente, il verde le pianure, il bianco la neve delle montagne, il rosso il sangue dei caduti per la patria. Questa bandiera divenne simbolo degli ideali di indipendenza, innalzata come simbolo di libertà.

Vengono costituite due nuove repubbliche, la prima Repubblica Romana (a Roma) a seguito dell’occupazione dello stato pontificio, e del trasferimento di papa pio VI in Francia, e la Repubblica Partenopea a Napoli nel 1799, anche in Toscana venne creato un governo provvisorio di tipo democratico.
Nel 1799 la penisola italiana era sotto il controllo diretto o indiretto di Parigi.
Tra il 1795 e il 1798 sorgono anche una repubblica Batava (paesi bassi) e una repubblica Elvetica (confederazione svizzera).

I successi di Napoleone accrebbero l’influenza del suo esercito e si impose sulla politica Francese, nel autunno del 1797, per reagire al successo ottenuto dai monarchici che quell’anno avevano ottenuto la maggioranza nel consiglio degli anziani e in quello dei cinquecento il direttorio dichiarò nulle le elezioni e il 18 frutti d’oro (4 settembre) Napoleone fece arrestare i maggiori esponenti, mettendo in atto un colpo di stato, trasformandosi in un organo autoritario di stato.

Con la pace di Campoformio l’Austria aveva rinunciato alla guerra contro la Francia e l’Inghilterra restava troppo forte in mare perciò Bonaparte decise di colpire l’Inghilterra nei suoi interessi coloniali e conquistare l’Egitto per sferrare così un attacco all’india (fonte della potenza commerciale britannica).
Bonaparte conduceva la campagna d’Egitto (maggio 1798- giugno 1799), intanto l’Europa si trasformava in una coalizione anti-francese (composta da Inghilterra, Turchia, Russia e Austria) il cui compito era quello di bloccare l’avanzata francese.

Le truppe austro-russe attaccarono in Italia e riuscirono a battere le armate avversarie, costringendo i francesi a lasciare la penisola, le repubbliche sorelle crollarono una dopo l’altra e ritornarono al potere gli antichi governi che ordinarono feroci repressioni contro coloro che avevano sostenuto le repubbliche, diventando una caccia ai giacobini. A Napoli queste rivolte furono molto feroci, la città fu colpita da bande armate di briganti ingaggiate da Ferdinando IV alle quali si aggrego anche il popolo e i contadini fedeli alla dinastia Borbone e alla chiesa delusi dalla mancata redistribuzione delle terre decisero di combattere in nome della santa fede contro i giacobini. I valorosi difensori si dovettero arrendere al ritorno del re, più di cento furono giustiziati tra i quali anche due donne.

Nell’estate del 1799 le condizioni della repubblica francese restavano drammatiche, il governo era paralizzato dalle casse statali vuote e dal progressivo rallentamento delle attività commerciali e industriali e dall’aumento dei consensi per i giacobini e i robespierriani, che avevano movimentato i ceti popolari.

Il direttorio cominciò a considerare l’opportunità di una nuova costituzione autoritaria e conservatrice con cui imporre l’ordine e assicurare l’egemonia borghese. Questo intervento poteva essere fatto solo con l’intervento di un esercito guidato da un generale molto popolare Bonaparte, che così rientro in Francia e il 18 Brumaio (9 novembre) del 1799 sciolse il direttorio con la forza e attuò un nuovo colpo di stato, l’esercito non fu solo uno strumento ma era ormai l’unica forza in grado di mantenere l’ordine e la stabilità. Napoleone viene nominato primo console

La repubblica cessava di esistere e una nuova Costituzione che si allontanava da ogni principio democratico e di sovranità popolare nasceva, affidando il governo e il potere esecutivo al primo console e il potere legislativo era affidato a un parlamento nominato dal governo che era obbligato ad approvare le leggi del primo console. In questo modo il potere esecutivo era posto al disopra di quello legislativo, mentre il potere giudiziario era riservato a un gruppo di magistrati nominati dal primo console, con questo ordinamento la borghesia rinnegava le conquiste della rivoluzione e accettava la dittatura del primo console.

Consolidata la sua posizione in Francia, Bonaparte riprese le armi contro la seconda coalizzazione desideroso di rafforzare il suo potere con un successo militare, occupò così Milano e sbaragliò gli Austriaci nella pianura di Marengo presso Alessandria, la dura sconfitta indusse gli Austriaci ad abbandonare la Lombardia e chiedere un armistizio la pace di Luneville del 1801 che confermo la pace di Campoformio.
Dopo questa sconfitta tutte le grandi potenze si ritirarono e la repubblica Cisalpina riprese vita, nel 1802 sarebbe stata ribattezzata con il nome di repubblica italiana. L’Inghilterra a quel punto era l’unica rimasta in campo che dopo aver costretto alla resa le truppe rimaste in Egitto sottoscrisse la pace di Amiens.

La fine della guerra apri alla Francia un periodo di ripresa, Napoleone risolse innanzi tutto il conflitto con i cattolici generato dai provvedimenti anticlericali e ri-ottenere così l’appoggio della chiesa per il nuovo regime, perciò il 16 luglio 1801 la Francia stipulò un contratto con la santa sede, guidata da papa pio VII che riconosceva la preminenza della religione cattolica rispetto alle altre forme di culto, la chiesa a sua volta riconosceva la repubblica francese e rinunciava alla rivendicazione dei territori ecclesiastici, inoltre la chiesa ebbe libero arbitrio per l’attività pastorale e la liberta di scegliere i parroci, ma dovettero giurare fedeltà politica al governo.
Tra il 1800-1804 venne emanato il primo codice civile detto napoleonico nel quale furono riproposti alcuni provvedimenti della rivoluzione, come l’eliminazione dei privilegi, l’applicazione del sistema metrico decimale e l’uguaglianza dei diritti per tutti i figli nella successione ereditaria, accanto a norme ispirate all’ancien regime fu per esempio ristabilita la schiavitù nelle colonie.

Napoleone adottò anche alcuni provvedimenti per accentrare il potere nelle sue mani, sopprimendo il diritto del popolo a partecipare alla vita amministrativa, istituì prefetti nominati dal governo al posto di quelli eletti liberamente dai comuni e dai dipartimenti. A rafforzare il suo potere contribuì la riorganizzazione della polizia, la nomina governativa dei giudici e la limitazione del numero dei giornali (4 a Parigi e uno solo per dipartimento) istituendo così una rigida censura, che prevedeva il controllo su tutte le forme di espressione culturale ed artistiche da parte del ministero degli interni. Napoleone intervenne in campo di educazione creando scuole di alto livello.

In campo economico napoleone si preoccupò di riconquistare la fiducia della borghesia e della popolazione attraverso un’amministrazione finanziaria e attraverso l’introduzione di nuove monete e l’istituzione della banca di Francia destinata ad incoraggiare la ripresa degli investimenti, produttivi e del commercio. Prese una serie di provvedimenti per favorire l’aumento della produzione e il libero commercio, imponendo alte tasse doganali, ai danni della concorrenza britannica stipulando trattai di commercio favorevoli alla Francia, procedette inoltre a una consistente diminuzione delle imposte dirette compensate da un ripristinino di quelle indirette che andava a danneggiare gli strati meno abbienti favorendo invece i proprietari terrieri e la borghesia più intraprendente.
Tali misure si accompagnarono a una rinnovata affermazione del principio della proprietà privata e della libera circolazione dei beni, così l’economia agricola e anche quella industriale ricevettero forte impulso, grazie all’impiego di nuove macchine che garantirono buoni guadagni alla borghesia.

I mutamenti avvenuti in Francia fra il 1802 e il 1804 (in ultimo l’incoronazione imperiale) allarmarono l’Europa: sembrava infatti che la potenza di Napoleone non conoscesse limiti. La più preoccupata era l’Inghilterra, minacciata dall’espansionismo ma anche dalle misure economiche varate da Bonaparte a vantaggio del commercio e dell’industria nazionale. Nacque così una nuova coalizione antifrancese (formata da Austria, Russia, Svezia e regno di Napoli). Napoleone riportò una grande vittoria contro la coalizione ad Austerlitz (1805) e l’Austria firmò la pace, la battaglia di Austerlitz fu definita dei “tre imperatori” perché vi parteciparono, oltre a Napoleone, anche Francesco I d’Austria e Alessandro I di Russia.
Quasi contemporaneamente a Trafalgar (1805), nel sud della Spagna, presso Cadice, la flotta francese veniva sconfitta da quella inglese comandata dall’ammiraglio Horatio Nelson, che perse la vita nello scontro. Napoleone dovette affrontare diverse altre coalizioni di forze nemiche che sconfisse via via. L’Olanda, diverse regioni tedesche e anche la Polonia passarono sotto il controllo francese, nel 1808, inoltre, era stato occupata anche la Spagna. Ormai quasi tutta l’Europa, tranne l’Inghilterra, era sotto il dominio napoleonico. Per consolidare il trattato di pace con l’Austria e nella speranza di avere un erede, nel 1810 Napoleone ripudiò la prima moglie Giuseppina e sposò Maria Luisa, figlia dell’imperatore austriaco, dalla quale ebbe anche un figlio, Napoleone Francesco.
A capo dei paesi di cui a mano a mano si impadronì, Napoleone pose vari membri della sua famiglia.

Giuseppe Bonaparte

Re di Napoli nel 1806 e poi Re di Spagna (1808-1813)
Luigi Bonaparte
Re d’Olanda (1806-1810)
Gerolamo Bonaparte
Re dello stato tedesco di Westfalia (1807-1813)
Elisa Bonaparte
Granduchessa di Toscana
Paolina Bonaparte
Duchessa di Guastalla
Carolina Bonaparte
(moglie di Gioacchino Murat)
Regina di Napoli dal 1808 al 1814 (dopo che il fratello Giuseppe era diventato re di Spagna)
Eugenio di Beauharnais
(figliastro di Napoleone)
Viceré d’Italia


L’Inghilterra restava il vero grande avversario di Napoleone, grazie alla sua indiscussa superiorità navale, che le assicurava il predominio nel commercio mondiale. Per colpirla nei suoi interessi economici, nel 1806 Napoleone proclamò il blocco continentale contro l’Inghilterra: tutte le merci di provenienza inglese, o trasportate da navi inglesi, dovevano essere catturate in mare o sequestrate nei porti europei controllati dalla Francia, danneggiò l’industria inglese, e colpì anche diversi paesi europei tra i quali l’Italia, si sviluppò un contrabbando così esteso che la Francia non riuscì a reprimerlo.
Nel 1808 le truppe francesi invasero la Spagna, per poter occupare il Portogallo, che non aveva aderito al blocco continentale e continuava a mantenere i suoi porti aperti alla flotta inglese. Napoleone costrinse il re di Spagna ad abdicare e inserì al suo posto il fratello Giuseppe, ma furono poi sconfitte da un contingente inglese. In Spagna la popolazione era insorta contro l’occupazione francese e, appoggiata dal governo inglese, aveva iniziato una durissima guerriglia che l’esercito.

Nel 1812 lo zar russo Alessandro I proclamò la ripresa del commercio con l’Inghilterra. Napoleone decise allora di invadere la Russia, con il suo esercito la “Grande armata”, l’imperatore francese contava di sconfiggere l’esercito russo entro l’estate del 1812 con una campagna come al solito rapida e brillante, ma il generale Kutuzov comandante delle truppe russe adottò una tattica, favorito dall’enorme estensione del territorio russo, preferì evitare lo scontro diretto e decise di ritirarsi di fronte agli invasori e tendere loro una trappola: a mano a mano che si ritirava lasciava dietro di sé un territorio devastato, dopo aver bruciato villaggi, depositi di viveri e gli stessi raccolti in modo che ai francesi non venisse lasciato alcun rifornimento e intanto venivano tirati sempre più all’interno, dove poi sarebbero stati sorpresi dal terribile inverno russo. L’esercito russo affrontò l’armata napoleonica per difendere Mosca, lo scontro avvenne presso la località di Borodino dove Napoleone uscì vincitore ma, quando questi entrò a Mosca, la trovò quasi deserta e in fiamme. Iniziava nel frattempo il gelido inverno e Napoleone diede l’ordine di ritirata, in questa marcia del freddo, la Grande armata francese fu pressoché annientata dal gelo e della fame. Affrontata dai Russi mentre guadava il fiume Beresina, subì una grave sconfitta, si disse poi che il vero nemico di Napoleone non era stato l’esercito russo, ma il “Generale Inverno”.
Una nuova coalizione approfittò della situazione e sconfisse Napoleone a Lipsia (1813) per poi invadere la Francia.

A Napoleone venne concesso, dopo aver abdicato, di ritirarsi all’isola d’Elba, nell’arcipelago toscano (aprile 1814). Nel febbraio dell’anno seguente, però, mentre le potenze vincitrici erano riunite nel congresso di Vienna, Napoleone fuggì dall’Elba e sbarcò in Francia con pochi soldati. La popolazione e l’esercito si schierarono al suo fianco. L’avventura era però destinata a durate pochi mesi (100 giorni, per la precisione). Il 18 giugno 1815 a Waterloo, in Belgio, gli eserciti inglese e prussiano, comandati dal duca di Wellington, lo sconfissero definitivamente. Napoleone abdicò nuovamente e si consegnò agli inglesi che lo esiliarono a Sant’Elena, un’isoletta spersa nell’oceano Atlantico, al largo dell’Africa. Qui morì il 5 maggio 1821.

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