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Per capire cosa ha rappresentato l’assolutismo per la Francia, dobbiamo innanzitutto conoscere la figura in cui questa ideologia si è incarnata.
Nel 1661, alla morte di Mazzarino, Luigi XIV decide di non nominare un primo ministro, prendendo nelle proprie mani il potere che deterrà per più di 70 anni, fino cioè alla sua morte.
Un regno lunghissimo caratterizzato dallo sfarzo e dal prestigio, ma non pacifico, poiché la Francia si trovò per più di 30 anni in guerre combattute in tutta Europa contro i grandi d’Europa.
Ovviamente lo scopo era quello di consolidare quel primato continentale che la Francia possedeva dopo il ’48 e che diventerà ancora più forte nel ’59 in un crescendo di potere con costi economici e sociali altissimi. Le imposizioni fiscali furono enormi, e portarono alle rivolte dei contadini esasperati dalle carestie.
Non fu un periodo di pace dunque ma certo di gloria, per la conquista dell’egemonia continentale grazie a una politica assolutistica.

Per assolutismo si intende un sistema di governo in cui il re non divide il potere con altri soggetti, caratterizzato da controllo e uniformità in ambito sociale politico e religioso.
Certo vi erano delle strutture politico amministrative che in qualche modo erano poste anche a limite del potere del re, prima di tutte gli Stati Generali, creati nel 1300 e convocati pochissime volte, quindi già svuotate di senso. L’ultima convocazione era stata nel 1614 ultima data fino alla rivoluzione francese (1789).
Altre strutture erano ad esempio il parlamento di Parigi o altri parlamenti regionali, che perdono totalmente d’importanza, oltre che per l’uso di aggirare l’opposizione con la procedura straordinaria del lit de justice, o oltre che per l’abolizione del diritto di rimostranza, svuotate del potere dall’interno con l’ introduzione di uomini facilmente controllabili ad esempio la nobiltà di toga (noblesse de robe), ex borghesi arricchiti grazie a commerci e speculazioni e che avevano iniziato a lavorare per lo stato dopo aver acquisito cariche, accanto ai vecchi membri della nobiltà di spada.
Questi uomini nuovi non erano così ben inseriti in un sistema di potenziale grande corruzione ed erano desiderosi di mettersi in mostra con il loro operato, sfruttato dal re come anche le loro disponibilità economiche.
saranno poi adoperati soprattutto in provincia degli intendenti funzionari di origine chiaramente borghese e recente nobilitazione con il compito di amministrare, riscuotere le tasse, il tutto sotto stretto controllo del sovrano, a cui devono rispondere del loro operato. Erano in conclusione impiegati d’altro rango chiamati a fornire relazioni in modo che il sovrano potesse prendere le decisioni finali

il fatto che il re detenesse il controllo su ogni cosa non significa non avesse intorno a sé dei ministri, uomini particolarmente potenti ma limitati in numero: c’è un ministero delle finanze, degli esteri e uno militare, che insieme al re formavano il consiglio supremo, l’organo che a tutti gli effetti governava la Francia. Sono persone scelte direttamente, fidate e molto competenti. Il ministro delle finanze, Jean Baptiste Colbert, fino al 1683 braccio destro del re, ad esempio proveniva da una semplice famiglia borghese.

Sempre parlando di controllo dobbiamo ricordare un’operazione strategica messa in atto per isolare la nobiltà di spada che era una zavorra, da neutralizzare e tenere molto vicino. La grande operazione è la reggia di Versailles, una prigione dorata dove la corte si trasferisce nel 1682 dal palazzo del Louvre, che permette di creare un’etichetta, uno stile di vita regolamentato in modo rigidissimo che consentiva al sovrano di mettere i nobili in competizione fra loro per essere sempre ai primi posti nelle di lui grazie.
Questi nobili spendono fortune non solo per abbellirsi ma anche nella decorazione della reggia.
Ma questo trasferimento aveva una finalità anche pratica, cioè quella di riparare il sovrano da possibili rivolte scoppiate a Parigi, come “le fronde” 20 km erano la distanza giusta per mantenere il controllo in sicurezza.

“Profondo il contrasto tra i due aspetti della vita di corte: quello frivolo e galante delle feste e degl'intrighi amorosi, e l'altro, denso di opere e di fatica, che si attuava nelle quotidiane cure dello stato. Né il trasferimento da Parigi a Versailles era stato casuale, sebbene indice d'una profonda mutazione di consuetudini e di norme. S'introdusse un cerimoniale solenne, sul tipo spagnolo e austriaco, e si costituì una gerarchia regolata da un'etichetta severa. La persona del re divenne il fulcro della vita della reggia, ove ogni atto e momento della giornata del sovrano dava origine a una cerimonia e dove il tono dell'ambiente e le costumanze dovevano apparire come l'espressione perfetta della maestà regale: era veramente le Roi Soleil.”

Come prima detto, l’assolutismo è caratterizzato da controllo e uniformità, in ambito sociale, ma anche politico e religioso. Uniformità religiosa significa trovare un credo caratteristico del paese. In questo momento in Francia troviamo largamente diffuso il credo ugonotto, che poteva esercitare grazie all’editto di Nantes, come i giansenisti, un movimento piuttosto pericoloso per il sovrano a causa delle loro rigidità morale. Inizia dapprima ad estirpare questa setta, ma presto estendendosi ai calvinisti di Francia, perché comunque non coerenti alla sua idea. Luigi XIV ritiene che l’editto di Nantes non abbia più ragion d’essere, convinto che per la Francia non era più necessario l’appoggio protestante. L’abolizione del 1685 è solo l’atto finale di una serie di vessazioni gravi, come il diritto dei militari di accasarsi fra uno spostamento e l’altro nelle dimore degli ugonotti, che si ripercuotono sulla Francia, dal momento in cui molti di questi, professionisti competenti o abili artigiani, decidono di abbandonare il paese per la Prussia Brandeburgo o per l’Olanda. La città di Berlino grazie all’impulso dei fuoriusciti ugonotti diventerà alla fine del ‘600 una città polifunzionale, più vicina al nostro ideale di metropoli.

“Malgrado le proteste di fedeltà al regno espresse dalle Chiese riformate, re Luigi, ora chiamato «il grande» e all'apogeo della sua potenza in Europa, non può tollerare l'esistenza di una minoranza che, ai suoi occhi, turba la compattezza dell'ideologia religiosa dei suoi sudditi. Dal 1679 vengono emessi nuovi decreti: in ottobre, ai sinodi riformati deve presenziare un commissario reale e sono aumentate le pene contro i relapsi - coloro che, avendo già abiurato, si riconvertano al protestantesimo. Nel 1680, si vieta la possibilità ai cattolici di convertirsi al protestantesimo, alle protestanti di esercitare l'attività di levatrice e si rende obbligatorio tentare la conversione al cattolicesimo dei malati in pericolo di morte; il 17 giugno 1681 l'età minima per la conversione al cattolicesimo si abbassa a 7 anni, considerata l'«età della ragione», in luglio viene soppressa l'Accademia protestante di Sedan, nel settembre del 1684 quella di Die, nel gennaio 1685 l'Académie de Saumur e nel marzo l'accademia di Puylaurens.

L'11 aprile 1681 vengono istituite le «dragonnades»: la loro premessa è il decreto che concede «l'esenzione per due anni dell'obbligo di alloggiare i militari per i protestanti che si siano convertiti dal 1º gennaio scorso e per coloro che si convertiranno da oggi in avanti». Le «dragonnades» iniziano dal maggio 1681 nel Poitou: esse consistono nell'alloggiare i dragoni, un particolare corpo militare, nelle case dei protestanti, autorizzandoli, allo scopo di provocarne la conversione, a ricorrere a qualunque mezzo, dal saccheggio alla tortura e allo stupro, fino a permettere l'omicidio in caso di estrema resistenza. In questo modo si ottennero conversioni in massa, per quanto fittizie, e anche una forte ripresa dell'emigrazione nei paesi riformati, nei quali fu forte l'emozione provocata dalle brutalità francesi e la solidarietà verso gli emigrati ai quali furono concesse facilitazione d'ingresso e, nel Brandeburgo, l'esenzione fiscale sulla proprietà della terra. I decreti reali si susseguono: nel gennaio 1682 si stabilisce che i figli illegittimi dei protestanti siano allevati nel cattolicesimo; in maggio, mentre viene distrutto il tempio di La Mothe-Saint-Héray, si proibisce ai marinai e agli artigiani ugonotti di emigrare; nel giugno, si proibisce l'esercizio delle professioni di notaio, procuratore, assessore e ausiliario di giustizia; nel luglio si decide la confisca dei beni degli emigrati e in agosto si vietano le riunioni fuori dai templi. Nell'anno successivo si proibisce ai pastori la propaganda religiosa, pena l'espulsione e si rende obbligatorio riservare ai cattolici un luogo di frequenza nei templi protestanti, nel 1684 si vieta anche il culto privato mentre quello pubblico è interdetto nei paesi che contino meno di 10 famiglie protestanti e si confiscano i beni dei concistori, che passano agli ospedali cattolici.
Valutate un successo le dragonnades del Poitou, queste si ripropongono dal maggio del 1685: a partire dalla Béarn, ai piedi dei Pirenei, si estendono in Linguadoca, nella valle del Rodano e, risalendo a nord, nella Saintonge. I decreti di quest'anno prevedono la distruzione dei templi dove siano stati celebrati matrimoni misti, la proibizione ai protestanti di avere servitori cattolici, di pubblicare libri di contenuto religioso, di esercitare la professione medica; si stabilisce di affidare gli orfani solo a tutori cattolici e di ricompensare chiunque denunci un protestante. Nel mese di ottobre l'«eresia» sembrava ormai estirpata e non restava che revocare l'ormai anacronistico Editto di Nantes.”

La finalità di questo atto però è anche quello di mostrarsi come nuovo campione della cristianità, sentendosi forse in competizione con l’imperatore che aveva saputo respingere una delle ultime vere grandi ondate di penetrazione delle truppe turche.
La chiesa che ha in mente Luigi XIV è però nazionale ed autonoma rispetto a Roma, cioè Gallicana.
Fa convocare gli alti prelati francesi e gli fa sottoscrivere una dichiarazione in cui si afferma la superiorità del concilio sul papa e nello stesso tempo nega l’infallibilità del pontefice, se privo del consenso generale della chiesa.

L’uniformità è infine economica: Luigi XIV appoggia appieno l’idea che lo stato debba intervenire direttamente nelle attività manifatturiere e mercantili, optando per il mercantilismo, la cui piena realizzazione prende il nome in Francia di Colbertismo.
Nella sua grande opera, Colbert crea anche controlli di uniformità molto rigidi, a garanzia della qualità del prodotto.
Gli esiti del Colbertismo saranno fallimentari: le compagnie non riescono a competere e dipendono dallo stato, prive del capitale sociale della VOC, dunque difficoltà statali uguale difficoltà loro.
I controlli di uniformità non vengono rispettati e la qualità dei prodotti ne risente.
Inoltre i commercianti rigettano la politica espansionista deleteria al loro lavoro.
Dobbiamo anche fare riferimento alla costituzione di un esercito, che viene rafforzato attraverso un’amministrazione fortemente centralizzata, il potenziamento delle strutture amministrative e un nuovo sistema di reclutamento, che avveniva per sorteggio, dal momento che la carriera militare era ambita, finalizzato a strappare l’esercito dal controllo della nobiltà di spada. Sono ammessi dunque ricchi borghesi, una nobità. Infine l’esercito è costituito con un addestramento e adeguato equipaggiamento, ma anche dalla costruzione di piazzeforti nel paese. La politica estera segue un obiettivo di egemonia continentale ai danni della spagna, dell’impero, delle province unite. Due periodi sono da ricordare: il primo, che va dal 1667-68 è la prima guerra combattuta dal nuovo esercito definita “poco più che una parata” da molti storici, detta guerra di devoluzione. La causa scatenante fu il mancato pagamento di 500.000 scudi d’oro che Maria Teresa d’austria avrebbe dovuto portare in dote (in cambio della rinuncia ai diritti sull’eredità spagnola) al due volte primo cugino Luigi XIV, per il matrimonio che sanciva la pace dei Pirenei.

“La Francia uscì vittoriosa dalla guerra, confermando l'egemonia sul continente grazie alla sua potenza economica, militare e demografica. I risultati ottenuti però non furono particolarmente significativi: dal punto di vista territoriale e politico la situazione era rimasta pressoché immutata, semplicemente il confine settentrionale si spostò di qualche decina di chilometri.
L'unico effetto tangibile della guerra in campo politico fu il rinfocolamento dell'inquietudine delle potenze europee nei confronti delle ambizioni espansionistiche di Luigi XIV. Infatti l'emendamento della devoluzione nelle leggi ereditarie del Brabante non costituiva un casus belli accettabile, quindi non giustificandola sul piano del diritto internazionale, ed inoltre ufficialmente non venne mai dichiarata portando a credere che i Francesi avrebbero comunque perseguito i loro obiettivi ignorando le regole della diplomazia che moderavano i rapporti tra gli stati.”

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