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Ottone III aveva 3-4 anni quando morì suo padre Ottone II. Diventa imperatore nel 996 e rimane tale fino al 1002. Egli é una figura singolare perché sua madre é la principessa bizantina Teofano. Egli manifestò una conclamata debolezza politica, ma sotto la guida di uno dei maggiori intellettuali del tempo, Gerberto d’Aurillac, aveva una cognizione della classicità greca e latina consistente: riusciva infatti a parlare correttamente in greco e in latino. Successivamente Gerberto d’Aurillac divenne papa con il nome di Silvestro II (999-1003). Quello che vuole realizzare Ottone III non è tanto il progetto di rilanciare la romanità cristianizzata e neppure il progetto di posizionare il SRIG nel Mediterraneo, quanto quello di rendere ancora più stretto il rapporto tra l’imperatore del SRIG e il papa di Roma, proprio perché è legato a Gerberto d’Aurillac. Questo significava avere un maggiore e più robusto impatto nella questione drammatica di perdita di tonicità della Chiesa, ma ciò genera la reazione del patriziato romano. Se interviene l’imperatore nel disordine in cui si trova la Chiesa, il patriziato ha un concorrente e non può eleggere il papa che vuole. Ma Ottone III non è stato in grado di esplicitare la sua iniziativa. Segue un periodo di particolarismo feudale, perché gli Ottoni, come dinastia, dopo Ottone III non hanno nessun altro da proporre al trono del SRIG. Un loro parente (linea indiretta), Enrico II di Baviera, riesce a prendere la corona del SRIG. Egli è re di Germania tra il 1002 e il 1014, re d’Italia tra il 1004 e il 1024 ed è imperatore del SRIG dal 1014 al 1024. Mentre lui era imperatore, nella penisola Italiana, c’è sì un’attività significativa di scambi commerciali-mercantili nel Meridione, ma la novità é rappresentata dalla fondazione dei Comuni all’altezza del 1050: più propriamente a quest’altezza abbiamo i Comuni come struttura resta un luogo per lo più a mondo feudale: per cui tenere insieme le due realtà diventa sempre più complicato. Inoltre, tenendo conto che c’è ancora il processo per dare alla proiezione verso est stabilità, la Germania ha processi storici diversi da quelli dell’Italia. Enrico II di Baviera muore nel 1024.

Diviene imperatore, con il cambio di dinastia, Corrado II della dinastia Franconia. Egli governa tra il 1027 e il 1039. Corrado II diventa imperatore grazie anche all’appoggio dell’arcivescovo di Milano, Ariberto da Intimiano. E’ sempre in svolgimento quella perdita in tensione spirituale da parte della Chiesa e qui siamo difronte a un arcivescovo che é dislocato dalla parte di quella gerarchia che reagisce a quella situazione. Ariberto da Intimiano è connesso con i patàri. A quella perdita di tonicità evangelica si reagisce in due modi: da una parte abbiamo una reattività da parte di Ordini Monacali (Cluniacensi); l’altra reattività è costituita da alcuni vescovi e arcivescovi. Le due reattività per quanto rilevanti, non sono identiche: molto spesso un vescovo in una zona urbanizzata svolge sia la funzione pastorale che quella politica al posto dei conti. Non c’è però solo una reattività dall’interno della Chiesa, ma anche, in quelle zone urbanizzate, dal popolo che partecipa con azioni/iniziative a spronare la Chiesa a riconquistare una piena intensità evangelica. A Milano ciò avviene in accordo tra patàri, popolo e Ariberto. Ai primi del 1018 Ariberto da Intimiano rappresentava con il signore di Canossa (è in gerarchia feudale), Bonifacio, divenuto del 1025 marchese di Toscana, il partito filo-imperiale e filo-tedesco. La novità del regno d’Italia era rappresentata adesso dalla costituzione di una forte feudalità promossa attraverso la concessione di ampi benefici militari tramite gli stessi vescovi. In sostanza, dai Carolingi ai Sassoni, vige il principio di una stretta collaborazione tra vescovi e imperatori: gli imperatori affermavano il proprio diritto ai designati titolari delle cattedre vescovili , pur riconoscendo che la vera e propria consacrazione non spettava all’autorità laica. D’altro canto, intorno al 1000 i vescovi erano spesso titolari del potere del conte e non vedevano rigidi confini tra le loro funzioni di pastori di anime e di funzionari politici-amministrativi. Contro Ariberto si sollevarono nel 1035 i vassalli minori della Lombardia. Ariberto da Intimiano ha sorretto Corrado II nel momento in cui lui sta per prendere la corona di imperatore del SRIG. Quando ci sono vassalli minori che prendono un’iniziativa feudale in contrasto con i vassalli maggiori (Ariberto), Corrado II si schiera dalla parte dei vassalli minori, per cui nasce un contrasto tra l’arcivescovo e l’imperatore. L’anno successivo i vassalli minori si scontrarono con le truppe di Ariberto e prevalsero nella battaglia di Campo Malo grazie a Corrado II. Per stabilizzare quella realtà, Corrado II introduce nel 1037 la constitutio de feudische permette la ereditarietà dei feudi minori, dunque adesso tutti i feudi sono ereditari: c’è una forte sistematizzazione nella forma feudale. Anche se Ariberto si rivolge a chi vive nel borgo, non riesce ad andare molto lontano, anche perché la sua ormai è una vecchia battaglia che sta andando verso una dinaminicizzazione (comuni). Corrado II, nello spazio Europa, riesce ad avere dei successi su Slovacchi, Boemi, Ungheresi. Nel 1032, succedette a Rodolfo III (993-1032) re di Borgogna (Lussemburgo-Belgio-Paesi Bassi), regno nato dallo sgretolamento del SRIC. Quest’area rimarrà all’interno del SRIG fino a quando, con Carlo V (1529-1555), inizia quel processo che porta alla fondazione delle Provincie Unite.
A Corrado II segue sul trono del SRIG Enrico III, re di Germania dal 1028 al 1056 e imperatore dal 1039 al 1056. Anche lui interviene nelle questioni della gerarchia ecclesiastica, nelle questioni di fondo di una Chiesa che è in perdita di tonicità evangelica, ma siamo in presenza di un dato nuovo: fautore della riforma ecclesiastica, Enrico III, nel 1046 si recò in Italia e nel Concilio di Sutri (1027) – in accordo con l’Ordine monacale dei Cluniacensi – deposti i contendenti alla tiara papale: Silvestro III->Gregorio VI->Benedetto IX, proclamò papa Clemente II (1046-1047 – un monaco cluniacense) dal quale si fece incoronare. L’imperatore così si rende protagonista e interprete della riforma della Chiesa, favorendo l’elezione di un papa che viene dal movimento cluniacense, espressione di un cristianesimo puro e rigoroso. Così facendo favorisce un processo di recupero da parte della Chiesa della tensione evangelica nella sua più alta espressione. Questo è un evento di grande rilevanza. Nel rendersi protagonista, lui allontana quei tre papi che non sono stati eletti per la loro vicinanza spirituale al Dio cristiano, ma interpreti di tutti quei limiti, difetti, errori e orrori (simonia: vendita di titoli nella gerarchia ecclesiastica). Il papa Clemente II dà avvio alla ripresa di tonicità evangelica nella Chiesa. La crisi è iniziata con l’indebolimento politico dei Carolingi (843). Sulla fine dell’800 la crisi della Chiesa prende avvio. Poi si svolge ancora lungo del 900. Ma nella prima parte de 1000 inizia la ripresa (1046 – che termina nel 1122). Enrico III ha cercato la legittimazione del proprio potere politico attraverso l’azione di Papa Clemente II. Però permane l’esistenza del potere temporale dell’Imperatore che designa vescovi : infatti anche dopo il 1046 Enrico III nominò altri tre vescovi. C’è comunque un avvio di ripresa della Chiesa, ma è lontana l’ipotesi iniziale, condivisa dall’istituto papato e dall’istituto impero all’altezza di Carlo Magno, di avere il rilancio della romanità cristianizzata. Inoltre a questa altezza sono in gioco le dinamiche feudali, nuovi processi, come quello che si sta svolgendo in Italia centro-settentrionale.La ripresa che parte nel 1046, ha un suo momento alto nel Concilio Lateranense del 1059. La ripresa preannunciata da Clemente II, sarà portata avanti, per certi tratti stabilizzata, da Papa Niccolò II (1058-1061) che è un cluniacense.
Enrico IV è incoronato imperatore nel (1056) all’età di 6 anni ed é re Germania dal 1054 al 1106. La reggente è la madre Agnese di Poitou che però non si intendeva molto di politica: ciò porta a un indebolimento politico dell’Impero, dato che ripartono il particolarismo e l’autonomismo feudale. In Italia il papato ne approfitta per sganciarsi dall’inferenza dell’imperatore di SRIG: protagonisti di questa azione sono Papa Stefano X (1057-1058) e Niccolò II. Assunto il potere effettivo nel 1075, Enrico IV ricondusse in Germania i nobili feudali, che avevano esercitato il proprio autonomismo, alla subordinazione di gerarchia feudale, cancellando la loro azione di particolarismo e autonomismo feudale. Quanto ai rapporti con il papato, va allo scontro con Papa Gregorio VII (1073-1085). Riuniti a Worms i vescovi a lui fedeli, Enrico IV dichiarò decaduto il Papa Gregorio VII, ma fu Gregorio VII a prevalere passando molti vescovi tedeschi alla fedeltà al Papa. Inoltre cavalieri tedeschi rilanciarono il loro particolarismo, segue l’episodio di Canossa (gennaio 1077) -> in ginocchio Enrico IV chiese perdono al Papa Gregorio VII (Enrico IV era stato scomunicato dal Papa). Lo scontro tra Enrico IV e Papa Gregorio VII riprese nel 1080 (anno di nuova altra scomunica di Enrico IV) – Gregorio VII fu costretto a rifugiarsi in Castel Sant’Angelo (1082) – nel 1084 fu liberato dalle truppe di Roberto di Guiscardo. Il lungo scontro con il Papa e con la Chiesa procede oltre sicché il futuro Enrico V (figlio di Enrico IV) costrinse il padre ad abdicare e lo imprigionò (1105) – Enrico IV riuscì a fuggire (1106) e a sconfiggere militarmente il figlio. Enrico IV morì nello stesso anno (1106). Qui siamo in presenza di una Chiesa che dal 1046 avvia la ripresa che sta a significare che l’Impero non può continuare ad intervenire nelle questioni della Chiesa, non può continuare ad eleggere vescovi, arcivescovi e abatiper affrontare problemi temporali: si è aperta una nuova questione e lui non ha alcuna capacità politica per gestirla. Inoltre lo scontro porta a una situazione a fasi alterne tra il papa e l’imperatore, che a un certo punto diventa interno (padre-figlio): così siamo di fronte a uno stadio di indebolimento politico ormai avanzato.
Sale quindi al potere Enrico V, che è re di Germania dal 1106 al 1111 e imperatore dal 1111 al 1125. Il conflitto tra l’Imperatore e la Chiesa era ancora aperto inerentemente alla prassi dell’imperatore di designare vescovi e affidargli poi funzioni di tipo amministrativo. Inoltre inserisce in gerarchia feudale figure appartenenti alla gerarchia ecclesiastica. Ma Enrico V ha la possibilità di chiudere questo lungo conflitto attraverso il Concordato di Worms. Papa Gregorio VII già nel 1075 aveva emanato il Dictatuspapaeche fa parte di un momento del conflitto. In questo documento si afferma la supremazia del pontefice su tutti i fedeli, chierici e laici, imperatore compreso. Inoltre è rilevante perché siamo alla presenza di un papa che rientra in quella serie di papi che hanno concorso a riforma della Chiesa:
• Clemente II (1046-1047)
• Leone IX (1049-1054)
• Vittore II (1055-1057)
• Niccolò II (1058-1061)
• Alessandro II (1061-1073)
• Gregorio VII (1073-1055)
Se consideriamo Papa Gregorio VII come uno dei papi protagonisti di slancio verso la riforma della Chiesa, questo documento, considerando il conflitto iniziale, diventa importante: con questo il Papa introduce il divieto per Imperatore e altre autorità laiche di conferire la dignità di vescovo, abate o sacerdote, pena la scomunica. Gregorio VII, nel 1074, aveva stabilito con un concilio di scomunicare tutti i sacerdoti simoniaci e concubinali. Il Dictatuspapae introduce la dottrina teocratica: il potere spirituale del papa è preminente sul potere politico dell’imperatore. E’ importante considerare il Dictatuspapae da questo lato perché troveremo altri due documenti in cui la dottrina teocratica é rilanciata:
• Innocenzo III, bolla: Venerabilem1202
• Bonifacio VIII, bolla:UnamSanctam1302
Con questi due documenti, abbiamo due momenti ulteriori in cui la dottrina teocratica viene rilanciata. Dunque l’imperatore è ricondotto alla condizione di laico, ma nonostante tutto ciò, anche con il Dictatuspapae, non si mette in discussione l’inserimento dei vescovi in gerarchia feudale. Il rapporto tra la Chiesa e la condizione temporale persiste e rimane. In Germania l’investitura feudale avrebbe preceduto quella religiosa: se io ho dei cavalieri, questi possono esercitare particolarismo e autonomismo feudale, se, invece, designo un vescovo, questo potrà difficilmente esercitare particolarismo e autonomismo feudale ; in Italia invece la investitura religiosa precedeva quella feudale, la situazione, infatti, qui è al contrario. Questo comunque non segnò la fine delle controversie tra papato e impero.
Questa riforma regge fino al 1200 circa, perché nel frattempo abbiamo le crociate. Esse non sono esclusivamente quelle nella Penisola Anatolica, nei confronti degli Islamici, ma anche in Spagna (la Reconquista finisce nel 1492), nel meridione della Francia contro i Catari, nell’est Europa, quella proiezione ad est assume la forma di crociata. Questa riforma comunque non aveva comunque soddisfatto tutti: Arnaldo da Brescia, Pietro Valdo e i Catari: sono tre espressioni distinte tra di loro della ricerca di un cristianesimo autentico. Durante la riforma, gli stessi ordini monacali, che avevano cercato di risolvere i problemi della Chiesa, continuano ad essere attivi (Cluniacensi, Certosini, Circestensi, Valdombrosiani).
Nel 1059 il Concilio Lateranense, presieduto dal Papa Niccolò II, decretò che la designazione del Papa, doveva aver luogo a Roma e doveva essere riservata ai Cardinali , doveva seguire l’approvazione dell’intero clero romano e l’acclamazione del popolo. Questo significa che il patriziato romano è messo fuori gioco e quindi é una novità significativa. Il medesimo Concilio emanò decreti severi sulla riforma della Chiesa. Condannò la simonia, proibì che un prete o un chierico ricevesse l’investitura di una chiesa dalle mani di un laico, vietò ai fedeli di assistere alla messa di sacerdoti sposati o concubinali.
Nello stesso anno c’è l’accordo tra la Chiesa di Roma e i Normanni. Attraverso questo i Normanni, che erano svedesi che si erano insinuati nell’Italia meridionale, la Chiesa ottiene il suo braccio armato e fa sì che ci siano per quelli le condizioni per fondare una monarchia feudale.

politica pubblica. Per cui, lungo tutta la prima metà del 1000, c’è tutto un processo che porta i Comuni da associazione privata a struttura istituzionale politica, definita e determinata. Così tutta la parte centro-settentrionale dell’Italia è dentro questo processo. L’impero si trova a non doversi più solo confrontare con la realtà dell’Italia meridionale, ma si trova a doversi confrontare anche con questa realtà dell’Italia centro-settentrionale che, nel momento in cui perverrà a definirsi in forma politica, sarà una realtà politica, economica, sociale, istituzionale, ben più incidente e rilevante rispetto all’Italia meridionale. Nonostante questo, nel 1021, Enrico II scende nell’Italia meridionale, ma qui non modifica la situazione pregressa, anche perché qui è sempre più difficile pensare a poter realizzare una presenza stabile del SRIG. Se da una parte abbiamo l’Italia che mantiene ancora la sua funzione di area di scambio commerciale, e alla metà del 1000 ci sono i Comuni, vuol dire che l’Italia ha processi di nuove definizioni, sta compartecipando alla definizione di quel modello di sviluppo che intorno al 955-1000 prende avvio. Dall’altra parte, il SRIG è tale perché, non solo c’è la parte italiana come costitutiva dell’Impero, ma c’è anche la parte germanica che

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