Ottone I e la dinastia di Sassonia

Nel X secolo, in Germania, grazie all'esistenza di una forte nobiltà feudale, si formarono cinque grandi ducati (Baviera, Franconia, Lotaringia, denominata poi Lorena, Sassonia e Svezia); si ricrearono così le condizioni per la ripresa dell'idea di impero che però da questo momento in poi sarebbe stato un "impero romano di nazione germanica". Infatti i feudatari tedeschi, dopo l'estinzione della dinastia carolingia, si attribuiranno il diritto di eleggere il re di Germania: fu così che ottenere il trono prima Corrado, duca di Franconia poi 919 Enrico I, duca di Sassonia. Egli, in meno di vent'anni di regno organizzò un forte esercito e sconfisse a più riprese gli Ungari guadagnandosi il rispetto degli altri duchi, che gli consentirono di ripristinare la successione dinastica: iniziò così la dinastia sassone. Alla sua morte fu incoronato re il figlio Ottone I detto "il Grande" (936-973) che continuò la politica paterna e ottene la vittoria di Lechfeld contro gli Ungari nel 955. Scacciati gli invasori verso Oriente , Ottone I si dedicò al rafforzamento della zona orientale del regno, consolidando i possedimenti germanici lungo il fiume Elba e ingrandendo la Marca Orientale (ostmark), che era già creata da Carlo Magno e corrispondente all'attuale Austria. Ottone I cercò inoltre di rafforzare il potere regio contro ogni tentativo di autonomia della nobiltà feudale e della Chiesa stessa. In particolare per contrastare la tendenza dei feudatari, che miravano a garantirsi l'inalienabilità dei benefici acquisiti e la massima indipendenza dal potere imperiale, l'imperatore promosse la figura del vescovo-conte, investendo di potere politico i vescovi delle grandi città e gli abati di importanti abbazie e concedendo loro diritti e poteri amministrativi e giuridici.

Non potendo avere questi feudatari eredi legittimi, in quanto vincolati dal voto di castità, era certo che alla loro morte il feudo sarebbe tornato a disposizione del sovrano. A lungo andare ciò si tradusse però in un indebolimento morale della Chiesa, dal momento che vescovi e abati, rivestiti a tutti gli effetti di un potere temporale, a esso si dedicarono quasi del tutto, assumendo stili di vita poco consoni al loro stato di ecclesiastici e suscitando le proteste dei fedeli più attenti ai valori originari del cristianesimo.

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