pexolo di pexolo
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X-XI secolo - Riforma della Chiesa


Nel corso del X secolo, l’età di affermazione dei poteri locali, la chiesa vive un momento di decadenza dovuto al rafforzamento delle istituzioni ecclesiastiche a livello locale, che coincise con l’indebolimento del papato (in balia dell’aristocrazia romana), e al forte controllo dell’episcopato attuato nella restaurazione dell’impero operata dagli Ottoni.

Verso la riforma della chiesa

Nel corso dell’XI secolo la chiesa si dotò di un’organizzazione centralizzata, basata su un modello monarchico, a causa di eventi drammatici al suo interno, che comportarono vicende improvvise ed inaspettate e un’attuazione non organica della riforma. Di questa esigenza di rinnovamento si fecero portatori i monaci di Cluny, un’abbazia fondata nel 910 in Borgogna da Guglielmo d’Aquitania, che non contestavano le ricchezze e i beni ecclesiastici (laddove volti a dimostrare il fulgore della chiesa), ma proponevano l’estensione a tutta la chiesa del modello monastico, basato sulla preghiera e la purezza del corpo. A riscontrare successo fu il modello di vita monastica proposto, imperniato sulla preghiera come vocazione principale del clero e la centralità di quest’ultimo nel rapporto tra uomo e Dio, che non metteva in discussione l’ordine sociale preesistito nella chiesa. Altri centri di rinnovamento, spesso comunità monastiche che rifiutavano la trasformazione di molte abbazie benedettine in centri di potere e che riprendevano gli ideali del primo monachesimo, sorsero in Italia (Romualdo di Ravenna, fondatore della comunità di Camaldoli, a cui si affianca quella di Vallombrosa in Toscana) e in Francia (a Grenoble sorse la Grande chartreuse, da cui prese vita l’ordine dei certosini, a Cîteaux la comunità dei cistercensi).
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