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La storia della Chiesa dalla cristianizzazione dei Franchi ai tribunali dell’Inquisizione


Sotto la guida di alcuni grandi pontefici il cristianesimo si diffuse tra le popolazioni di origine germanica, un tempo pagane o ariane. Il fondatore del potere temporale della Chiesa fu Gregorio Magno, che la munì di una salda organizzazione morale e amministrativa. Un secondo passo nella storia della Chiesa si ha quando nell’800 Papa Leone III incoronò imperatore Carlo Magno, infatti, è il Papa a confermare il potere dell’Imperatore. Dopo la morte di Carlo Magno si avviò il declino della dinastia carolingia. Le due istituzioni politiche maggiormente rappresentative, dopo la fine della dinastia carolingia, furono l'Impero romano-germanico e la Chiesa romana. La corona imperiale è detenuta prima dalla casa di Sassonia, poi dalla casa di Franconia ed infine dalla casa di Svevia. Sotto la dinastia Francone le vicende politiche più significative, che riguardano il potere della Chiesa, furono: la lotta per le investiture, lo scisma tra le due chiese d’Oriente e d’Occidente avvenuto nel 1054 e le crociate. Sotto la dinastia Sveva furono, invece: la prosecuzione delle crociate e la lotta della chiesa contro le eresie. In quel periodo erano molto frequenti il concubinato del clero e la simonia, cioè la compravendita dei riti sacri.

Le decisioni prese da Ottone I di Sassonia, si riveleranno il principio della crisi della Chiesa, infatti, egli emanò il “Privilegium Othonis”, con cui stabilì che la nomina del Papa dovesse essere convalidata dall’imperatore e che l’eletto dovesse giurargli fedeltà; nominò conti numerosi vescovi, che non potendo trasmettere il titolo agli eredi gli garantivano maggiore fedeltà, allontanandoli dal cammino religioso. La protesta contro questa situazione venne condotta su due piani: quello ereticale delle ribellioni popolari, che si richiamavano agli ideali evangelici e quello del monachesimo cluniacense, un movimento sorto nel monastero di Cluny, che coinvolse gli ordini dei benedettini, cistercensi, certosini ed una buona parte del clero e del laicato cattolico. Il Papato appoggiò la seconda alternativa, che era in grado di dare una nuova immagine alla Chiesa. I monaci di Cluny volevano difendere l'ideale di una chiesa "guida suprema" della cristianità, con a capo il potere indiscusso del pontefice.
Invece, la repressione della prima opzione appariva come un do¬vere di le¬gittima difesa. In un primo momento la punizione degli eretici si limitò gene¬ralmente a pene spirituali come la scomunica, la penitenza della fla¬gellazione e la reclusione clau¬strale, ma successivamente si iniziò ad applicare la confisca dei beni, l'incarcerazione, l'esilio e la pena di morte. Infine, nel 1231 fu istituito un vero e proprio Tribunale dell’Inquisizione da parte della Chiesa stessa e furono permesse anche le torture. Nel Concilio Laterano del 1059, una riunione di tutti i lateranensi, Papa Niccolò II stabilì che l’elezione del Papa spettava ai cardinali, sottraendola sia agli intrighi della nobiltà romana sia al controllo dell’Imperatore. Il conflitto tra Papato e impero assunse toni drammatici quando vennero a confronto il Papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV. Il Pontefice, infatti, con il Dictatus papae (1075), dichiarò il Papa superiore a qualsiasi altra autorità. L’imperatore Enrico IV respinse questa proclamazione, infatti, rispose alle pretese del Pontefice destituendolo, dando inizio alla cosiddetta lotta per le investiture, ossia la nomina dei vescovi e degli abati.
Il Pontefice, a sua volta, scomunicò l’imperatore, il quale fu abbandonato da molti feudatari tedeschi, che volevano approfittare della situazione per sottrarsi alla sua autorità. Allora Enrico IV si recò come penitente a Canossa, ottenendo il perdono del Pontefice. Questo periodo è caratterizzato da un succedersi di lotte, tra città e castelli, tra signori e villani, tra signori laici e vescovi; la lotta per le investiture acuisce ancora di più questa situazione. Era dunque necessario dare uno sfogo a queste prorompenti energie. La Chiesa riuscì a trovare l’elemento comune con cui unire classi diverse: la lotta contro gli infedeli.
Infatti, quando Papa Urbino II nel 1095 esortò i cristiani a combattere gli infedeli per liberare Gerusalemme, dando origine alle crociate, la lotta delle investiture era ormai virtualmente conclusa, anche se la sua soluzione definitiva doveva essere ritardatala al 1122 con il Concordato di Worms tra Enrico V e Callisto II. L’accordo sanciva un’equa e giusta divisione di competenze tra imperatore e il papato, infatti, l’imperatore esercitava il potere temporale e il Papa quello spirituale. La prima crociata nel 1099 riuscì a liberare Gerusalemme. Alla prima seguirono altre sette crociate, che però ebbero un carattere difensivo. Sul piano sociale le crociate diedero fine ai conflitti che si erano sviluppati sul territorio europeo ed incentivarono l’economia, invece, sul piano religioso non raggiunsero, se non per un tempo limitato, il loro obiettivo.

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