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La situazione dell'Occidente agli inizi del Medioevo

Crisi demografica e ruralizzazione della vita

Il calo iniziato nel III secolo prosegue nei secoli successivi in particolare tra il VI e VIII non compensato che molto parzialmente dell'arrivo dei barbari.
Le cause della crisi demografica sono: guerre, eccidi, carestie (la fame lascerà un ricordo angosciante nella memoria collettiva dell'Occidente), epidemie e forti problemi economici.
Aggiungiamo anche un cambiamento climatico con diminuzione delle temperature e aumento della piovosità.
Dalle necropoli risalenti al quel periodo deduciamo che la mortalità infnantile era elevatissima (spesso anche provocata: l'infanticidio era praticato quando non c'erano mezzi per allevare il bambino) e che la vita media degli uomini era 40 anni e 30 per le donne.
In seuguito alle invasioni barbariche il fenomeno dell'abbandono delle città si accentuò: se ne andavano gli artigiani, se ne andavano i ricchi.

In molti casi l'unica autorità che rimaneva in città era quella del vescovo che divenne simbolo dei poteri pubblici.
Molte città andarono in decadenza (Roma nel 600 aveva circa 25.000 ab), ma anche nelle campagne la vita economica e non era tutt'altro che fiorente.
Il regresso fu generale e si manifestò:
nei costumi (ubriachezza e violenza erano comportamenti diffusi);
nella religione, con il ritorno di alcune forme di paganesimo e allla superstizione, soprattutto nelle campagne;
nella cultura, le istituzioni scolastiche romane scompaiono e la Chiesa subentrò allo stato (scuole presso la sede del vescovo, del parroco o nei conventi per formare gli ecclesiastici e pochi altri: clericalizzazione del sapere);

L'importanza della Chiesa

La Chiesa si diffondeva con gradualità nelle cmpagne, dove il paganesimo era molto diffuso e per accostarsi più facilmente alla mentalità popolare istituì il culto dei santi.
Si trattava soprattutto di martiri per la fede, ma anche uomini e donne che avevano realizzato sulla terragli ideali della spiritualità cristiana.
I luoghi dove erano conservate le tombe e le reliquie dei santi divennero meta di pellegrinaggio dei fedeli.
Dopo Leone Magno ci fu Gregorio Magno (590-604) per tre ragioni:
primato del papa come servizio e non come dominio (servus servorum);
si staccò dall'imperatore d'oriente esercitando funzioni di governo sul Patrimonio di san Pietro (possiedimenti fondiri sparsi);
evangelizzò gli Angli e avvicinò i Longobardi al cristianesimo.

Il monachesimo

La parola monachesimo deriva dal greco monos perchè consisteva nell'abbandono della vita comune nel mondo per dedicarsi completamente alla vita religiosa, scelta che cominciò ad essere fatta a partire dalla fine del 200.
in area orientale i monaci (detti eremiti o anacoreti) andavano a vivere da soli nel deserto o in luoghi inospitali (anche su una colonna, stiliti), rinunciando a tutte le comodità e dedicandosi alla preghiera.
Nel corso del 300 il monachesimo si diffuse anche in occidente assumendo la forma del ritiro dal mondo per vivere in comunità con altri ritirati; ma fu nel 500 con san Benedetto da Norcia che si ebbe un'importante svolta.
Egli nel 529 fondò un monastero a Montecassino in cui la vita della comunità dei monaci seguiva una Regola che ebbe notevole diffusione.
La Regola prevedeva la residenza nel monastero, castità e povertà, obbedienza all'abate, un rapporto equilibrato tra il tempo della giornata dedicato alla preghiera e al lavoro.
Siccome san Benedetto riteneva l'ozio pericoloso, la giornata dei monaci era organizzata in alternanza tra canti, preghiere e lavoro.
L'importanza che nella regola viene data la lavoro è una novità rivoluzionaria perchè si abbandona l'idea che il lavoro sia una maledizione.
Le attività dei monaci comprendevano lavori agricoli per rendere il monastero autosufficiente, bonifica dei terreni, sperimentazione di tecniche produttive.
Ma comprendeva anche un'attività culturale, quella della trascrizione dei testi antichi, fatta da monaci specializzati in ambiente dedicato, lo scriptorium, generalmente esposto a sud e con molte vetrate per godere appieno delle ore di luce (esenzione dalle preghiere d'inverno).
Lo sviluppo del sistema della curtis.

Tra il 500 e il 900 si sviluppò un sistema di organizzazione e di produzione economica con caratteristiche diverse da quello che esisteva in epoca romana.

Questo sistema era imperniato su quella che un tempo si chiamava villa, cioè azienda agricola, e che adesso prende il nome di curtis, che propriamente era il nome del cortile interno intorno al quale sorgevano gli edifici della villa.
Di fatto nei secoli dell'alto medioevo la terra era divisa in grandi proprietà che appartenevano al sovrano, ai nobili, alle abbazie e alle curie vescovili.
Ogni corte era suddivisa in tre parti: pars dominica (del signore 30%), pars massaricia (piccoli poderi in affitto a coloni semiliberi o servi casati), parte comune (prati pascoli boschi e paludi).
Nella pars dominica i lavori venivano svolti dai servizi domestici, in certi periodi aiutati dai coloni e dai servi casari con giornate di lavoro obbligatorie dette corvèes.
Nella pars massaricia i lavori erano fatti dai coloni semiliberi o dai servi casati che dovevano al signore una parte del raccolto da loro prodotto a titolo d'affitto e le corvèes. Questi lavoratori non potevano allontanarsi dal loro manso.
Questo sistema realizzava un'economia di sussistenza, con rendimenti molto bassi per l'arretratezza tecnica che non producevano eccedenze per il commercio
gli scambi commerciali erano ridotti al monimo (sale, spezie, profumi, beni di lusso) e molto diffuso era il baratto.
Il sistema curtense era autarchico, caratterizzato dalla chiusera e dall'autosufficienza.

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