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Un impero rinnovato o un nuovo impero?

L’incoronazione imperiale di Carlo Magno fu vissuta dai contemporanei come la restaurazione dell’antico Impero romano, considerato in Occidente un’istituzione non scomparsa ma soltanto interrotta. Di fatto però, malgrado il tentativo di collegarsi alla tradizione romana, si trattò di un’istituzione nuova. La differenza più evidente era forse quella di tipo geografico: l’Impero carolingio, infatti, coincideva solo in parte con quello che era stato l’antico Impero di Roma; per esempio, ne restano escluse la penisola iberica e l’Italia meridionale, oltre che l’Inghilterra e le coste dell’ Africa settentrionale. Per contro, l’Impero di Carlo si estendeva su vaste zone della Germania che erano sempre rimaste al di fuori dei confini romani.

Questa nuova formazione geopolitica aveva il suo asse portante nella linea Nord-Sud da Aquisgrana (sede del papato): essa era quindi essenzialmente continentale, mentre l’Impero romano aveva avuto il suo centro nel bacino del Mediterraneo. Il dominio su quello che tempo era stato a buon diritto chiamato mare nostrum era ora diviso tra Bizantini e Arabi: il Sacro Romano Impero, che non possedeva nemmeno una flotta, era praticamente escluso dall’accesso al Mediterraneo ed era ridotto al rango di Stato continentale.

Un’altra sostanziale differenza era data dal carattere disomogeneo dell’Impero carolingio che era formato da un mosaico di popoli diversi tra loro per molti aspetti fondamentali: il diritto, la lingua e la cultura, l’appartenenza etnica, spesso anche le istituzioni. Esso quindi costituivano un insieme la cui precaria unità era strettamente legata alla figura e al carisma dello stesso Carlo Magno. Tra i molti fattori che impediscono di vedere nel nuovo Impero una vera continuazione di quello romano è necessaria ricordare anche la profonda differenza delle strutture amministrative: era ormai da lungo tempo scomparso l’apparato burocratico del tardo Impero romano, ossia quel ceto di funzionari professionisti della pubblica amministrazione, dipendenti dello Stato e dallo Stato retribuiti, cui erano affidati compiti essenziali al funzionamento della vita pubblica.

Ma bisogna anche sottolineare la presenza di un elemento fondamentale e carico di conseguenze per la storia dei secoli: l’Impero carolingio era anzitutto un impero cristiano. Già dal IV secolo la Chiesa era divenuta una grande potenza non solo spirituale, ma anche politica; la diffusione delle sue istituzioni, soprattutto nelle città, la sua struttura ben organizzata, la sua ricchezza fondiaria, il patrimonio culturale che essa deteneva, la sua capacità di penetrazione capillare in ogni area geografica dell’Europa ne facevano un potente strumento di collaborazione nell’opera di restaurazione perseguita dalla dinastia carolingia. Più ancora dello Stato imperiale, infatti, la Chiesa era il cemento che univa le popolazioni d’Europa, che guardavano a Roma come al centro della loro vita religiosa. Sebbene le campagne fossero ancora in parte pagane o cristianizzate solo in superficie, la presenza della Chiesa in ogni villaggio e in regione era costante.

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