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Firenze nel Trecento e il Tumulto dei Ciompi

Nel Trecento, Firenze attraversa un momento difficile. Perché si assiste ad uno scontro violento fra i ceti inferiori ed il Popolo Grasso, che ormai detengono il governo della città attraverso l’organizzazione delle Arti Maggiori. Il Popolo Grasso è costituito dalla ricca borghesia che si occupa della vendita dei tessuti e dai banchieri. Appartengono al Popolo Grasso il Gonfaloniere e i Priori, incarichi istituzionali molto importanti. Inoltre esso può contare sull’appoggio della Parte Guelfa che ha diritto di comminare l’ammonizione, cioè l’interdizione dai pubblici uffici di coloro il cui comportamento è nocivo agli interessi di partito. In questo modo, per mezzo dell’ammonizione, poco a poco il Popolo Grasso riesce ad eliminare i propri nemici fino ad escludere dal governo il Popolo Minuto, cioè la piccola borghesia degli artigiani delle Arti Minori e i lavoratori a giornata che corrispondono ai moderni proletari. Il proletariato operario vive in condizioni veramente miserevoli; privato del diritto di sciopero e falciato dalla peste del 1348, più di ogni altro ceto, il proletario risente delle conseguenze della politica estera fiorentina e della crisi economica. Infatti i salariati sono i primi a scontare la disoccupazione o pagare le conseguenze in caso di guerra e della diminuzione della produzione. Esso è privato di ogni diritto sia a livello politico che religioso. Il conflitto di classe fra Popolo Grasso e Popolo Minuti non tarda a farsi sentire soprattutto a seguito degli insuccessi militari della guerra contro Pisa e Lucca. Il Popolo Grasso cerca di rimediare alla situazione ricorrendo ad una dinastia franco-angioina nella persona di Gualtiero di Brienne, duca di Atene, ma l’espediente si rivela disastroso e il duca di Atene viene cacciato da una rivolta popolare. Nel frattempo falliscono i due grandi istituti bancari di proprietà dei Peruzzi e dei Bardi e che trascinano il crollo di tante altre imprese. Esasperato ed affamato il proletariato insorge nel 1345 con lo sciopero dei tintori, sotto la guida di Ciuto Brandini. Lo sciopero viene stroncato violentemente e Ciuto Brandini impiccato. La reazione borghese ha il sopravvento su queste agitazioni ma le difficoltà economiche non diminuiscono soprattutto a causa della concorrenza fiamminga sue mercati francesi e del protezionismo che si sta facendo strada all’interno di alcune monarchie nazionali con conseguente sviluppo di interessi dei ceti borghesi francesi ed inglesi. Nel 1375, Firenze si trova a combattere una nuova guerra contro i mercenari del cardinale Roberto da Ginevra che diventerà antipapa papa con il nome di Clemente VII. Pertanto si rendono necessarie nuove tasse a cui si aggiunge un interdetto lanciato dal papa contro Firenze per cui i debitori sono autorizzati a sospendere i pagamenti nei confronti dei loro creditori fiorentini e i sovrani sequestrare le merci dei commercianti di Firenze che si trovano sul loro territorio. La resistenza al papa, Gregorio IX, è affidata alla magistratura degli Otto della guerra; si arriverà ad una mediazione grazie all’intervento di Santa Caterina da Siena. Nel 1378, la massa insorge con il Tumulto dei Ciompi, cioè dei proletari addetti alla cardatura della lana, su cui pesano ancor più le conseguenze della guerra contro il papa, I rivoltosi, guidati da Michele di Lando impongono la soppressione della Parte Guelfa, la creazione di nuove Arti e l’abolizione delle misure repressive nei confronti delle classi lavoratrici. Il proletario arriva quindi al potere perché Michele di Lando viene nominato gonfaloniere e insieme a lui gli otto Priori sono scelti all’interno delle vecchie e nuove Arti. Tuttavia questo governo del popolo non ha lunga durata in quanto i ciompi continuano a chiedere sempre nuove concessioni, fra cui l’annullamento dei debiti dei salariati contratti con i propri datori di lavoro, mentre, da parte sua, Michele di Lando si lascia trascinare dalle parte degli avversari dei Ciompi. Rimasti soli, i Ciompi vengono sconfitti e Michele di Lando costretto ad andare in esilio. La rivolta termina definitivamente nel 1382.
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