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La cavalleria

Le origini della cavalleria in età carolingia

A causa delle pressioni degli Àvari e dei musulmani l’esercito carolingio cambiò; per affrontare i loro avversari, i Franchi crearono una cavalleria pesante fornita di corazzatura, scudo, spada e di una lunga lancia. Inoltre, fecero in modo di avere più stabilità in sella, grazie all’utilizzo della staffa per appoggiare i piedi. Il diritto di portare le armi era valido per tutti i Franchi, ma non tutti potevano pagarsi la propria attrezzatura e in più c’erano lunghi addestramenti da affrontare. Nacque così un’élite di cavalieri (chiamati milites verso l’anno mille circa), composta da signori fondiari, da vassalli del sovrano o anche da nullatenenti che grazie alla loro forza fisica erano stati armati dal sovrano. Tra il IX e il X secolo il potere del sovrano cominciò a dissolversi e si scatenarono lotte tra i grandi signori territoriali, così i cavalieri diventarono importanti e vennero esclusi dal pagamento delle tasse.

L’iniziazione del cavaliere
Per diventare cavaliere si doveva seguire un rituale: a dieci anni il futuro cavaliere andava come valletto nel castello di una famiglia nobile; poi veniva nominato scudiero e fungeva da accompagnatore del signore nelle sue imprese militari; a vent’anni diventava cavaliere con il rito di iniziazione e il patto vassallatico; il giorno di Pentecoste avveniva l’addobbamento con la consegna delle armi e degli speroni dorati da parte del signore. Il cavaliere giurava fedeltà e ne diveniva il vassallo. Potevano diventare cavalieri uomini di basse condizioni sociali, ma dal XII secolo sia i comuni che le monarchie nazionali intervennero per permettere l’iniziazione solo a chi era discendente da cavalieri.

Il ruolo sociale della cavalleria
Il compito dei cavalieri era quello di combattere e di affrontare tornei. I cavalieri avevano un certo disprezzo per coloro senza armi, quindi le popolazioni non provavano gratitudine per loro, ma un timoroso rispetto. La figura del cavaliere era associata a quella di un predatore (avvenivano spesso rapimenti), così a partire dal X secolo vescovi e abati cominciarono a controllare la cavalleria, stabilendo che in alcuni periodi dell’anno non ci dovevano essere lotte sanguinose. Inoltre, i cavalieri spesso proteggevano le donne e gli indifesi. La Chiesa pensò poi di trasformare i guerrieri predoni in cavalieri della fede. Prima fu il turno della Spagna islamica, dove all’inizio dell' XI secolo fu portata avanti la Reconquista; nel 1095 venne bandita la crociata in Terra santa; inoltre nacquero ordini religioso-cavallereschi, i Templari (di origine francese con sede a Gerusalemme), i Cavalieri Teutonici (di origine germanica) e altri ordini analoghi.

La rappresentazione ideale della Cavalleria dopo il 1000
Dopo il 1000 l’ordinamento feudale venne messo in crisi dall’affermarsi della borghesia, delle arti e dalla nascita dei comuni. Proprio grazie a questo, nacque una definizione teorica del feudalesimo, la quale diceva che ognuno aveva un suo posto nel quadro della Creazione divina e la Trinità di Dio aveva il suo spazio nelle tre classi sociali distinte dagli ecclesiastici (oratores, bellatores, laboratores). Il primo ordine, quello degli oratores, aveva il compito di occuparsi, attraverso la preghiera, della salvezza degli uomini; l’ordine dei bellatores doveva garantire la difesa dei lavoratori e di chi pregava; l’ordine dei laboratores invece doveva sostenere con il suo lavoro l’intera comunità. Tra l’XI e il XII secolo poemi epici chiamati "Les Chansons de geste", dedicati alle imprese della nobiltà franca, idealizzarono la figura dei guerrieri. Il poema epico che ebbe più successo fu la Chanson de Roland, ispirata ad un paladino di Carlo Magno. Malgrado ciò, i cavalieri erano visti dalle masse rurali come una sorta di guardie. Nel XV secolo le nuove tecniche militari e le armi da fuoco segnarono il declino dei guerrieri a cavallo.

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