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Crisi del Trecento

Il decadimento economico

Nei primi secoli del millennio la società pervenne a importanti sviluppi produttivi e ad un netto incremento demografico: la domanda alimentare crebbe, si svilupparono nuove tecniche agrarie e, con esse, migliorarono le condizioni di vita generali. Tutto ciò produsse trasformazioni notevoli nel settore agricolo e portò ad innovazioni importanti come l’impiego dei mulini, gli zoccoli ferrati, l’aratro in ferro e lo sviluppo della tecnica di rotazione delle colture. Parallelamente si attuò il fenomeno dell’urbanizzazione e mutarono i rapporti d’interesse tra città e campagna.
Tra il XIII e il XIV secolo, tuttavia, l’intera civiltà medievale attraversò una crisi profonda: eventi climatici negativi produssero gravi carestie, l’attività di deforestazione, iniziata nei secoli precedenti, fece mancare l’essenziale risorsa energetica di legname, la povertà di beni alimentari portò a un brusco calo demografico. Ciò che più colpì la popolazione furono, però, le epidemie, ed in particolare la peste che mieté vittime per oltre mezzo secolo. La società dell’epoca fu del tutto impreparata al morbo; la rabbia e l’ignoranza si manifestarono in reazioni incontrollate, sommosse, accuse ai nobili e persecuzioni contro gli ebrei, ritenuti rei dell’ecatombe. Si diffuse, infatti, la convinzione che la peste fosse una forma di punizione divina rivolta a qualche sorta di peccatori, perciò nacque il movimento dei flagellanti che andavano di città in città infliggendosi continue punizioni (e diffondendo il contagio). Episodi di sommossa particolarmente accesi avvennero a Parigi e a Firenze. Nella città francese si scatenò una ribellione antimonarchica che confluì in una rivolta contadina (in francese jacquerie). Nel centro toscano gli artigiani delle Arti minori insorsero contro il governo, per via del monopolio esercitato dalla grande borghesia sulle cariche pubbliche.

La crisi dei poteri universali

Tra il XIV e il XV secolo si manifestò il decadimento dei poteri universali che avevano finora dominato la scena politica in Europa.

La crisi del Papato

Paradossalmente, la crisi del Papato ebbe inizio nel periodo della sua supremazia: con Bonifacio VIII la Chiesa si apprestava a celebrare il primo giubileo della storia (1300), che avrebbe affermato l’autorità papale sull’Impero. Alle porte dell’evento si innescò, però, la controversia tra il Papato e la Francia di Filippo IV, detto il Bello: per riscattare le condizioni economiche del paese il sovrano aveva esteso al clero una decima oltraggiosa, provocando lo sdegno degli ecclesiastici. Filippo ebbe il consenso degli Stati Generali, ma una scomunica l’avrebbe delegittimato dell’autorità concessagli da Dio. Perciò egli organizzò l’arresto del pontefice, mentre questi risiedeva nella sua villa di Anagni. Umiliato e provato dall’età, Bonifacio VIII morì poco dopo; con lui ebbe fine il sogno della Chiesa di dominare i popoli cristiani all’insegna di Dio.

Il successore di Bonifacio, il francese Clemente V, fu il primo dei sette papi che preferirono Avignone alla tradizionale residenza romana. Nel tempo della cattività avignonese del Papato, Roma attraversò decenni di crisi e disfacimento e solo nel 1377 il papa vi fece ritorno, accogliendo le richieste di personaggi illustri come Caterina da Siena. Il soglio pontificio fu occupato dall’italiano Urbano VI, ma i cardinali francesi non lo riconobbero ed elessero un “antipapa” ad Avignone. Si generò l’evento noto come Scisma d’Occidente: i diversi stati d’Europa si schierarono su fronti opposti, a favore dell’uno o dell’altro papa e la Chiesa ne fu fortemente indebolita. Una prima svolta fu il Concilio ecumenico di Costanza, che nel 1414 stabilì l’autorità conciliare sul pontefice e riunificò il Papato a Roma. Negli anni tuttavia il pontefice non volle rinunciare alle sue prerogative e lo scisma si tradusse in un problema interno: un nuovo antipapa fu eletto affinché vigesse l’autorità conciliare. Tuttavia, con l’abdicazione dell’antipapa, la Chiesa tornò ad una struttura monarchica e il conciliarismo fu definitivamente sciolto.

La crisi dell’Impero

Con l’ascesa delle monarchie locali l’autorità imperiale venne lentamente meno: i feudi che pur formalmente componevano l’Impero si distinsero in città libere o in stati nazionali, sottraendosi in pratica al suo controllo. Con la Dieta di Francoforte del 1338, l’Imperatore Ludovico il Bavaro prese atto dei cambiamenti in corso, rinunciò all’investitura papale ed ammise che l’autorità imperiale fosse eletta dai feudi sottoposti ad essa. In seguito la Bolla d’Oro stabilì il numero fisso degli elettori: l’Impero compì il primo passo nel processo di laicizzazione e di confinamento al solo territorio germanico.

La caduta dell’Impero bizantino

Nel Quattrocento, in Asia e nell’Europa orientale, si costituì la nuova realtà politica dello Stato ottomano (dal nome del condottiero Uthman), sorto sulle fondamenta dell’antico dominio turco. Lo Stato divenne in breve un Impero, conquistando parte dell’Europa balcanica, la Grecia e il Medio Oriente. Il territorio dell’Impero bizantino, ultimo frammento dell’antica civiltà romana, fu spazzato via: nel 1453 gli ottomani conquistarono Costantinopoli. Governato da un sultano, coadiuvato da ministri e funzionari (i vizir e i pascià), l’Impero ebbe una politica abbastanza stabile e perdurò nei secoli.

La nascita degli Stati nazionali

La crisi dei poteri universali fu causa ed effetto del processo che, nel Trecento, portò alla formazione di poteri nazionali centralizzati ed in particolare delle monarchie di Francia, Spagna e Inghilterra. L’ascesa dei tre regni ebbe caratteri comuni: le guerre, che affermarono la posizione dominante dei sovrani, l’istituzione di eserciti permanenti e indipendenti dalla nobiltà feudale, la nascita di un sistema amministrativo interno, il consolidamento dei rapporti tra i re e la borghesia emergente.

Tra il 1337 e il 1453, Francia e Inghilterra combatterono l’interminabile Guerra dei Cent’anni: gli inglesi contendevano ai francesi alcuni territori continentali di cui, inizialmente, erano beneficiari. Il conflitto si risolse a favore della Francia, infiammata da Giovanna d’Arco. L’Inghilterra affrontò una grave crisi dinastica (Guerra delle Due Rose), al termine della quale assunse lentamente i tratti della potenza commerciale che sarebbe diventata.

La Spagna combatté la guerra per l’unificazione della penisola iberica. Con il matrimonio di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia (1469) fu finalmente un solo regno. La vittoria di Granada (1492) completò il processo della Reconquista, eliminando l’ultimo possedimento musulmano in Europa.

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