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Alto Medioevo


Il Medioevo (“medio evo”, periodo che sta in mezzo) è un periodo storico che inizia nel 476 d.C, con il decadimento dell’Impero Romano d’Occidente e si conclude nel 1492, anno della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Esso viene a sua volta diviso in due parti: l’Alto Medioevo (476-1000) e il Basso Medioevo (1000-1492). In Italia, il primo periodo è caratterizzato dalle invasioni barbariche mentre il secondo dalle vicende dei Comuni, delle Signorie e dei Principati. Dagli storici dell’epoca, il Medioevo non fu considerato una fase di transizione storica tra due epoche, bensì una naturale continuazione del mondo classico.

Dopo la separazione dell’Impero Romano in due parti, Impero Romano d’Oriente e d’Occidente, e la nascita dell’impero islamico (VII-VIII secolo), si creò una frantumazione dell’unità culturale nel Mediterraneo. Qui si formarono tre diverse aree politico-culturali:
• L’impero Bizantino (VI-IX secolo): Dopo la le invasioni barbariche in Occidente, l’Impero Bizantino si presentò come unico erede politico, culturale, economico e militare effettivo dell’Impero Romano, comandando tutta l’area del Mediterraneo. Anch’esso, però, tra il VII e il VIII secolo ebbe una crisi dovuta a guerre e tentativi d’invasione da parte dei Persiani, gli Arabi e l pressioni degli slavi. I punti di forza dell’Oriente erano flotta, burocrazia e proseguimento del diritto romano.
• L’area Islamica (VII-VIII secolo): Grazie alla predicazione di Maometto (570-632), fondatore dell’Islam, le popolazioni arabe si coalizzarono e riuscirono a formare l’Impero Islamico. L’area sviluppò un gran sistema di scambi e commerci che permisero la fioritura dell’economia e di una civiltà moderna ed evoluta.
• I regni Romano-Barbarici: Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il territorio fu soggetto a grandi invasioni barbariche che, via a via, crearono popolazioni autoctone. La civiltà che andò a crearsi fu, quindi, una fusione tra cultura tardo-romana ed eredità germanica. Nell’area più occidentale, i Germani si insediarono in territori già popolati e furono assimilati all’interno del mondo reale; mentre in Spagna ed Italia, i latini e barbari ebbero diversi contrasti dovuti a culture completamente opposte. A causa di queste strutture sociali poco compatte ed organizzate, i regni barbarici crollarono in fretta, a seguito di spinte esterne da parte dei Visigoti, Longobardi e Vandali. Successivamente, tra il VI e il VII secolo, si verificò una fase di aggregazione dei regni in Occidente.

In una fase di turbolenza governativa tale a quella del periodo di dissoluzione dell’Impero Romano e delle forti migrazioni germaniche, la Chiesa assunse un ruolo religioso, ma soprattutto politico. Infatti, essa aveva funzioni amministrative, sociali, culturali, di burocrazia, di difesa dei territori e il potere giudiziario. A causa di questa forte presa di potere, si creò un conflitto d’interesse tra lo Stato e la Chiesa. Specialmente i vescovi rappresentarono un punto di riferimento sul piano politico ed amministrativo.
Gregorio Magno (papa dal 590 al 604) dotò la chiesa di organizzazione amministrativa e disciplinare, ma soprattutto fondò il potere temporale ecclesiastico (cioè la presa di potere da parte della chiesa su strutture e cose relative al mondo terreno, soggette a deperire col tempo). Tale fenomeno fu favorito dai Longobardi, arrivati in Italia Centro-Settentrionale e nel Meridione attorno al VI secolo.
La Chiesa fu quindi ostile nei confronti di questo popolo e, per scongiurare la loro presenza, si alleò coi Franchi di Pipino il Breve (751), salito al trono benedetto dal Papa. Quest’alleanza si consolidò con l’avvento del regno di Carlo Magno, incoronato Imperatore dei Romani la notte di Natale del ‘800 da Papa Leone III. Nacque così il Sacro Romano Impero (SRI). Esso fu la prima forma di aggregazione dell’Occidente dopo la disfatta dell’Impero Romano; si estendeva dal Mar Baltico al Mediterraneo e dal Oceano Atlantico al fiume Ens, con circa 15.000 abitanti.

Carlo Magno divise il territorio in marche e contee: le prime sono le regioni di frontiera, governate dai marchesi, mentre le ultime sono regioni interne governate da conti. Alla morte di Carlo, l’impero si frazionò in signorie locali e venne a mancare quel sistema di fedeltà che vi era prima, dove conti e marchesi dovevano essere fedeli ed obbedienti al sovrano.
Alla morte di Carlo Magno (841), successe il Trattato di Verdun (843) che divise il territorio ai tre figli: a Lotario, Italia e Lotaringia, a Ludovico la Germania e Carlo il Calvo la Francia.
Nel 855, Carlo il Grosso riuscì a riunificare le tre regioni per poco tempo ma, già nel 887, venne definito lo smembramento dell’Impero, con la conseguente creazione dei primi regni feudali, autonomi ed in lotta tra loro. Quindi, nelle tre grandi regioni lasciate da Carlo, vi furono grandi crisi per il potere e i sovrani sono in lotta fra loro per contrastare l’anarchia. Nel frattempo, l’Occidente fu colpito da incursioni dalla Scandinavia, dalle steppe dell’Asia e dalle coste Nord Africane.
Ottone I riuscì a fermare gli Slavi e gli Ungari nella battaglia di Lechfeld del 955. Sotto il suo regno si verificò l’irrimediabile rottura tra Impero e Papato: difatti, dopo il tentativo di dimostrazione della supremazia ecclesiastica avvenuta con la coronazione di Carlo Magno, Ottone cercò di far valere la sua superiorità imperiale, valorizzando la feudalità ecclesiastica (che conferiva l’autorità civile e militare a vescovi ed abati nei loro territori). Egli emanò, inoltre, il privilegio ottaniano, dove l’imperatore poneva sotto il suo controllo l’operato della Chiesa e portando a sé il diritto di eleggere il pontefice. Ciò comportò il decadimento morale e spirituale della Chiesa.

Nel IX secolo, in Francia, nacque un’organizzazione politica, sociale ed economica che ha caratterizzato la storia europea del Novecento al Milleduecento. Esso vide prevalere il mondo rurale su quello urbano e il frazionamento dell’unità territoriale: il feudalesimo. Il feudo, in particolare, era il beneficio ricevuto dal sovrano, generalmente costituito da terreni.

La scala gerarchica del sistema feudale era la seguente:
• Il sovrano: egli offre beneficio al vassallo;
• Il vassallo: egli lo offre a sua volta al valvassone;
• Il valvassone: lo offre a sua volta al valvassino;
• Il valvassino: è il signore meno importante della piramide sociale.
Nel 877 con il Capitolare di Quierzy i feudi maggiori diventano ereditari, mentre nel 1037, con la Constitutio de Feudis, fu riconosciuta l’ereditarietà anche dei feudi minori. Tutto ciò comporto un indebolimento del potere centrale.
La società feudale era essenzialmente divisa in tre ordini:
• I nobili: facevano la guerra e proteggevano le persone a loro servizio;
• Gli ecclesiastici: coloro che pregavano e che proteggevano le anime dei Cristiani;
• I contadini: coloro che lavoravano e si occupavano della manodopera (90% della popolazione). Essi erano divisi in contadini servi, con condizioni simili a quelle di schiavitù, e contadini liberi, che ricevevano terre da coltivare in autonomia.
I feudi erano gestiti in due parti:
• La pars dominica: terre gestite direttamente dal proprietario (e da servi collegato ad esso). Generalmente erano le migliori terre, che venivano sfruttate per il pascolo e per la caccia.
• La pars massaricia: costituita da terre concesse a coltivatori (liberi o servi) ai quali il proprietario prendeva quote o esigeva pagamento in natura.

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