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Suffragio universale (maschile e femminile)


Nel Novecento le masse iniziarono a partecipare alla vita politica: i "partiti notabili" (partiti dell'Ottocento composti da pochi uomini) diventarono "partiti di massa" (partiti che inquadravano larghe fasce della popolazione attraverso una struttura permanente, articolata in una rete di organizzazioni locali); l'obbiettivo principale dei "partiti di massa" fu quello di convincere i rispettivi governi a cambiare le leggi elettorali per concedere il suffragio universale maschile. Tale obbiettivo, in Europa, venne raggiunto alla fine del secolo, estendendo il diritto di voto a tutti i maggiorenni maschi (superiori di 21 anni), senza limitazioni di reddito né livello di istruzione, solo in Germania, Svizzera e Francia; solo tra il 1980 e il 1914 fu concesso anche in Spagna, Paesi Scandinavi, Austria e Italia (1912); in Olanda e Inghilterra fu concesso solo negli anni Venti.
Arrivati al suffragio universale maschile, anche le donne iniziano a lottare per aggiudicarsi anche il suffragio universale femminile: nel 1848, negli Stati Uniti esse fondarono delle associazioni femministe di donne bianche, dopo qualche anno si aggiunsero quelle di donne nere; le donne americane arrivarono al loro obbiettivo nel 1869 ma solo in alcuni Stati mentre, nel 1920, poterono votare tutte le donne degli Stati Uniti.
La lotta delle donne fu molto più drammatica in Inghilterra dove le donne che si battevano per raggiungere l'obiettivo vennero soprannominate "suffragette" (perché chiedevano il voto o suffragio), e ne l 1869 ottennero il diritto di votare solo nelle elezioni locali amministrative. Ma nel 1911 le donne passarono dalla manifestazioni alle lotte violente; nel 1913 una delle suffragette si suicidò in pubblico gettandosi sotto il cavallo del re Giorgio V durante un derby all'ippodromo di Epson, l'avvenimento creò molto scalpore e, nel 1918 venne finalmente concesso il diritto di voto anche alle elezioni politiche.
In Italia i diritti delle donne furono sostenute da donne borghesi e da donne del Partito socialista, mentre gli uomini socialisti si opponevano poiché temevano il voto delle donne contadine; nel 1919 il Parlamento stava per concedere il voto alle donne quando però ci fu il periodo fascista che bloccò l'attivazione della norma. Le italiane riuscirono a votare solo dal 1946.
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