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Progressi della democrazia


Aumenta il potere dei parlamenti e si diffonde il diritto di voto

All’inizio del XX secolo in Europa non c’erano più monarchie assolute. Dappertutto era stato limitato il potere dei capi di stato ed era cresciuta l’autorità delle assemblee elettive (i parlamenti).

Tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento il suffragio universale maschile era stato introdotto in molti stati: Francia, Danimarca, Grecia, Germania, Bulgaria, Spagna, Belgio, Norvegia e Austria. Fuori d’Europa era in vigore negli Stati Uniti, nell’Australia e nella Nuova Zelanda. Nel 1912 fu introdotto anche in Italia e in Argentina; in Inghilterra nel 1918.


Democrazie imperfette: non tutti i cittadini possono votare


I governi cercano di rallentare questo progresso, temendo che le masse popolari, una volta preso il controllo dello stato per mezzo della maggioranza parlamentare togliessero alle antiche classi sociali dirigenti potere e privilegi.

Perciò cercarono con vari sistemi di limitare l’ingresso nei parlamenti dei rappresentanti delle classi sociali più umili. Ad esempio, esclusero dal diritto di voto i più giovani, in qualunque caso addirittura fino ai trent’anni. In alcuni paesi si attribuì un valore maggiore al voto dei più ricchi o dei più colti. In molti casi si cercò di esercitare pressioni più o meno aperte sugli elettori attraverso il voto palese: non si votava nel segreto di una cabina, ma sotto gli occhi dei presenti.

Nascono i primi movimenti femminili


Infine il suffragio nella maggioranza degli stati europei rimase a lungo esclusivamente maschile. Le donne non potevano votare. Ma un parlamento dal quale erano escluse le donne non rappresentava tutto il popolo. Furono le donne stesse a lottare per ottenere parità di diritti con gli uomini: movimenti femministi sorsero fin dalla seconda metà del XIX secolo.

Nel 1903 Emmeline Pankhurst fondò in Inghilterra un’organizzazione (l’Unione sociale e politica delle donne), il cui obbiettivo politico principale era il riconoscimento del diritto di suffragio femminile.

Le seguaci del movimento, le suffragiste, furono chiamate in segno di disprezzo col nome derisorio di suffragette. Esse dovettero affrontare i vecchi pregiudizi contro le donne: la stampa le metteva in ridicolo, i loro comizi si svolgevano in mezzo all’indifferenza e all’ostilità della gente, la polizia interveniva duramente nei loro confronti. Per farsi ascoltare ricorsero a mezzi estremi: fecero scioperi della fame, si incatenarono ai lampioni del gas per non essere arrestate e trascinate via durante le dimostrazioni; sommersero il parlamento inglese di richieste scritte: la sola Pankhurst ne inoltrò ben 2500.

La lotta delle donne, tuttavia, era ancora agli inizi. Il loro diritto di voto fu riconosciuto quasi dappertutto più tardi di quello degli uomini. In alcuni paesi esse ottennero la parità dei diritti a Novecento inoltrato.

Raggiungimento del diritto di voto per le donne nei vari paesi

Paese-Data


Stato di Wyoming (USA)

1869

Finlandia

1906


Danimarca

1907


Gran Bretagna

1918


USA (intera federazione) entro

1920


Italia

1945


Asia (intera federazione) entro

1946


Svizzera

1971

I governi concedono riforme sociali:nasce il Welfare State


La lotta delle donne per conquistare il diritto di voto era solo un aspetto dell’inquietudine che agitava vaste masse popolari sulla strada della democrazia. Per evitare che lo scontro sociale diventasse violento, molti governi scelsero la via politica delle riforme (cambiamenti voluti dalle autorità per migliorare la società e lo stato).

Già tra il 1883 e il 1889 il cancelliere Ottone di Bismarck aveva fatto approvare dal parlamento tedesco leggi sociali che proteggevano i lavoratori
Nuova Zelanda

1893
contro i rischi di malattie, infortuni, invalidità e vecchiaia.
Su questa via la Germania fu seguita dai governi liberali inglesi del 1906-14, che posero le basi dello stato assistenziale (o Welfare State) moderno, uno stato cioè che si assume il compito di assicurare ai cittadini protezione e benessere e di pagare le spese che ciò comporta. Furono assegnate pensioni statali ai lavoratori anziani; fu organizzato un sistema previdenziale, che comprendeva l’assicurazione contro le malattie e la disoccupazione; furono istituiti uffici statali di collocamento; si introdusse il salario minimo; fu ridotta a otto ore la giornata lavorativa dei minatori. In Italia una decisa politica di riforme fu attuata da Giovanni Giolitti nell’età detta appunto giolittiana.

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