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Storia del Novecento dell'Iran

Storia del Novecento dell’Iran.
L’Iran era il territorio dell’impero persiano, infatti si trovano resti di Persepoli, l’antica capitale. Per questo motivo fino al 1935 l’Iran era chiamato Persia.
Nel Novecento, l’Iran è stata governata per circa sessant’anni dalla dinastia dei Pahlavi. La loro Costituzione stabiliva che la religione ufficiale doveva essere quella islamica, lo scià (ovvero l’imperatore persiano) era al potere di un governo costituzionale e doveva imporre la shari’a. Ma comunque, a causa di alcune debolezze la Persia subì dal 1911 al 1925 un periodo di semi-anarchia, durante la Prima Guerra Mondiale i britannici e i russi occuparono il territorio persiano, utilizzandolo come retrovia contro l’impero ottomano. Con il crollo dello zar, cadde tutto nelle mani dei britannici che con un trattato del 1919 cercarono di formalizzare un loro protettorato, che tuttavia non venne mai rispettato a causa delle proteste popolari. Nel 1921 Reza Khan diventò comandate della brigata cosacca, ovvero le guardie della famiglia reale persiana. Egli marciò su Teheran (attuale capitale) compiendo un colpo di stato. Per un periodo la Persia fu governata da governi inefficienti. Poi nel 12 dicembre 1925, Khan riuscì a sconfiggere capi tribali e si proclamò scià, rafforzando le autorità della polizia e dell’esercito; fu il fondatore della dinastia Pahlavi. Grazie a lui, il Paese subì una grande modernizzazione economica e culturale ispirata a modelli occidentali: reti ferroviarie, Banche Nazionali, comunicazioni postali e telegrafiche. Si sviluppò un’industria interna che produceva beni di consumo quotidiani, senza ricorrere soventemente all’importazione di essi. Grossa fortuna era il petrolio, scoperto nel 1908, portava al Paese grandi entrate di denaro, furono costruite le prime raffinerie. Ciò, però, creava un forte risentimento verso gli stranieri che lo estraevano, difatti il governo ridusse i territori per l’estrazione del petrolio, questo cambiamento superò la Grande depressione, ma non la Seconda Guerra Mondiale.
Nel dopoguerra, il regime iraniano diventò un forte alleato politico degli Stati Uniti, suscitando un grosso malcontento nella popolazione. Il Regno Unito e l’Unione Sovietica, preoccupati che Reza Khan si affiancasse alla Germania nazista nella Seconda Guerra Mondiale, lanciarono un ultimatum in cui volevano l’espulsione dei residenti tedeschi e occuparono militarmente l’Iran (1941). Reza Khan fu costretto ad abdicare in favore del figlio Muhammad Reza Pahlavi, nato dal secondo matrimonio. Ma secondo vari storici l’influenza germanica fu solo una scusa per gli anglosassoni, la vera ragione fu la necessità di aprire una via sicura di rifornimento militare con l’Unione Sovietica,che era sotto l’attacco della Germania. Per questo motivo Reza Khan fu esiliato a Mauritius, in Sudafrica, in cui morì nel 1944.
Mohammad seguì accuratamente il “suo” Paese, si oppose e ostacolò alcuni dei Primi Ministri più volitivi e sgraditi a Londra, eliminò avversari politici e si preoccupò di mantenere l’esercito sotto la monarchia, cercando di fare dell'Iran la più grande potenza del Medio Oriente; questo suo programma venne chiamato Rivoluzione Bianca, fu contestato dallo Ayatollah Komheini esponente del clero sciita. Lo scià aveva promesso oltre all'industrializzazione, l'istruzione e una riforma agraria che consisteva nel togliere la terra ai latifondisti e darla in mano ai contadini. L'opposizione fu molto forte, poiché vennero tolte molte terre a gruppi religiosi; Mohammad fu costretto a reprimerla, uccidendo molti religiosi, che fino a pochi anni prima l'avevano appoggiato. La riforma agraria, oltre a tensioni interne, aveva alimentato una rapida urbanizzazione in cui la popolazione, non potendo scegliere un altro partito politico, poiché lo scià li ha aboliti tutti, si univano all'opposizione dell'ayatollah Khomeini. Pronunciò un grande discorso in cui criticò fortemente lo scià, per questo fu arrestato e il suo arresto portò per tre giorni scontri violenti con la polizia, dopodiché venne esiliato a Parigi.
La folla protestava e si appoggiava sempre di più agli sciiti.
Il 19 agosto 1978, circa 400 persone persero la vita nel cinema “Rex”. La colpa su attribuita allo scià e alla polizia iraniana, in tutto l'Iran scoppiarono manifestazioni e rivolte represse duramente dalla polizia. Esse non si placarono e a Teheran l'esercito scese in piazza e sparò senza pietà. L'ayatollah incitava, dall'esilio, tramite audiocassette la rivoluzione, mentre lo scià cercava di salvare il suo trono mediante il Primo Ministro, che accettò a condizione che egli partisse. Difatti lo scià partì per il Marocco, i rivoltosi felici, però, non placarono le rivolte.
Il Primo Ministro concesse libertà di stampa e istituì libere elezioni, ma Khomeini non era d'accordo e tornò in patria, mentre le manifestazioni in suo favore si moltiplicavano sempre di più. Il Primo Ministro si dette alla fuga.
Khomeini, capo del governo rivoluzionario, assunse il potere. Gli uomini favorevoli al vecchio regime vennero giustiziati.
Il 30 marzo un referendum sancì la nascita della Repubblica iraniana con il 98% dei voti e entrò in vigore la shari'a.: vennero banditi il gioco d'azzardo, la prostituzione e l'alcool, iniziò la persecuzione verso gli omosessuali e a chiunque fosse contrario alla legge musulmana. Di fatto, si interruppero le manifestazioni e gli scontri contro la monarchia, ma iniziarono le tensioni tra i componenti che facevano parte della Repubblica.
Dunque dal 1979 l'Iran è una Repubblica islamica.

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