Organizzazione del nuovo regno d’Italia


Il 17 marzo 1861 l'Italia era quindi diventata un regno unito → il re era Vittorio Emanuele II di Savoia, la capitale era Torino e lo Statuto Albertino del 1848 diventò la Costituzione dell'intero regno, che garantiva l'uguaglianza giuridica di tutti i cittadini (anche se il diritto di voto lo aveva solo una minoranza → cittadini maschi, di almeno 25 anni, con un certo reddito e che sapessero leggere e scrivere).

Nel giungo di quell'anno morì Cavour, ma le elezioni confermarono a capo del governo la Destra storica, guidata da Bettino Ricasoli → si trattava di liberali moderati, con gli stessi ideali di Cavour:

- laicità dello Stato;
- fedeltà alla monarchia;
- libertà e progresso ottenuti e mantenuti da una classe dirigente alto-borghese.

Il nuovo Regno d'Italia era però in realtà formato da un insieme di territori diversi che fino a quel momento erano stati divisi ed avevano avuto organizzazioni diverse → il governo aveva due possibiltà:

- decentramento → lasciare ad ogni territorio del regno la propria organizzazione;
- accentramento → imporre a tutti i territori l'organizzazione del governo centrale (Piemonte).

Il governo scelse l'accentramento e per modernizzare il regno prese alcune decisioni:

- potenziò la rete ferroviaria per collegare tutte le principali città del regno;
- eliminò le barriere doganali tra i diversi Stati, per far circolare liberamente uomini e merci su tutto il territorio nazionale;
- aumentò gli scambi commerciali con l'estero per arricchire il paese;
- rese obbligatoria e gratuita l'istruzione per i primi due anni di scuole elementari (come lo era già nel Regno di Sardegna) per abbattere l'analfabetismo ed avere cittadini che parlassero la stessa lingua.

Nel sud però ci furono subito dei problemi → i cittadini non erano contenti per le nuove tasse e per la leva militare obbligatoria (imposte dall'organizzazione piemontese → accentramento) e le masse popolari molto povere non riuscivano a sentirsi parte di un regno unito, così lontano dalla loro realtà.
Ci fu quindi una vera e propria guerra civile tra il 1861 ed il 1865, guidata da uomini detti briganti → lo Stato represse queste rivolte con la forza e debellò il brigantaggio, ma nel frattempo in Sicilia nacque la mafia (→ organizzazione che agiva contro la legge ed in maniera violenta a danno dello Stato).

Annessione del veneto al regno d’Italia


Al nuovo Regno d'Italia mancavano però alcuni territori:
- Trentino, Venezia-Giulia e Veneto → ancora sotto il dominio austriaco;
- Lazio → ancora sotto il dominio del Papa.

La guerra austro-prussiana del 1866 fu l'occasione per l'Italia di riprendersi almeno il Veneto → la Prussia e l'Austria si contendevano il dominio sulla Confederazione Germanica (fino a quel momento sotto la presidenza dell'Austria, come stabilito dal Congresso di Vienna), quindi l'Italia si alleò con la Prussia con la promessa di riavere il Veneto se gli austriaci fossero stati sconfitti.
La Prussia, guidata da Bismarck, vinse la guerra e, anche se l'aiuto italiano non contò molto, mantenne l'accordo e restituì il Veneto all'Italia (1866 annessione del Veneto al Regno d'Italia).

Per quanto riguarda il Lazio invece già dai tempi di Cavour l'intenzione era quella di spostare la capitale a Roma (posizione centrale nel regno), che però era protetta dalla Francia di Napoleone III → il 15 settembre 1864 infatti Francia e Italia stipularono un patto (Convenzione di Settembre), con il quale l'Italia si impegnava a non attaccare i territori dello Stato Pontificio e la Francia in cambio avrebbe ritirato da quei territori le sue truppe.
L'Italia aveva quindi le mani legate ma, con lo scopo di avvicinarsi comunque a Roma, nel 1865 la Capitale fu spostata da Torino a Firenze.
Nel 1870 però la Prussia sconfisse la Francia (battaglia di Sedan, sempre nelle guerre per il dominio sulla Confederazione tedesca) → l'Italia si considerò a questo punto libera dai patti con la Francai (Convenzione di Settembre) ed il 20 settembre 1870 entrò a Roma (breccia di Porta Pia) e cacciò le truppe del Papa → il 3 febbraio 1871 Roma diventò la capitale del Regno d'Italia.
A questo punto il governo italiano emanò la legge delle guarentigie del 1871 → lasciava al Papa il permesso di regnare sui palazzi pontifici (Vaticano, Laterano e Castel Gandolfo), che non appartenevano quindi al Regno d'Italia, e si impegnava ad aiutare economicamente la Chiesa.
Papa Pio IX però non la prese bene → si dichiarò prigioniero in Vaticano, scomunicò i governanti del Regno d'Italia e nel 1874 emanò il cosiddetto Non expedit, documento nel quale proibiva a tutti i cittadini cattolici di partecipare alle elezioni del governo italiano.
L'atteggiamento della chiesa rimase quindi contrario a qualsiasi cambiamento e chiuso alla vita politica sociale fino almeno al 1891 → il successore di Papa Pio IX, Papa Leone XIII, emanò l'enciclica Rerum Novarum, con la quale la Chiesa iniziò a confrontarsi con la vita politica e sociale italiana.

La sinistra al potere


Il governo di destra, che era salito al potere nel 1871 (liberali moderati che volevano far partecipare alla vita politica solo la classe alto-borghese), si era trovato a dover pareggiare il bilancio dello Stato e lo aveva fatto imponendo a tutti tasse sui beni di maggior consumo (es: tassa sul pane) → le masse popolari più povere erano quindi scontente di questo governo.
In più si aggiunse il Non expedit del papa e molti cittadini cattolici (anche se non tutti) non andarono a votare → la Destra storica perse quindi la maggioranza dei voti e nel 1876 andò al potere la Sinistra storica (liberali progressisti che volevano far partecipare alla vita politica anche le masse popolari).
Il nuovo governo di sinistra cercò proprio di conquistare il favore delle masse popolari in vari modi:

- abbassò l'età minima per poter votare da 25 a 21 anni ed anche il reddito minimo necessario (quindi aumentò il numero degli elettori);
- con la legge Coppino del 1877 impose multe a chi non rispettava l'obbligo scolastico;
- eliminò alcune tasse (es: tassa sul pane).

A capo della sinistra storica andò Agostino Depretis che, pur avendo vinto le elezioni, non aveva comunque una maggioranza solida e, per rimanere al potere, suggerì che Destra e Sinistra si accordassero almeno sulle questioni più importanti → iniziò così nella vita politica italiana un periodo di corruzione ed incoerenza chiamato trasformismo (negativo perché si persero le differenze sostanziali tra Destra e Sinistra e perché i vari parlamentari cambiavano orientamento in base ai proprio interessi del momento).

Dal punto di vista della politica estera il governo di sinistra cercò di consolidare i rapporti con le potenze europee, però ad un certo punto la Francia occupò la Tunisia (che l'Italia riteneva le spettasse di diritto per vicinanza geografica e per i molti italiani che ci vivevano) → nel 1882 l'Italia stipulò un patto militare detto Triplice Alleanza con i suoi nemici storici (Austria e Germania) per difendere la Tunisia dall'invasione francese.
Contemporaneamente l'Italia cercò anche di espandere il proprio dominio coloniale in Africa → tentò l'invasione dell'Etiopia, ma subì due pesanti sconfitte (a Dogali nel 1887 ed a Adua nel 1896) che la portarono a riconoscere l'indipendenza di quel territorio.

La grande Depressione


Negli ultimi tre decenni del 1800 ci fu in Italia, così come in tutta Europa, una grande crisi economica → ci fu un aumento della produzione sia in campo agrario che industriale, che però non corrispose ad un aumento della domanda.
C’erano quindi troppi prodotti che non riuscivano ad essere venduti → la conseguenza fu il crollo dei prezzi di questi prodotti e la concorrenza tra i vari produttori diventò accanita.
Tutti i governi europei, tra cui anche quello italiano, cercarono di rimediare creando le barriere doganali tra i vari paesi → l’obiettivo era di limitare l’ingresso dei prodotti dall’estero, per riuscire a smaltire la produzione interna di ogni Stato.
Purtroppo questo provvedimento in Italia non bastò e le masse contadine si trovarono costrette ad emigrare per migliorare le proprie condizioni di vita → inizialmente furono i contadini del nord Italia ad emigrare solo per alcuni periodi dell’anno nei paesi confinanti con l’Italia (es: Francia); poi però cominciarono ad emigrare anche i contadini del sud Italia e scelsero destinazioni più lontane (es: America) ed in maniera definitiva.
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