HITLER E IL REGIME NAZISTA

La rivoluzione e la nascita della repubblica di Weimar
L’esito della Prima Guerra mondiale e le decisioni della Conferenza di Parigi, provocò in Germania una situazione di crisi sociale. La fine della monarchia era stata favorita da una serie di tumulti sca-turiti i primi di novembre del 1918 da un ammutinamento dei marinai della flotta tedesca, concen-trata a Kiel. I marinai avevano dato vita a consigli rivoluzionari ispirati al modello dei soviet bol-scevichi. L’esempio fu seguito da molte altre città, tra cui Berlino e Monaco e il 9 novembre 1918 nella capitale veniva proclamata la repubblica. I socialdemocratici costituirono un governo provvi-sorio presieduto da Friedrich Ebert.
I seguaci della Lega di Spartaco intendevano procedere secondo il modello bolscevico e instaurata anche in Germania una repubblica socialista di tipo sovietico. Così il 1° gennaio 1919 venne fondato il Partito comunista tedesco (Kpd) che aveva come leaders Liebknecht e Luxemburg.

Il governo provvisorio era retto dal Partito socialdemocratico tedesco (Spd) che rifiutava l’ipotesi rivoluzionaria e mirava a democratizzare il sistema politico. Berlino era sotto il controllo dei consiglio degli operai e dei soldati. Nell’opporsi a soluzioni di tipo sovietico la Spd dovette appoggiarsi ai militari. Entrarono allora in azione numerosi «corpi franchi», formati da militari smobilitati, che repressero i vari tentativi rivoluzionari. Fra i moti il più significativo ebbe luogo a berlino il 5-6 gennaio 1919. Il governo reagì duramente e la sollevazione fu stroncata durante la «settimana di sangue». Liebknecht e Luxemburg furono arrestati e fucilati.
Vennero indette le elezioni per l’Assemblea costituente che si tennero a suffragio universale il 19 gennaio 1919. L’Assemblea svolse i lavori a Weimar e da qui prese il nome la repubblica nascente. La nuova costituzione venne presentata l’11 agosto: aveva una forte democratica e non ebbe il sostegno delle destre e della sinistra comunista.
Nella costituzione si affermava la struttura federale dello Stato, si introduceva il suffragio universale maschile e femminile per l’elezione di Parlamento e del presidente della repubblica, il quale veniva eletto dal popolo mentre il Parlamento veniva eletto con sistema proporzionale. Vi erano poi un cancelliere, capo del governo, e i ministri.

Una repubblica politicamente debole
La repubblica di Weimar ebbe subito problemi di governabilità, a causa della frammentazione de,,e forze politiche. La Spd, dovette stringere accordi con altri partiti anche dagli interessi differenti. Le coalizioni che nascevano non apparivano compatte e cercavano nel compromesso fra interessi divergenti la via per favorire lo sviluppo della democrazia. Inoltre la combinazione tra sistema eletto-rale proporzionale e sistema partitico fortemente diviso produsse per 14 anni un’elevata instabilità di governo portando alla fine dell repubblica tedesca nel 1933.

Una contestazione radicale dell’ordine esistente venne dal partito tedesco dei lavoratori. Questa formazione era sorta a Monaco nel 1919 e nel febbraio 1920 aveva assunto la denominazione di Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori o Nsdap. Alle sue fila si un’ un caporale di origine austriaca Adolf Hitler, che divenne ben presto il capo del partito. La Nsdap si strutturò come un partito a guida carismatica con il principale obiettivo di combattere il Trattato di Versailles e sa-nare l’umiliazione che aveva arrecato ai tedeschi. La Nsdap affermava il proprio carattere antide-mocratico. Il patito aveva come simbolo la svastica e praticava senza remore la violenza nella lotta politica

Problemi internazionali e crisi economica
Il 28 giugno 1919 la Germania firmò a Versailles il trattato di pace imposto dalle potenze vincitrici. Si favorì così la diffusione in Germania del nazionalismo revanscista e di un forte sentimento di o-stilità verso la classe politica repubblicana, sulla quale si faceva ricadere la responsabilità della firma del trattato. Le misure previste trasmettevano una grande insicurezza alla popolazione ed inoltre le misure economiche risultavano ingenti e la ripresa produttiva della Germania era ostacolata anche dalla chiusura che Francia e Regno Unito le opponevano sui mercati.
Il risentimento generato dal trattato trovò un violento sfogo nel fallito colpo di stato attuato dai Freikorps prussiano che contribuì inoltre all’avanzata dello schieramento nazionalista e antidemo-cratico nelle prime elezione del Reichstag. Nel luglio 1922 il ministro degli Esteri Rathenau fu as-sassinato dai terroristi di estrema destra provenienti dai Freikorps. Data l’origine ebraica del ministro prese piede anche il vecchio stereotipo razzista antisemita. Le gravi crisi degli anni Venti e Trenta alimentarono la ricerca di un capro espiatorio e il nazionalismo germanico lo indicò negli ebrei.

Hitler e il generale Ludendorff cercarono poi di prendere il potere con la forza. Il putsch si svolse a Monaco nel 1923 e fallì per il mancato appoggio dei militari. Hitler venne imprigionato e condannato a cinque anni di reclusione. Nei mesi trascorsi in carcere scrisse un libro dal titolo Mein Kampf: in esso espresse chiaramente il suo programma e gli obiettivi della futura «rivoluzione nazionale» del nazismo.
Nel gennaio 1923. La Francia decise di occupare il bacino carbonifero della Ruhr. L’occupazione dava alla Francia il controllo e lo sfruttamento delle risorse minerarie. L’unica risposta possibile dei tedeschi fu la proclamazione della resistenza passiva: i lavoratori della Ruhr scioperarono e la pro-duzione venne interrotta. La Francia rispose con la forza e staccò la Ruhr dal resto del Paese mentre in Germania la propaganda nazionalista cresceva e l’economia crollava. Un’enorme quantità di carta moneta fu messa in circolazione che alimentò inflazione. Il prezzo dei beni di consumo crebbe senza limiti e l’inflazione lasciò relativamente al riparo solo chi possedeva valuta straniera o beni immobili.
La situazione venne risolta da Gustav Stresemann, leader del Partito del popolo tedesco (Dvp), formazione di destra moderata. Stresemann sospese la resistenza nella Ruhr e trattò con le potenze vincitrici in merito alle ripartizioni di guerra.
Venne varato il piano Dawes, in gli Stati Uniti collocava un prestito 800 milioni di marchi-oro nelle capitali europee, alleviando le difficoltà della Germania e consentendo un’ondata di esportazioni di capitali americani in Europa. Si stabilirono così stretti contatti tra il mondo industriale tedesco e gli imprenditori americani
Negli anni successivi l’economia si riprese grazie agli aiuti finanziati stranieri e alla riapertura dei mercati internazionali ai prodotti tedeschi mentre lo «spirito di Locarno» consentiva alla Germania di stabilire relazione di pace con i maggiori governi europei.
Per alcuni anni si succedettero governi di coalizione composti dal cento e dai partiti conservatori moderati; infine le elezioni del 1928 registrarono il successo della Spd, con Müller che assunse la guida dell’esecutivo.

La Grande crisi e l’ascesa di Hitler al potere
La morte di Stresemann, nell’ottobre 1929, precedettero di poche settimane il crollo della Borsa di Wall Street. Questo evento provocò la sospensione dei prestiti statunitensi e il ritiro dei capitali che avevano sostenuto la ripresa dell’economia tedesca. Si riprodusse così una situazione analoga a quella del ’23. Nel giugno era stato firmato un accordo, noto me Piano Young, ch prevedeva la di-latazione delle riparazioni di guerra in 59 rate annuali, ma la nuova crisi lo rese inattuabile; nel 1932 si sarebbe arrivati alla sospensione definitiva dei pagamenti
Intanto la svalutazione del marco e l’aumento della disoccupazione,diedero impulso allo schiera-mento protestatario ed Hitler riuscì a rendere la Nsdap come partito di riferimento del malcontento delle masse.
La Nsdap entrò nelle istituzione nel gennaio 1930. A Berlino la coalizione formata era crollata e il governo che si formava era minoritario, presieduto da Brüning, capo del centro cattolico. Da questa situazione si cercò di uscire con lo scioglimento del Reichstag e nuove elezioni, che si tennero nel settembre e videro il partito di Hitler avere il 18,3% dei voti, diventando la seconda forza dell’assemblea.

Nei mesi successivi, la situazione si fece sempre più tempestosa. La crisi rafforzò le forze antisistema che, come la Nsdap e il partito comunista, puntavano all’abbattimento delle istituzioni repubblicane. Hitler ottenne un successo personale nelle elezioni presidenziali del marzo 1932 e con le amministrative la Nsdap divenne il primo partito nei Parlamenti regionali di quasi tutta la Germania.
Il presidente Hindenburg nominò cancellieri prima Von Papen e poi il generale Von Schleicher, propose inoltre ad Hitler di diventare vicecancelliere. Ma egli rifiutò chiedendo di assumere la guida dell’esecutivo. Nelle elezioni generali del luglio la Nsdap divenne il primo partito del Reichstag.
La campagna elettorale si era svolta in un clima da guerra civile. Per la Nsdap, a sostenere i combat-timenti erano la milizia del partito, le SA, e quella personale di Hitler, le SS.
Hitler appariva il candidato ideali di nazionalisti e conservatori le nuove lelezioni politiche del no-vembre 1932, Hitler ottenne la nomina di cancelliere il 30 gennaio 1933.

La rapida costruzione della dittatura
Il governo presieduto da Hitler era stato voluto dai conservatori al preciso scopo di inglobare e strumentalizzare la forza della Nsdap. Esso aveva però un considerevole peso parlamentare ed inol-tre Hitler godeva del sostegno presso vari strati della popolazione, così non si ebbe il riassorbimento del nazismo nell’ordine costituzionale.
Il 27 febbraio 1933 il Reichstag fu incendiato, e l’attentato fu attribuito ai comunisti. Il giorno dopo Hitler decretò al sospensione dei diritti civili costituzionali e introdusse una norma che consentiva alla polizia di arrestare e detenere persone ritenute nemiche dello Stato.
Il 5 marzo si svolsero nuove elezioni generali; con queste Hitler consolidò il suo potere e ottenne la maggioranza in Parlamento. Con l’apertura del nuovo Reichstag Hitler ottenne il voto dei due terzi dei deputati con l’approvazione di una legge che concedeva pieni poteri amministrativi al governo. La costituzione venne sospesa e mai più ripristinata.
Il 1° aprile si ebbe il boicottaggio nazionale dei negozi di proprietà ebraica.
Vennero poi sciolte le organizzazioni sindacali, bruciati i libri degli autori antitedeschi, la Spd venne messa al bando e una legge faceva dell’Nsdap l’unico partito autorizzato in Germania.
Con le elezioni del novembre Hitler poté avviare la sua dittatura personale sulla Germania ( ottenne il 92,2 % dei consensi). La Germania uscì lo stesso giorno (12 novembre) dalla Società delle Nazioni e lo stato veniva strutturato in senso centralisti, con l’abolizione della sovranità nei Lander.
Gli oppositori furono incarcerati uccisi, anche coloro che potevano ostacolarlo fra i suoi stessi ranghi. Nella «Notte dei lunghi coltelli» molti capi delle SA vennero imprigionati ed assassinati.
La costruzione dello Stato accelerò alla morte di Hindenburg. Così Hitler poté aggiungere alla carica di cancelliere quella di presidente della repubblica, unificando i due ruoli nella usa persona unifi-cazione sancita con un plebiscito. Poiché inoltre il capo di stato era anche capo dell’esercito i militari prestarono fedeltà al nuovo Füher di quello che ormai veniva chiamato Terzo Reich.
All’economia venne data un’impronta fortemente dirigista: lo Stato dettò legge nelle dispute tra pa-dronato e lavoratori, mise sotto controllo i prezzi, lanciò un grande piano di opere pubbliche, affidò all’industria pesante la realizzazione di un vasto programma di riarmo.
In polita estera Hitler mise subito in chiaro la sua intenzione di recuperare la forza ed il prestigio della Germania persi durante la Guerra. Hitler conquistò una vittoria contro la Francia per la riunione della Saar a Berlino.
Il nazismo era orami padrone della Germania e si era affermato in un contesto totalmente privo di contrappesi esterni. Hitler e il suo movimento poterono così procedere nell’opera di assoggettamento della coscienza e della volontà dei tedeschi.

Il controllo nazista della società
Al pari del fascismo il nazismo aveva come primo obiettivo il controllo e il dominio sui tedeschi.
I giovani vennero inquadrati entro organizzazioni che miravano ad erodere e sostituire l’influenza educativa della scuola, a svantaggio degli insegnanti e delle famiglie.
La Hitlerjugend, comprendeva oltre 8 milioni di ragazzi dai 14 ai 18 anni, i due terzi del totali in quella classe di età.
Il regime mantenne la struttura scolastica a tre livelli ereditata dalla repubblica di Weimar. Si limitò a sopprimere le scuole privati e confessionali e ad inquadrare i professori nell’Associazione degli insegnanti nazionalsocialisti.
Vennero varati nuovi programmi di storia per la scuola superiore, a lungo guardata con diffidenza solo, nel 1938, i primi manuali prodotti dal nazismo; raccontavano la storia a ritroso partendo da Hitler e giungendo ad Arminio, il teutone che avevamo combattuto le legioni romane.
Venne abolito il diritto di sciopero ed eliminati i sindacati. Nel 1933 nacque il Fronte tedesco del lavoro in cui erano rappresentati insieme delegati dei padroni ed operai. Il termine socialista della denominazione del partito si riferiva proprio al senso di responsabilità dei lavoratori verso la comu-nità internazionale, a eguaglianza e spirito volontaristico e ciò venne incrementato alimentando negli operai il senso di appartenenza al Paese, che ne favoriva anche irreggimentazione e militarizzazione.
Il tempo libero venne organizzato sul modello del dopolavoro fascista. Si mirava al controllo e all’integrazione delle masse, ad alimentare il senso di omogeneità entro la comunità nazionale. nac-que l’organizzazione Forza attraverso la gioia che rendeva accessibili alle masse popolari teatro, ci-nema, vacanze ecc... e venne lanciata la prima automobile del popolo Volkswagen, con l’obiettivo di favorire una prima motorizzazione. Il nazismo cercò di esercitare maggiore controllo sulle opinione dei tedeschi e a ciò venne creato il ministero per la Propaganda, che sottopose a direttive rigide la stampa e la radio.

Ein Volk, Ein Reich, Ein Führer
La gerarchia militare era dominata dall’aristocrazia, che guidava i nazisti con malcelato disprezzo e la comunità cattolica si opponeva alla nazificazione del paese.
Hitler sapeva che la società poteva essere piegata solo dalla forza dei miti. Hitler la fondo nelle idee Volk, Reich, Führer, disegno che aveva indicato nel Main Kampf nella razza. Nel corso della storia erano emerse razze più forti e tali razze dovevano compiere una missione che le rendeva meritevoli di dominare le altre.
Il Reich di Hitler era lontano da quello di Guglielmo II, obiettivo del nazismo era quello di creare un impero ch comprendesse tutti gli appartenenti alla razza ariana. L’espansione della Germania era giustificata dalla ricerca di uno spazio vitale per la razza superiore e dominatrice, spazio che sarebbe stato dato dalla conquista dei territori degli slavi, considerati popoli inferiori.
Il Volk era una «comunità di popolo» senza classi,unita dal sangue, organizzata al suo interno se-condo i principi razzisti
Il 15 settembre 1935 vennero promulgate le Leggi di Norimberga. Secondo l’ideologia nazista gli ebrei minacciavano di decadenza la civiltà europea: era necessario procedere nei loro confronti con una politica di repressione e infine di sterminio. Contro di essi si scatenarono sempre più spesso violenze organizzate, che culminarono nella notte dei cristalli, tra il 9 e il 10 novembre 1938
A sostegno dell’ideologia nazista stava al mito del Fuhrer, il capo indiscusso e carismatico che era fonte di ogni diritto per gli si dovevano obbedienza e dedizione. Hitler conseguì in politica estera una serie di successi straordinari che circondarono la sua figura di un alone di invincibilità. Si di-mostrava che il potere derivava dalla capacità di guida del capo. Il popolo si incarnava in lui e po-polo e Fuhrer avrebbero realizzato di comune accordo il destino di gloria della Germania.

Verso la »soluzione finale della questione ebraica»
La persecuzione antisemita della seconda metà degli anni Trenta preluse al vero e proprio sterminio della popolazione ebraica, attuato dal nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale. A porre le basi al genocidio agì un ideologia dai tratti modernizzati e reazionari. La legislazione diede dell’ebreo una definizione giuridica di stampo razziale che ne giustificava l’esclusione dalla cittadinanza e ciò rese possibile l’espropiazione delle notevoli ricchezze ebraiche. Dopo il 1939 si passo dalla semplice esclusione degli ebrei alla loro concentrazione etnica ed infine alla purificazione razziale, l’eliminazione fisica nei Lager.
Subito dopo l’arrivo al potere di Hitler, venne costruito il campo di concentramento di Dachau. ge-stito dalle SS e pensato come alternativa alla prigione, accolse tutti i nemici del regime. Seguì l’apertura di altri campi, dopo lo scoppio della Guerra tra cui Auschwitz, Treblinka. Qui il processo di eliminazione dei nemici si svolse inizialmente attraverso l’abbruttimento e l’esaurimento fisico del prigioniero, poi dal 1941, con l’uso sistematico dei gas e le uccisioni di massa. Era stata presa infatti la decisione della «soluzione finale della questione ebraica»che prevedeva l’annientametno degli ebrei sull’intero territorio europeo.

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