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Il primo dopoguerra in Germania e il nazismo


In Germania, al termine della prima guerra mondiale, il Kaiser Guglielmo II è costretto ad abdicare e viene proclamata la Repubblica ( 9 novembre 1918), presieduta dal socialdemocratico Friedrich Ebert mentre due giorni dopo viene firmato l’armistizio. Ma già al momento della firma dell’armistizio, lo Stato tedesco si trova in una situazione tipicamente rivoluzionaria, in quanto nelle città i veri padroni della situazione erano i consigli degli operai e dei soldati che dettavano le loro condizioni agli industriali e ai rappresentanti dei poteri legali. I leader socialdemocratici, con il supporto dei vecchi burocrati e dei magnati dell’industria, erano però decisamente contrari a una rivoluzione di tipo sovietico e miravano all’elezione di un’assemblea costituente. La linea moderata dei socialdemocratici si scontrava con le avanguardie di estrema sinistra: i rivoluzionari della Lega di Spartaco ( nucleo originario del Partito comunista tedesco), i quali si opponevano alla convocazione della Costituente, puntando tutto sui consigli. Nel gennaio 1919, centinaia di berlinesi scesero in piazza, appoggiati dai dirigenti spartachisti; durissima fu la reazione del governo socialdemocratico che schiacciò nel sangue la rivolta berlinese.

I leader del movimento spartachista, Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg furono arrestati e trucidati. Il 19 gennaio, poco dopo la fine della rivolta spartachista si tennero le elezioni per l’Assemblea costituente nelle quali i socialdemocratici non riuscirono a raggiungere la maggioranza e si allearono con i cattolici. L’accordo tra cattolici e socialdemocratici rese possibile il varo della Costituzione di Weimar, dal nome della città dove si svolsero i lavori dell’Assemblea Costituente, una Costituzione decisamente
democratica che prevedeva il mantenimento della struttura federale dello Stato e il suffragio maschile e femminile.
La Repubblica di Weimar fu caratterizzata, però, da una forte instabilità politica; l’opinione pubblica borghese, in particolare, nutriva diffidenza per un sistema democratico che considerava indissolubilmente associato alla sconfitta e all’onere delle riparazioni. All’inizio del 1923, Francia e Belgio occuparono la Ruhr, regione ricca di miniere di carbone e di ferro a seguito del ritardo del pagamento del debito di guerra da parte della Germania. La Germania proclamò la resistenza passiva nella regione: i lavoratori delle miniere misero in atto scioperi e sabotaggi, provocando un alto numero di morti e feriti. La produzione si fermò, causando ingenti danni all'economia tedesca che già aveva difficoltà a riprendersi dopo i danni subiti dalla guerra. Il marco, abbandonato al suo destino, precipitò a livelli impensabili e il suo potere d’acquisto fu praticamente annullato. Nel momento più drammatico della crisi, la classe dirigente trovò il modo di reagire, formando un governo di grande coalizione comprendente tutti i gruppi costituzionali e presieduto da Gustav Stresemann, leader del Partito tedesco-popolare. Convinto che la rinascita della Germania sarebbe stata possibile solo attraverso accordi con le potenze vincitrici, Stresemann ordinò la fine della resistenza passiva nella Ruhr e riallacciò i contatti con la Francia. Avviò, inoltre, una politica di stabilizzazione monetaria, secondo il piano Dawes; quest’ultimo, elaborato dal finanziere e uomo politico statunitense Charles G. Dawes permise di stipulare un importante accordo nel 1924 tra la Germania e le nazioni vincitrici della prima guerra mondiale. Il piano si basava sull'idea che se la Germania non fosse uscita dalla crisi non avrebbe mai potuto restituire i danni di guerra.
Venne quindi "rateizzato" il pagamento e vennero previsti dei prestiti a lunga scadenza da parte dei paesi vincitori, soprattutto degli Stati Uniti, verso lo Stato tedesco. La Ruhr fu riconsegnata alla Germania. Con il piano Dawes s’inaugurò una fase di distensione e di collaborazione tra Germania e Francia, confermata dagli accordi di Locarno dell’ottobre 1925, che consistevano nel riconoscimento da parte della Germania, della Francia e del Belgio delle frontiere comuni tracciate a Versailles e nell’impegno di Gran Bretagna e Italia a farsi garanti contro eventuali violazioni. La Francia otteneva così una garanzia internazionale sui suoi confini mentre la Germania accettava la perdita dell’Alsazia-Lorena. Nel giugno 1929 un nuovo piano, elaborato ancora una volta da un finanziere americano, Owen D. Young, ridusse ulteriormente l’entità delle riparazioni e ne graduò il pagamento in 60 anni. Il graduale superamento dello storico contrasto franco-tedesco parve aprire nuove prospettive di pace per l’Europa e per il mondo intero, ma questa stagione s’interruppe bruscamente alla fine del decennio, in coincidenza con l’inizio della grande crisi economica mondiale. Già nel settembre 1930 la Francia decideva di dare il via alla costruzione di un imponente complesso di fortificazioni difensive ( la cosiddetta Linea Maginot) lungo il confine con la Germania.


E’ in questo quadro che si colloca l’ascesa al potere di Hitler che nel 1920 aveva fondato a Monaco un piccolo partito di destra denominato Partito Nazionalsocialista. Grande ammiratore di Mussolini aveva anche organizzato le cosiddette SA o camicie brune, (reparti d’assalto) simili alle squadre d’azione per colpire militanti della sinistra. Nel 1923 Hitler organizzò un putsch (colpo di stato) a Monaco, ma fu scoperto e messo in prigione, dove rimase, però, pochi mesi. Durante la sua permanenza in carcere scrisse il Mein Kampf (La mia battaglia), un libro che voleva essere al tempo stesso un’autobiografia idealizzata e l’esposizione delle teorie sulle quali si basava il suo programma:
A) superiorità della razza ariana della quale il popolo tedesco è il rappresentante più puro; ne consegue che la sua missione è quella di arrivare al dominio del mondo;
B) il domino del mondo può però essere realizzato solo dagli eroi tedeschi ossia dalle S.S. guidati da un capo;
C) ciò non può avvenire in una democrazia ma solo in un sistema autoritario basato sullo sterminio dei deboli e degli antagonisti;
D) condizione necessaria per ottenere il domino nel mondo è l’annientamento degli ebrei, un popolo senza terra.

Per tutti gli anni 20 il partito Nazionalsocialista ottenne consensi molto modesti, ma nelle elezioni del settembre 1930 balzò al 18,3 % dei voti, diventando il secondo partito in Germania dopo i social democratici della Spd. Nelle successive elezioni del luglio del 1932 risultò il primo partito con il 37,4% dei voti, sicché nel 1933 il Presidente della Repubblica tedesca Hindenburg nominò Hitler Cancelliere, cioè Presidente del Consiglio, proprio come aveva fatto Vittorio Emanuele III con Mussolini.
Anche il Nazismo dunque, come il Fascismo, non andò al potere con una rivoluzione, ma legalmente con le elezioni. Hitler impiegò assai meno tempo del Duce a costruire lo stato totalitario. Nel marzo del 1933, poco dopo il suo insediamento, avvenne l’incendio del Reichstag, la sede del Parlamento tedesco. Il fuoco fu probabilmente appiccato dagli stessi nazisti, ma la polizia indicò come colpevole un comunista olandese; Hilter approfittando di questo fatto, iniziò a scatenare in tutta la Germania la caccia ai comunisti, facendoli rinchiudere nei lager. Subito dopo, Hitler ottenne dal Parlamento una legge che gli affidava i pieni poteri, compreso quello di modificare la Costituzione del 1919. Ciò gli permise di varare le Leggi Eccezionali che nazificarono la Germania, trasformandola in un uno Stato totalitario:
1) i sindacati furono sciolti e sostituiti dal Fronte del lavoro , una direzione centralizzata dei rapporti operai-industria simile alle corporazioni;
2) tutti i partiti furono dichiarati fuori legge e il partito nazista divenne l’unico partito della Germania;
3) fu imposta la censura che pose fine alla libertà di stampa;
4) furono istituiti due corpi speciali di polizia: quello militare delle S.S. (squadre di difesa) sotto la guida di Henrich Himmler, a Hitler fanaticamente devote, e quello civile della Gestapo, la polizia segreta che eseguiva gli ordini delle S.S.

Hitler assunse l’appellativo di Fuhrer cioè capo ed impiegò pochi mesi per realizzare ciò che Mussolini aveva fatto in 4 anni. Nel 1934 gli oppositori politici, anche interni al partito, giudicati inaffidabili, furono eliminati. L’operazione fu condotta dalle S.S. nella cosiddetta Notte dei lunghi coltelli, in cui uccisero circa 200 camicie brune. Poco dopo le SA furono sciolte.
Quello stesso anno morì il vecchio presidente Hindenburg ed Hitler si autoproclamò presidente del Terzo Reich, il Terzo Impero che si legava idealmente al Sacro Romano Impero di nazionalità germanica, fondato nel Medio Evo da Ottone I e al Secondo Impero fondato da Guglielmo I nel 1871, dopo la vittoria nella guerra franco- prussiana. Hitler ottenne dagli alleati la sospensione del pagamento dei danni di guerra, realizzando un successo personale che gli procurò l’ammirazione delle folle e si assicurò enormi prestiti dalle banche estere che gli permisero di varare colossali opere pubbliche e di mettere in grado le industrie di produrre a pieno ritmo . La disoccupazione viene sostituita dalla piena occupazione . All’estero il prestigio della Germania salì enormemente , e tutti parlavano ormai di “Miracolo tedesco” .

L’eliminazione degli ebrei, come abbiamo detto, fu uno degli obiettivi del Nazismo .
La propaganda antiebraica si tradusse ben presto in misure persecutorie non solo verso gli ebrei ma anche verso altre categorie deboli come prostitute, zingari, malati .
Tutti i funzionari pubblici non ariani furono licenziati mentre venne autorizzata la sterilizzazione coatta delle persone potenzialmente portatrici di malattie ereditarie .
Una radicalizzazione della politica antisemita si ebbe con le cosiddette Leggi di Norimberga, nel 1935, con le quali gli ebrei furono privati della cittadinanza, del diritto di voto , dell’esercizio di professioni liberali, del commercio , delle banche, dell’editoria.

Concetto di totalitarismo

In un regime totalitario lo stato controlla quasi ogni aspetto della vita di un individuo, attraverso il massiccio uso della propaganda, che cerca di plagiare le menti di tutti i cittadini con una ideologia di stato. Un ruolo fondamentale in tal senso è svolto dalla scuola e dai mass media. Il partito unico totalitario controlla tutti i gangli della vita politica e sociale, infatti i governi totalitari non accettano le attività di individui o gruppi che non siano indirizzate al bene dello stato.
Alcuni studiosi delineano cinque punti in presenza dei quali si può affermare di essere dinanzi a questo genere di modello:
1. concentrazione del potere in un'oligarchia inamovibile e politicamente irresponsabile;
2. imposizione di una ideologia ufficiale;
3. presenza di un partito unico di massa ;
4. controllo delle forze operanti nello Stato (polizia) ed uso del terrore;
5. completo controllo della comunicazione e dell'informazione.
Il totalitarismo «distrugge ogni confine fra Stato e Società».
Totalitarismo imperfetto fu quello del Fascismo in Italia ove lo stato continuava ad essere monarchico, Mussolini era Duce e Capo di governo.
Totalitarismo perfetto fu il Nazismo in Germania, ove Hitler era Presidente della Repubblica e Capo di governo.

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