Mongo95 di Mongo95
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Al termine della Grande Guerra, in quelli che erano stati gli Imperi Centrali, la situazione è tragica. In Austria viene proclamata la Repubblica Parlamentare con Costituzione democratica. In Ungheria, fallita una rivoluzione socialista, si ha la nascita di un regime autoritario.
In Germania, il 9 novembre 1918, viene proclamata la repubblica. Naque un governo provvisorio guidato dal socialdemocratico Eber, che come primo atto firma l’armistizio con Francia e Gran Bretagna. Nell’attesa delle elezioni per un’Asseblea Costituente, la situazione è dominata dagli scontri e divergenze all’interno della sinistra tedesca. Il Partito Socialdemocratico (Spd) era favorevole ad una soluzione parlamentare, mentre più a sinistra i socialisti indipendenti proponevano ampie riforme economiche e lo smantellamento del vecchio sistema prussiano. All’estrema sinistra ci colloca la “Lega di Spartaco”, guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, che portavano avanti ideali di rivoluzione socialista, non però su modello leninista di dittatura del proletariato, ma con la presa del potere da parte dei consigli degli operai. Nel dicembre 1918 questo movimento assunse il nome di Partito Comunista Tedesco (Kpd).

Le gerarchie militari avevano mantenuto ampio potere, soprattutto nella figura del maresciallo Paul von Hindernburg. Queste forze si sentivano in dovere di riempire il vuoto di potere generatosi dal crollo della dinastia del Kaiser e contrastare il predominio delle sinistre. Uno strumento utilizzato fuorno i Freikorps, copri franchi paramilitari che raccoglievano volontari tra ex combattenti, con un comune codice di onore militare. L’intento era quello di continuare la guerra all’interno del paese, contro i “rossi”. In generale si temeva una possibile rivoluzione sul modello bolscevico. I consigli degli operai infatti iniziavano a reclamare il controllo sulle fabbriche. Nel gennaio 1919 avviene la “Settimana di Sangue”: i comunisti organizzano una rivolta su scala nazionale, che termina però con uno spargimento di sangue. Ad intervenire è l’esercito del governo provvisorio, con la collaborazione dei Freikorps. I dirigenti spartachisti vengono uccisi.
La rivoluzione quindi prende una via parlamentare. Le elezioni per la costituente da la maggioranza ai socialdemocratici (38%), che però non possono far alto che costituire un governo di coalizione di centro sinistra inisieme ai liberal-democratici e ai cattolici del “Zentrum”. Sarà questo governo a firmare il trattato di Versailles. Nell’agosto 1919 viene creata, a Weimar, la Costituzione, che trasforma la Germania in una avanzatissima repubblica (appunto “Repubblica di Weimar”). È uno stato parlamentare federale, in cui il parlamento (Reichstag) è eletto suffragio universale. Il potere esecutivo spetta al governo, mentre i vari governi regionali (Länder) uniscono i propri rappresentanti nel Reichsrat, con poteri limitati. Il popolo nomina direttamente anche un Presidente della Repubblica, con il potere di nominare il Cancelliere (che rispondeva di fronte al Reichstag), di sciogliere il parlamento in caso di emergenza nazionale.
La Costituzione di Weimar non fu però in grado di dare equilibrio e stabilità alla Germania, sia dal punto di vista economico che sociale. La disoccupazione era dilagante e per far fronte alle varie spese si ebbe la nacessità di stampare grandi quantità di carta moneta. Di conseguenza il Reichsmark si svalutò in maniera esponenziale e l’inflazione crebbe a livelli spropositati. Nel 1923, per arginare il problema, si introdusse il Rentenmark e un piano di aiuti finanziari da parte delle bache americane (piano Dawes) per tornare a far girare l’economia. In questo modo la Germania sarebbe potuta essere in grado di ripagare i debiti di guerra. Per un breve periodo, l’economia arrivò ad essere più fiorente che rispetto a prima della guerra. Sfortunatamente la crisi del ’29 fece risprofondare la situazione.
Nel 1923 avviene l’occupazione militare della Ruhr (maggiore zona industriale del paese) da parte di truppe francesi e belghe che volevano che la Germania pagasse i suoi debiti. Una resistenza passiva andò avanti fino al 1924, quando avvenne la ritirata delle truppe. Ma questo avvenimento aveva dato alle Destra un’occasione per criticare il governo. La società tedesca era in via di disgregazione: una parte diventava sempre più povera mentre un’altra, minoritaria, concentrava su di sé sempre maggiori ricchezze. Soprattutto negli strati intermedi si diffonde un forte malcontento, dovuto ad una posizone economica e sociale che peggiorava sempre più. Era facile fare pressione politica sul ceto medio, come fece Adolf Hitler. Combattente durante la Prima Guerra Mondiale e fortemente deluso dagli ultimi avvenimenti, aveva aderito ad un piccolo partito di estrema destra, il partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP), fino a che non ne era diventato leader. Anche questo partito, come molti altri movimenti politici, disponeva di squadre militari, le SA (Sturmabteilungen). Nel novembre 1923, insieme ad Erich Ludendorff, Hitler tentò un colpo di stato (putsch) a Monaco di Baviera, che fu un fallimento. Hitler venne incarcerato, ma ormai le sue gesta e opinioni politiche avevano già raggiunto una vasta eco su suolo nazionale. Durante la reclusione raccolgierà le sue idee nell’opera “Mein Kampf”, che diventerà simbolo dell’ideologia nazionalsocialista.

Il Nazismo

Hitler, dopo il fallimento del colpo di stato, capì che per conquisare il potere non era sufficiente la violenza, ma ci si doveca unire il consenso elettorale. In una società ormai lacerata, l’ideologia creata da Hitler trovò quindi forti consensi in diversi strati della società. L’ideologia nazionalsocialista si fondava principalmente su tre elementi:
1. Volksgemeinschaft (comunità di popolo): il Volk è inteso non come una somma di individui, ma come una omogenea unità animata da solidarietà tra i suoi membri. Lo stesso termine “nazionalsocialista” unisce in sé il nazionalismo spinto basato sul risentimento per i trattati successivi alla guerra, con socialismo, di tipo nuovo, assolutamente antimarxista, dato che non solo la classe operaia, ma tutti i lavoratori dovevano essere difesi dalle elites economico-finanziarie che si arricchivano con la crisi e dai partiti e dai sindacati dei “rossi”
2. Lebensraum (spazio vitale): la nazione tedesca, per sviluppare le proprie potenzialità, aveva bisogno di affermarsi su piano internazionale. È un concetto che si rifà al “socialdarwinismo”, pensiero che applica le teorie evoluzioniste alla politica: la società (o razza) più forte ha il diritto di predominare sulle altre. Ci sono popoli sfruttatori e popoli sfruttati.

3. Razza: il Volk non è un insieme di individui legato alla storia o alla cultura, ma un’unità che si basa sull’identità razziale (ariana, nel caso tedesco), cioè una totalità razzialmente omogenea, che non deve andare a mischiarsi con altre razze e nemmeno con i “degenerati di corpo” e “degenerati di mente”, cioè handicappati e dementi.
Questi tre elementi sono uniti insieme da collanti quali il razzismo, l’antibolscevismo e l’antisemitismo. Con l’idea di attirare il consenso della masse, Hitler fa sempre riferimento ad un fantomatico “complotto giudiaco-bolscevico internazionale” contro la Germania: gli ebrei avevano successo nelle loro attività e professioni, mentre i cittadini tedeschi vivevano nella povertà. Le promesse di eliminazione dei questi fattori donano ai tedeschi una prospettiva di radicale mutamento e il sogno dell’uscita dalla crisi. Di fatto, l’elettorato del NSDAP cresce enormemente ed in modo eterogeneo, unitò dall’odio verso i nemici del progetto di una Germania unificata in una “comunità nazionale”. L’elettore medio e maggioritario è il giovane maschio protestante proveniente dalla compagna o dai piccoli centri, appartenente al ceto medio. Quindi artigiani, commercianti, lavoratori autonomi che si sentivano maggiormente colpiti dalla crisi del ’29.
La crisi all’interno della Repubblica di Weimar si fa sempre più aspra. Gli scioperi erano sempre più frequenti, la disoccupazione dilaga. Le elezioni sono molto frequenti e non si riescono a trovare maggioranze stabili. Il partito nazista invece raccoglie sempre più consensi e seggi in parlamento, al punto tale che nel gennaio 1933 il Presidente Hindenburg è quasi costretto a concedere la cancelleria ad Hitler. Ciò fu dovuto alla sua forte egemonia all’interno del partito, trasformandolo in un’organizzazione gerarchica capillarmente presente nei Länder e dotata di un’efficacissima azione di propaganda. Inoltre erano presenti anche forti strutture paramilitari come le SA e, dal 1916, le SS (Schutz-Staffeln), reparti scelti di assoluto fedeltà ad Hitler guidati da Heinrich Himmler. Hitler indice subito nuove elezioni, che hanno luogo in marzo. Con intimidazioni e atti di violenza, nonché dopo aver sfruttato a fine propagandistico l’incendio del Reichstag del febbraio ’23 (ad opera di ignoti, la colpa venne data ai comunisti), il NSDAP e il sui fiancheggiatori nazionalisti ottengono la maggioranza assoluta. Forte dei nuovi favorevoli numeri, Hitler assume su di sé, tramite decreto, i pieni poteri (anche legiferare in contrasto con la Costituzione), evento che di fatto segna la fine del sistema parlamentare. Inizia la politica “dell’allineamento” (Gliechschaltung). Tutti i partiti di opposizione vengono dichiarati illegali, così come i sindacati. I loro dirigenti vengono incarcerati, i loro beni confiscati. La stampa viene messa sotto rigido controllo governativo. Nei Länder vengono eletti governatori scelti dal partito. La Chiesa protestante da subito il suo appoggio, vedendo in Hitler l’ultimo baluardo contro il marxismo. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica invece, nel ’33 viene firmato un Concordato sul modello di quello italiano, basato su compromessi: scuole cattoliche, nessun interferenza della Chiesa nella politica. Avviene il rogo dei libri non in linea con i dettami ideologigi del partito. La polizia di regime (Gestapo) rastrellava ogni giorno moltissimi oppositori politici (“arresto politico”). Si capì quindi che era più economicamente e logisticamente conveniente stipare queste persone in strutture apposite: il primo Lager viene costruito a Dachau.
Il 30 giugno 1934 avviene la “notte dei lunghi coltelli”: il capo delle SA Ernst Röhm e tutti i principali dirigenti vengono uccisi (90 persone).
Nell’agosto 1934 muore Hindenburg e Hitler assume anche la carica di Presidente della Repubblica. Prende definitivamente il via la dittatura nazista, il “Terzo Reich”, in cui vige il “Führerprinzip”: la volontà del popolo è la volontà del Führer, cioè la guida del partito unico. L’istanza finale su ogni decisine spetta soltanto ad Hitler, che è l‘incarnazione stessa della Volksgemeinschaft. È quindi un sistema “neofeudale”.
Il sistema totalirio assorbe completamente tutti gli organi di potere dello Stato. Si tratta quindi di una “poliarchia”, in cui tutti i centri di potere sono riconducibili al Führer: il partito unico, le SS, la Gestapo, le organizzazioni per il consenso.
Il Ministero della Propaganda, sotto la guida di Goebbels, ha un ruolo fondamentale. Tutto all’interno dello Stato doveva essere in linea con i principi del nazionalsocialismo. Con l’utilizzo dei più moderni mezzi di comunicazione di massa e l’organizzazione di grandi riti collettivi, inizia un’opera quotidiana di manipolazione delle coscenze. Molti intellettuali scelgono la via dell’esilio, come Thomas Mann, Bertolt Brecht e Albert Einstein. Altri invece inizialmente aderiscono: Heidegger e Heisenberg.
Per ottenere il consenso era necessario mettere in atto l’indottrinamento sin dall’infanzia. Nascono associazioni come la “Gioventù Hitleriana”, che diventa obbligatoria nel ’36. Si avvia anche il corporativismo, che doveva unire in associazioni sia operai che imprenditori, andando contro sia capitalismo che socialismo. Viene quindi creato uno pseudosindacato, il “Fronte del Lavoro”, si sceglie l’autarchia e il dirigismo (fortissimo intervento statale nell’economia), che si realizza in grandi opere pubbliche per lenire la disoccupazione, con con commesse affidate all’industria privata delle produzione delle armi. L’economia era improntata alla guerra, ovviamente prevista per ottenere il Lebensraum: molte risorse pubbliche vennero investite nel riarmo.
Per ottenere il favore delle classi popolari si cerca di ridurre la disoccupazione, vengono introdotti servizi sociali (pensioni e assistenza medica) e il tempo libero viene pianificato. Grande importanza per Hilter la doveva avere al motorizzazione delle masse. A Wolfsburg viene creata un’azienda che si occupasse di produrre auto per il popolo: la Volkswagen. Nel 1938 la direzione passa al Fronte del Popolo, che si autofinanzia con trattenute sugli stipendi degli operai.
La persecuzione interna nazista si può distinguere in tre categorie:
1. Politica: fu molto acuta nella prima fase, contro i dissidenti, ma scemò con il consolidamento del potere nazista
2. Sociale: una “ripulitura” di tutti i soggetti considerati “asociali”, cioè alcolizzati, zingari, vagabondi, prostitute, omosessuali
3. Razziale: obiettivo era il risanamento biologico della razza ariana (Herrenrasse) attraverso l’eliminazione dei subumani (Untermenschen), come gli ebrei, così che non contaminassero più la purezza dei tedeschi (“operazione eutanasia”, poi con la “soluzione finale”)
Tutto questo ha preso precisa forma nel 1935 con le leggi di Norimberga. Tra il 9 e il 10 novembre 1938 si arriva alla “notte dei cristalli”, durante la quale vengono devastate sinagoghe e altre proprietà ebraiche. Molti furono gli ebrei uccisi, oltre 20mila vengono deportati. Si da il via ad un processo di “arianizzazione” di tutti i beni, proprietà e attività ebraiche.

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