Seconda Guerra mondiale e Dopoguerra

La seconda guerra mondiale rappresenta il conflitto più distruttivo che l’umanità abbia mai conosciuto, ma anche una svolta nella storia contemporanea. Fu la guerra che vide 50 milioni di morti, lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, la bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, ma anche le Resistenze europee e, dunque, la lotta per la libertà.
Gran parte di ciò che siamo e che pensiamo affonda le sue radici nell’esperienza di quella terribile guerra: vengono da lì l’ONU, l’Europa unita, la nostra Repubblica e la nostra Costituzione….
Le cause della guerra
La causa fondamentale del conflitto è riconducibile all’aggressività della Germania nazista.
Nel 1938 Hitler aveva ottenuto l’annessione dell’Austria, della regione dei Sudeti (nella Repubblica Ceca, rivendicando 3 milioni di abitanti tedeschi) e nel marzo del 1939 aveva occupato la Boemia e la Moravia (nella stessa Repubblica Ceca). Contemporaneamente aveva iniziato a rivendicare la città di Danzica, in Polonia (in cui la popolazione tedesca era maggioritaria) e il diritto di passaggio nel “corridoio”, che separava la Prussia orientale dal resto del Reich. Nell’agosto del 1939 Germania ed Unione Sovietica firmarono il Patto Molotov –Ribbentrop: un patto di non aggressione, con cui i due dittatori, Hitler e Stalin, si accordavano per la spartizione della Polonia.

L’inizio della guerra: 1° settembre 1939
Il 1° settembre 1939 Hitler (forte del sostegno sovietico) iniziò l’invasione della Polonia.
Una macchina da guerra, che contava sei divisioni corazzate di Panzer (carri armati di solida e moderna concezione) e su una forza aerea, le Luftwaffe, con i migliori caccia e bombardieri del momento si abbatté sulla Polonia.
Il 3 settembre Francia e Inghilterra, alleate della Polonia, dichiararono guerra alla Germania, mentre l’Italia si affrettò a proclamare la “non belligeranza”: formula ambigua che significava astensione dal conflitto, ma non neutralità.
La Polonia venne piegata in tre settimane.
Nel novembre del 1939 l’Unione Sovietica, alleata della Germania, invase la Finlandia, che cedette nel marzo del 1940. Nell’aprile dello stesso anno, la Germania occupò la Danimarca e la Norvegia.
1940: l’invasione tedesca della Francia - la battaglia d’Inghilterra (Germania contro Inghilterra) - l’entrata in guerra dell’Italia
Nel giugno del 1940 la Germania invase la Francia. Di fronte al trauma della disfatta, il Presidente del Consiglio francese Philippe Petain chiese ed ottenne dai tedeschi un armistizio e in base ad esso, la Francia fu divisa in due zone: il Nord direttamente controllato dai nazisti; il Sud con un governo collaborazionista, retto da Petain (e con sede nella città di Vichy).
Il 10 giugno 1940 Mussolini fu indotto ad entrare in guerra dalle folgoranti vittorie tedesche, iniziando, però, una “guerra parallela” a quella tedesca (cioè combattuta su altri fronti). Gli esiti di questa guerra furono fallimentari: infatti Mussolini non riuscì a strappare Malta agli inglesi, così come non riuscì ad occupare i possedimenti inglesi in Africa (Sudan e Somalia). Altrettanto fallimentare fu il tentativo di invasione della Grecia.
Intanto, nel luglio del 1940, Hitler iniziò l’attacco alla Gran Bretagna, dopo aver avanzato proposte di pace al primo ministro Winston Churchill, che quest’ultimo aveva tenacemente respinto.
L’aviazione britannica, la RAF (Royal Air Force) e quella tedesca (la Luftwaffe) si scontrarono per due mesi in duri combattimenti, ma la RAF inflisse pesanti sconfitte all’aviazione tedesca (soprattutto grazie ai radar): così Hitler rinunciò al progetto di invadere la Gran Bretagna.
1941: l’invasione tedesca dell’URSS- l’attacco a Pearl Harbour e l’entrata degli Stati Uniti in guerra
Nel giugno 1941 Hitler, in onta al Patto Molotov Ribbentropp, spinto dalla necessità di conquistare “lo spazio vitale” (ad Est) e spinto dalla sua ideologia anticomunista, diede inizio alla cosiddetta Operazione Barbarossa: l’invasione dell’URSS. Ma Hitler, in questo caso, subì la prima battuta d’arresto: infatti le truppe tedesche, annichilite dal terribile freddo russo (temperature di 20 gradi inferiori allo zero), furono costrette a retrocedere.
Nel dicembre del 1941, poi, le forze aeree giapponesi (senza alcuna dichiarazione di guerra) attaccarono la base navale americana nel porto di Pearl Harbour, nelle isole Hawaii: gli Stati Uniti (con Roosevelt) dichiararono guerra al Giappone. Con quest’ultimo si schierarono l’Italia e la Germania (alleate con il Patto Tripartito, stipulato nel 1937 contro il comunismo internazionale).
1942: battaglie di El Alamein, Stalingrado, isole Midway
Negli anni 1942-43 vi fu la svolta: infatti le potenze dell’Asse, Germania, Italia e Giappone, che finora erano state vincenti, cominciavano a subire duri colpi e, dunque, vi fu un’inversione di tendenza a favore delle forze alleate (Usa e Gran Bretagna).
Gli Americani sconfissero i Giapponesi nelle isole Midway (nel Pacifico), tra maggio e giugno 1942.
Nell’ ottobre 1942 le truppe inglesi sbaragliarono i tedeschi ad El Alamein, in Africa; le truppe sovietiche, infine, ebbero la meglio sui tedeschi a Stalingrado, in Unione Sovietica, in una battaglia che si protrasse dal novembre 1942 al gennaio 1943.
1943: lo sbarco degli Alleati; l’armistizio; la caduta di Mussolini; l’Italia “a metà”; l’inizio della Resistenza
Nel gennaio 1943 Roosevelt e Churchill, incontratisi nella Conferenza di Casablanca, scelsero di fiaccare la Germania con massicci bombardamenti aerei e di sbarcare in Italia.
Nel luglio 1943 gli Anglo-americani sbarcarono in Sicilia e furono accolti dalla popolazione come dei liberatori. L’esito disastroso della campagna di Grecia, la perdita dell’Etiopia e della Libia orientale, le umiliazioni subite dai soldati italiani anche quando si erano battuti eroicamente, avevano indebolito il consenso verso il regime di Mussolini.
Il Gran Consiglio del Fascismo votò la sfiducia a Mussolini; il re Vittorio Emanuele III lo destituì dall’incarico e lo fece arrestare, nominando al suo posto il generale Pietro Badoglio (comandante delle forze armate, rimosso da Mussolini dopo la campagna di Grecia).
Il 3 settembre Badoglio (a Cassibile, presso Siracusa) firmò l’armistizio con gli Alleati (cioè gli Anglo-americani), che rese noto dopo l’8 settembre dello stesso anno. A quel punto Hitler, sentendosi tradito, ordinò alle sue truppe l’occupazione dell’Italia.
Il 9 settembre Badoglio e il re abbandonarono Roma, senza dare istruzione all’esercito per predisporre la difesa di Roma e della penisola dai tedeschi e si rifugiarono a Brindisi; Roma cadde nelle mani dei nazisti. Hitler, poi, fece liberare Mussolini, che fondò la Repubblica sociale italiana, con sede a Salò (sul Lago di Garda).
L’Italia appariva così divisa in due parti: il Centro-Nord controllato dai tedeschi e il Sud controllato dagli Alleati.
Dal 1943, con la caduta del fascismo, i partiti antifascisti si coalizzarono, dando vita al CNL (Comitato di liberazione nazionale). Tali partiti, sebbene ideologicamente distanti (gli ideali comunisti dovevano convivere con quelli cristiani…) avevano un obiettivo comune: la liberazione dalla barbarie nazifascista.
Il CNL coordinava l’azione dei partigiani (ex soldati, operai, intellettuali) che si manifestava attraverso azioni di sabotaggio, attentati, ai quali i nazisti spesso rispondevano con feroci rappresaglie, cioè vere e proprie vendette nei confronti dei civili (si ricordi la lirica di Quasimodo “Alle fronde dei salici”).
1944 -1945: lo sbarco in Normandia; la liberazione della Francia, del Belgio e dell’Italia dal nazifascismo, la fine di Mussolini; l’accerchiamento della Germania, la fine di Hitler, la resa finale; le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, la resa del Giappone; la fine della guerra.
Nel giugno 1944 un altro fronte fu aperto, in Europa, oltre a quello italiano, dalle forze alleate: la più grande flotta militare della storia sbarcava, in Normandia (una regione del Nord della Francia) sotto la guida del generale americano Dwight Eisenhower. Gli Alleati, con l’appoggio (a volte determinante) dei partigiani, liberarono la Francia e il Belgio, entro l’agosto del 1945.
Il 25 aprile 1945 i partigiani, prima ancora dell’arrivo degli Alleati, liberarono alcune città italiane come Milano, Torino, Genova. Il 27 aprile Mussolini fu catturato a Dongo, sul Lago di Como, mentre tentava di fuggire in Svizzera, travestito da sergente tedesco. Il 28 aprile venne fucilato, su ordine del CNL, con la sua amante Claretta Petacci. I loro corpi, orribilmente straziati, furono esposti in piazzale Loreto, a Milano (laddove, un anno prima, erano stati fucilati 15 antifascisti).
Nel marzo 1945 le truppe sovietiche (l’Armata Rossa) liberarono la Polonia, la Cecoslovacchia e l’Austria dal dominio nazista.
L’aviazione anglo-americana attuava bombardamenti a tappeto di obiettivi militari, ma anche di intere città: la Germania fu ridotta a un cumulo di macerie.
Nella primavera del 1945 si giunse alla stretta finale: le truppe sovietiche da Est e le truppe alleate da Ovest accerchiarono la Germania (stringendola come in una tenaglia). Il 30 aprile Hitler si tolse la vita nel bunker sotterraneo della Cancelleria, in una Berlino assediata dai sovietici, (imitato da altri capi del regime). Il 9 maggio la Germania, rappresentata dall’ammiraglio Donitz (che Hitler aveva nominato suo successore) firmava la resa senza condizioni.
La guerra era finita in Europa, ma continuava in Estremo Oriente.
Vi furono, nel Pacifico, grandi scontri aero-navali, tra Usa e Giappone, in cui quest’ultimo utilizzò i kamikaze (piloti suicidi che si gettavano coi loro apparecchi, carichi di esplosivi, sulle navi nemiche).
Il Presidente americano Harry Truman, salito alla Casa Bianca dopo la morte di Roosevelt, autorizzò l’uso della bomba atomica (messa a punto nei laboratori statunitensi sotto la guida del fisico Robert Oppenheimer). Il 6 e il 9 agosto 1945 furono sganciati due ordigni nucleari sulle città di Hiroshima e Nagasaki.
Gli effetti furono terribili: 30 mila persone vennero fulmineamente incenerite e, in pochi secondi, le città furono totalmente distrutte (con la morte di 50.000 persone).
Per diversi giorni una pioggia di scorie radioattive cadde al suolo, avvelenando acqua e terreno. Furono migliaia coloro che, sopravvissuti allo scoppio, soffrirono per molti anni le conseguenze delle radiazioni.
Il 2 settembre il Giappone firmava la resa senza condizioni.
La seconda guerra mondiale si chiudeva, così, definitivamente, con 50 milioni di morti e migliaia di dispersi e feriti.


I molteplici aspetti della guerra contro i civili

Una delle dimensioni più evidenti e tragiche della seconda guerra mondiale fu quella del massacro delle popolazioni, efficacemente definita “Guerra ai civili”. Vi sono molti episodi che lo confermano.
Nel 1942, durante l’Operazione Barbarossa (invasione tedesca dell’Unione Sovietica), per la prima volta fu attuato il genocidio ebraico, soprattutto attraverso fucilazioni di massa.
Nell’Istria, dopo l’8 settembre del 1943, il maresciallo Tito, capo della Resistenza jugoslava, ordinò la morte di migliaia di italiani nazifascisti: questi ultimi venivano gettati, spesso dopo una fucilazione di massa o, addirittura, ancora vivi, nelle foibe, cavità naturali che si aprono nel territorio carsico.
Alle azioni di sabotaggio e agli attentati compiuti dai partigiani, i nazisti rispondevano con delle rappresaglie, vere e proprie vendette nei confronti dei civili. Una delle più tristemente note fu l’eccidio delle Fosse Ardeatine: a Roma, il 24 marzo 1944, i partigiani avevano compiuto un attentato contro un plotone di soldati tedeschi. Il comando nazista, allora, decise la fucilazione di 10 italiani per ogni tedesco ucciso. Ben 335 innocenti (tra prigionieri politici, ebrei, semplici sospettati) furono costretti a scavarsi la fossa e fucilati ad Ardea.
Durante la guerra, poi, molte città furono distrutte dai bombardamenti: due milioni di tonnellate di bombe furono scaricate, complessivamente, sulle città europee (il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, poi, fu l’evento simbolo della guerra ai civili).
Nella seconda metà del 1941 si fece strada l’idea dei nazisti di attuare, nell’Europa orientale, la “soluzione finale del problema ebraico”. Gli strumenti della repressione nazista furono i campi di concentramento (in cui gli internati venivano sottoposti ai lavori forzati, in un regime di semischiavitù) e i campi di sterminio (lager) in cui venivano, appunto, fisicamente eliminati. I più tristemente noti sorsero in Germania (es. Buchenwald, Bergen Belsen), in Austria (Mathausen), in Polonia (Auschwitz).
In Italia, la Repubblica Sociale italiana di Mussolini legittimava lo sterminio ebraico. La Risiera di San Sabba, a Trieste e il campo di Fossoli (Modena) furono, insieme, campi di transito, concentramento e sterminio.


Il secondo dopoguerra

Dopo l’immane tragedia della seconda guerra mondiale, bisognava fare giustizia: si svolgono i processi di Norimberga

Dal 20 novembre 1945 si svolsero i processi di Norimberga, nella città tedesca che era stata sede di molti congressi nazisti e in cui, nel 1935, erano state emanate le leggi razziali.
Fu istituito un Tribunale militare internazionale, col compito di giudicare e punire i crimini di guerra nazisti.
I processi riguardavano il complotto politico, commesso con la violazione degli accordi e trattati internazionali e i crimini contro l’umanità (es. deportazioni, persecuzioni, genocidi).
Tali processi, però, ebbero il grave limite di essere espressione della giustizia dei vincitori (ecco perché si parla di giustizia imperfetta): infatti mancarono giudici di Paesi neutrali e magistrati tedeschi e nessun dubbio di crimini di guerra pendette sugli Alleati, nemmeno per l’uso della bomba atomica. Inoltre, furono condannati a morte (per impiccagione) solo alcuni imputati: in molti casi, prevalse l’archiviazione.


Dopo l’immane tragedia del secondo conflitto mondiale, bisognava costruire la pace: nasce l’ONU
Il 14 giugno del 1945 fu fondata a San Francisco l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), la cui sede fu fissata a New York (nel celebre Palazzo di Vetro). Essa doveva sostituire la Società delle Nazioni (sorta al termine del primo conflitto mondiale) nel difficile compito di garantire la pace e la sicurezza nel mondo, risolvendo le controversie internazionali con mezzi diplomatici.
Lo Statuto dell’ONU (composto da 111 articoli) fu approvato il 26 giugno 1945 e ad esso aderirono 51 Stati europei (tra cui l’Italia) ed extraeuropei (attualmente ne sono 192).
I suoi organi fondamentali sono: l’Assemblea Generale, che è il Parlamento; il Consiglio di sicurezza, che è il governo. Una figura istituzionale importante è il Segretario generale, che svolge una funzione di coordinamento delle varie attività (attualmente nella persona del sudcoreano Ban KI Moon).


Il secondo dopoguerra: il declino dell’Europa; la nascita di due nuove superpotenze, Usa ed Urss; il mondo bipolare e la Guerra fredda

Al termine della guerra l’Europa, indebitata, non poteva più svolgere il ruolo di guida nella politica mondiale (che era stato suo per 5 secoli).
Questo ruolo egemonico, ora, spettava alle due potenze vincitrici della guerra: Stati Uniti ed Unione Sovietica (nazioni che sovrastavano le altre per vastità territoriale, potenza militare e ricchezza).
Fra i due Paesi esistevano profonde differenze, sia in campo politico che economico.
Gli Usa erano un Paese liberal-democratico, con un sistema economico capitalista (dove, cioè, i mezzi di produzione ed i capitali appartengono a privati imprenditori, che operano secondo le leggi del libero mercato e della libera concorrenza).
Quello sovietico, invece, era uno Stato totalitario, con un sistema economico socialista, pianificato e imposto dall’alto (cioè l’economia è completamente gestita e controllata dallo Stato: non esiste la libera iniziativa o la proprietà privata, ma tutti i capitali e mezzi di produzione appartengono allo Stato, cui spetta il compito di stabilire la quantità di beni da produrre e i relativi costi).
Gli Usa, per ostacolare l’avanzata del comunismo (e rafforzare la propria influenza sull’Europa occidentale) decisero di attuare un grande piano di aiuti economici per la ricostruzione dell’Europa: il Piano Marshall. Esso fu attuato dal 1948 al 1951: furono prestati all’Occidente 13 milioni di dollari e distribuite gratuitamente grandi quantità di beni di consumo. Ne trassero vantaggio soprattutto l’Italia e la Germania.
Il Piano Marshall rafforzò i legami del mondo occidentale con gli Usa. Nel 1949 gli Usa con 10 Paesi europei occidentali (tra cui l’Italia) stipularono il Patto Atlantico, costituendo la NATO: un’alleanza militare.
Invece i Paesi europei liberati dall’Armata Rossa (Polonia, Austria, Cecoslovacchia, Bulgaria, Romania e Germania orientale) divennero Stati satelliti, cioè dipendenti dall’Urss politicamente ed economicamente.
Con questi Paesi l’Urss stipulò il Patto di Varsavia, nel 1955, un’alleanza militare.
Il mondo era così diviso in due blocchi: il blocco occidentale, guidato dagli Usa e il blocco comunista, guidato dall’Urss.
(Ma vi furono anche Stati, come la Jugoslavia, che rimasero equidistanti dai due blocchi e furono definiti “non allineati”).
Tra l’Usa e l’Urss, dal 1945 fino agli anni Novanta, vi fu una Guerra fredda: cioè uno stato di continua tensione che non sfociò mai in un conflitto armato (uno scontro diretto), ma si manifestò attraverso minacce, provocazioni e la competizione nelle fabbricazioni di armi sempre più micidiali e potenti.
Il simbolo più tragico della Guerra fredda fu la Germania, divisa in due parti: la Repubblica federale tedesca, sottoposta all’influenza americana e la Repubblica democratica tedesca, sottoposta all’influenza sovietica.
Nella città di Berlino, poi, nel, fu eretto un muro, che divideva la parte Est (“sovietica”) dalla parte Ovest(“americana”). Tale muro, con il suo filo spinato e con i poliziotti pronti a sparare ai fuggiaschi, doveva impedire la fuga dei tedeschi dell’Est verso il più ricco Occidente (il muro sarà abbattuto solo nel 1989)

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