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Prima guerra mondiale e dopoguerra - 1914-1929


La crisi politica che l'Italia liberale attraversò nel periodo del dopoguerra aveva motivazioni diverse Sul piano della politica estera, gravava negativamente la cattiva gestione diplomatica delle trattative di Versailles e l'incapacità del governo Nitti di controllare la questione di Fiume Dal punto di vista della politica interna l'affermazione del Partito popolare e del Partito socialista alle elezioni del 1919, contribui a indebolire la maggioranza parlamentare liberale, concorrendo a una radicale trasformazione degli equilibri politici del Paese Alla delicata situazione politica si aggiunse la crisi sociale determinata dal depauperamento del ceto medio e dalla conflittualità del movimento operaio e socialista nel contesto del biennio rosso Al deterioramento della finanza pubblica fece seguito anche la crisi industriale e bancaria. La prima fu determinata dalla necessità d'imboccare la strada della riconversione verso produzioni civili, ma in un contesto di scarse risorse e di grande conflittualità sociale; la seconda venne provocata dai tentativi, riusciti o falliti, di scalata delle banche e dalla grande esposizione di queste nel sistema produttivo. La legislatura 1919-21 si rivelò drammatica perché le spinte rivoluzionarie dei socialisti resero il Psi incapace di raccogliere l'eredità del ceto politico liberale in declino, pur avendo un'enorme forza politica e parlamentare D'altra parte, la forzata collaborazione fra liberali e popolari non garanti la stabilità politica, anche perché il Ppi operava come partito d'ispirazione cattolica in un quadro di rapporti fra Stato e Chiesa ancora segnato dalla conflittualità. Nel frattempo, andò emergendo il movimento dei Fasci di combattimento, fondato da Benito Mussolini a Milano nel marzo del 1919, portatore di un'ideologia di tipo nazionalista e socialista, anche se avverso al Psi.

Nel 1920, alla fine del biennio rosso, il fascismo dilagò nelle città e nelle campagne attraverso una serie di azioni distruttive e di violenze contro le organizzazioni sindacali e politiche della Sinistra e delle leghe bianche e repubblicane. Giolitti, salito nuovamente al potere dopo le elezioni del 1919, riusci a risolvere la controversia internazionale legata all'occupazione di Fiume, recuperando così all'ltalia la credibilità compromessa negli anni precedenti. A livello interno, però, commise l'errore di formare le liste dei "Blocchi nazionali" con i fascisti per le elezioni politiche del 1921, dando al movimento di Mussolini una legittimazione parlamentare nella convinzione di potere poi riassorbire i fascisti all'interno delle istituzioni La marcia su Roma, di fronte alla quale il re non seppe reagire con la dichiarazione dello stato d'assedio, portò Mussolini al potere Salito al potere, Mussolini formò un governo di coalizione con popolari e liberali fiancheggiatori, anche perché i fascisti e i nazionalisti, che nel 1923 confluirono nel Partito nazionale fascista (Pnf rappresentavano un esiguo gruppo parlamentare Mussolini, tuttavia, puntava ad asservire la totalità del Parlamento e per raggiungere questo obiettivo fece approvare la legge Acerbo, grazie alla quale, in occasione delle elezioni del 1924, ottenne la maggioranza dei due terzi dei seggi alla Camera Alla riapertura dei lavori parlamentari lo scontro con le opposizioni fu durissimo, e culminò con il sequestro e l'uccisione di Giacomo Matteotti, leader emergente dei socialisti riformisti all'omicidio Matteotti segui la crisi dell'Aventino, che coincise con la protesta delle opposizioni guidate dal liberale Giovanni Amendola per le violenze perpetrate dal regime e per l'assassinio di un leader del'opposizione. Gli antifascisti si astennero dai lavori parlamentari chiedendo al re le dimissioni di Mussolini. Il re però non reagi, permettendo così a Mussolini di riprendersi dalla crisi politica e di avviare in maniera definitiva l'instaurazione della dittatura Tra la fine del 1925 e il 1926, furono varate le "leggi fascistissime che consolidarono il monopolio del Pnf e dei sindacati fascisti e rinsaldarono la dittatura personale di Mussolini. Tutti i movimenti e i partiti antifascisti furono costretti alla clandestinità o ad abbandonare il Paese riorganizzandosi all'estero. Il regime avviò anche una politica protezionistica a sfondo autarchico con una forte rivalutazione monetaria. Inoltre, avviò trattative segrete con la Santa Sede per giungere alla chiusura della questione romana. Il risultato delle trattative con il Vaticano portò alla firma dei Patti lateranensi nel febbraio del 1929, che contribuirono a rafforzare il consenso nei confronti del regime fascista. Il plebiscito che segui la firma dei Patti lateranensi rappresentò un puro rito elettorale senza libertà né competizione politica. Gli Italiani furono chiamati a votare un'unica lista di candidati già precostituita dal Gran Consiglio del fascismo Dopo il plebiscito del 1929 la dittatura poteva ormai dirsi instaurata.
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