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Nel 1905 ci fu una prima rivoluzione in cui lo Zar fu costretto a concedere una costituzione ed un parlamento, la Duma. Successivamente questa fu sciolta perché non favorevole allo Zar; in questo stesso periodo nacquero i Soviet.
Il primo "soviet dei deputati operai" nacque nel maggio del 1905, durante un grande sciopero. Poco tempo dopo altre città della Russia (Mosca, Samara, Rostov, ecc.) videro il loro sviluppo, ma particolare importanza ebbe il soviet di Pietroburgo proprio durante la rivoluzione del 1905. Questi erano indipendenti rispetto ai partiti politici, anche se al suo interno avevano la maggioranza i socialisti (marxisti). I menscevichi - l'ala riformista del movimento marxista - concepivano i soviet come un’organizzazione che salvaguardava gli interessi economici della classe operaia; dall’altra parte i bolscevichi, marxisti rigorosi, li ritenevano come l’embrione per un futuro potere del proletariato. I soviet ebbero sin da subito un ruolo importante, dato che sotto la loro pressione, che non era mai del tutto pacifica, molte amministrazioni comunali dovettero prendere misure a favore dei disoccupati. Fu proprio l’estrema violenza di alcune di queste organizzazioni, però, che portò ai sanguinosi disordini del 1905, ma anche al loro scioglimento (anche se solo temporaneo).

Le prime fasi della prima guerra mondiale avevano messo in ginocchio la Russia: milioni di morti, fame, freddo avevano portato un’ondata di scioperi nelle varie città. Inoltre l’opinione pubblica perdeva sempre più fiducia nel governo e nello Zar la cui famiglia sembrava essere al centro di ogni tipo di complotto. Il più famoso tra gli scandali riguardava l’imperatrice che era caduta sotto l’influenza del monaco Rasputin, il quale le fece credere di poter guarire il figlio malato di emofilia.
Nel 1916 Rasputin fu assassinato da due membri dell’aristocrazia, fu questo un chiaro segnale che il regime zarista si stava decomponendo.
La rivoluzione scoppiò a Pietroburgo (Pietrogrado) alla fine di febbraio (marzo per il nostro calendario) nel 1917: ci furono una serie di scioperi e manifestazioni contro la guerra e la rinascita dei Soviet. La guarnigione militare della capitale si unì agli scioperanti e le unità richiamate dal fronte per ristabilire l’ordine non riuscirono ad affluire nella città. Incapace di condurre la guerra e di riformarsi, il governo zarista crollò. Nacque, così, un governo provvisorio di coalizione fra cadetti ed altri partiti borghesi, presieduti dal principe L’VOV e sostenuto dalla Duma e dai Soviet. Si cercò di continuare la guerra e di guidare il paese, tuttavia emersero delle divergenze: la maggioranza dei partiti borghesi della Duma voleva proseguire con gli obiettivi imperialistici per i quali la Russia era scesa in guerra, inoltre si cercava di instaurare una monarchia costituzionale; i Soviet, invece, volevano la pace e una riforma agraria. I Soviet iniziarono a moltiplicarsi spontaneamente, dimostrando tra l’altro molta vitalità: erano composti da delegati dei partiti delle fabbriche e delle unità dell’esercito; quando gli eletti non avevano più le stesse opinioni della base che li aveva nominati erano sostituiti. I soviet, poi, si dotarono di una loro conferenza che si riuniva a Pietrogrado e che aveva i seguenti obiettivi: condizioni di lavoro più umane, fine della guerra e distribuzione della terra ai contadini. Si dotarono anche di una milizia armata, la famosa Guardia Rossa che era in contatto con le unità dell’esercito.
La situazione politica in questo contesto può essere schematizzata così:
a) nella Duma il partito dominante era quello dei cadetti;
b) nei Soviet comandavano tre forze politiche rivoluzionarie: i socialisti rivoluzionari i quali ritenevano che con la rivoluzione non si potesse andare oltre un certo limite e erano favorevoli alle riforme sociali e ad un appoggio critico al governo, oltre che ad essere a favore della pace; i menscevichi; i bolscevichi, organizzati internamente, seguivano la teoria leninista del “partito di rivoluzionari di professione”, e volevano forzare la situazione per far sì che la classe operaria prendesse il potere.
Ad aprile Lenin tornò dalla Svizzera con un vagone ferroviario protetto dai tedeschi i quali pensavano che facendo tornare in patria un sovversivo avrebbero indebolito i russi. Alcuni bolscevichi come KAMENEV e STALIN non si fidavano troppo della classe operaia e finirono per trovarsi più in linea con i menscevichi. Dall’altra parte Lenin appena arrivato iniziò a divulgare le sue tesi di aprile (1917) nelle quali si chiedeva il passaggio del potere ai Soviet e che la guerra fosse trasformata in rivoluzione mondiale.
Con Lenin si schierò un grande dirigente militare, LEV TROCKIJ, il quale era stato eletto presidente del Soviet di Pietroburgo nel 1905 e rieletto nel 1917.
Nell’estate i contrasti fra la destra dei cadetti, il centro menscevico e social-rivoluzionario e la sinistra bolscevica si acuirono:
a) la destra cercava un uomo forte, capace di dare uno sbocco bonapartista alla rivoluzione, concludere una pace onorevole con la Germania e l’abolizione dei Soviet. Vide in KERENSKIJ la personalità adatta per portare avanti questo tipo di politica e gli donò il compito di formare un nuovo governo di coalizione.
b) Le gerarchie militari, invece, spingevano per un colpo di stato che restaurasse lo Zar. Ci fu un tentativo nei primi di settembre ad opera del generale KORNILOV , comandante dell’esercito.
c) I bolscevichi andavano a radicarsi sempre di più nei Soviet, imponendosi grazie anche alla semplicità dei loro discorsi, il loro motto principale era: pace, terra e potere ai soviet.
Kerenskij si trovò con il suo governo schiacciato tanto che una seconda rivoluzione lo travolse definitivamente.
Lenin e Trockij decisero, infatti, che era giunto il momento per i bolscevichi maggioritari nei due soviet di Mosca e Pietrogrado, di prendere il potere con l’insurrezione; Stalin non era d’accordo, mentre ZINOV’EV si era schierato con KAMENEV nell’aspettare le elezioni dell’Assemblea Costituente.
Fra il 6 e il 7 novembre 1917 (ottobre nel calendario russo) il comitato del Soviet di Pietrogrado occupò poste, stazioni, ferrovie, centrali elettriche ecc, mentre il governo nel Palazzo D’Inverno veniva bombardato e la guarnigione che lo presidiava si arrendeva alle guardie rosse. Kerenskij decise di fuggire e i membri del governo furono arrestati, mentre la maggioranza dei social rivoluzionari e di menscevichi protestava.
Si aprì, così, la strada per un nuovo governo presieduto da Lenin, con Troskij agli Esteri e Stalin commissario della Nazionalità. Questo, però, era un governo illegale che aveva preso il potere scacciandone un altro, motivo per cui era visto con ostilità dal resto del mondo.
Nonostante ciò il governo prese subito due importanti provvedimenti: iniziò le trattative di pace e nazionalizzò le grandi proprietà terriere. Successivamente furono vietati i giornali controrivoluzionari tranne quelli menscevichi e social-rivoluzionari.
Intanto, però, nelle elezioni dell’Assemblea Costituente i social-rivoluzionari ottennero la maggioranza, così Lenin dovette imporre d’autorità la supremazia dei soviet sull’assemblea stessa, la quale tenne una sola riunione e poi fu sciolta. L’intera opposizione diventava così illegale e una nuova polizia politica, la CEKA, assicurava la repressione.
Nel 1918 il governo bolscevico firmava la pace di Brest-Litovsk: la Russia perdeva la Polonia, la Finlandia, parte dell’Ucraina e i paesi baltici. Però i paesi occidentali si sentirono traditi e appoggiarono la controrivoluzione Russa.
I governo russo decise di dichiarare nulli i debiti contratti con l’estero e di trasferire la capitale a Mosca, inoltre l’Armata Rossa divenne esercito nazionale e le risorse del paese furono nazionalizzate. Fu fatto un nuovo sistema di voto con il quale il voto degli operai veniva a contare il doppio di quello dei contadini, mentre impiegati, proprietari, preti e funzionari venivano esclusi dall’elettorato.
Il congresso del partito bolscevico, convocato nella primavera del 1918 decise di assumere il nome di comunista.
Fu questo un periodo in cui i bolscevichi dovevano affrontare il problema di una nazione a cui mancavano le risorse per rispondere ai bisogni più elementari e si trovarono impreparati per dirigere una rivoluzione modernizzatrice di un popolo oppresso.
Intanto una parte dello stato maggiore sotto la guida del generale DENIKIN, fece un’offensiva contro il potere sovietico mediante un esercito che venne definito bianco. Questo esercito, appoggiato dai tedeschi, occupò l’Ucraina (1918-1919) e la Russia meridionale; successivamente intervennero a sostegno dei bianchi anche francesi ed inglesi, mentre i giapponesi si impadronivano della Siberia.
L’Armata Rossa - organizzata da Trockij che riuscì a renderlo un esercito enorme, composto soprattutto da contadini - dopo una guerra di due anni, riuscì a sconfiggere la controrivoluzione e a riconquistare in parte il territorio perduto durante le trattative per uscire dalla prima guerra mondiale.
Tuttavia il prezzo pagato per la guerra civile fu atroce: vi furono massacri da entrambe le parti e si perse ogni possibilità per uno sviluppo più democratico del potere. Anche l’economia ne risentì molto e per reagire a questo crollo si creò un controllo centralizzato e totale “comunismo di guerra” in cui ogni tipo di rivolta veniva sedata duramente.

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