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La rivoluzione bolscevica


La rivoluzione russa scoppiò il 23 febbraio 1917 e fu seguita da uno sciopero generale nei due giorni successivi. Fu innescata dagli operai di Pietrogrado, ai quali si unirono i soldati che avevano l'incarico di reprimere la protesta. L'apparato statale smise di funzionare e lo zar perse la sua autorità dal momento in cui nessuno rispondeva ai suoi ordini.
In seguito si formarono due centri di potere in competizione tra loro: uno di matrice operaia e uno di matrice cadetta, ovvero borghese.
Da un lato c'era il soviet di Pietrogrado e dall'altro il governo provvisorio presieduto da L'vov, riunitosi il 2 marzo e composto da cadetti e membri liberali della Duma, aveva l'obbiettivo di trasformare il regime zarista in una monarchia costituzionale ed erano favorevoli al proseguimento della guerra.
Per salvare la dinastia, Nicola II abdicò, il 2 marzo 1917, in favore del fratello Michele, il quale rifiutò di salire al trono, in quanto riteneva la situazione insostenibile.
Si decise così che un'Assemblea costituente avrebbe scelto se conservare la monarchia o dare alla Russia un governo repubblicano, insieme alla scelta tra l'armistizio o il proseguimento della guerra, dato che all'indomani della rivoluzione il soviet di Pietrogrado creò i soviet di reggimento per approvare le manovre militari, cosa che rese impossibile prendere decisioni unanime e perciò far rispettare gli ordini.
Al tempo si contava una maggioranza menscevica, che godeva di più sostegno rispetto al governo di L'vov, infatti molti soviet insorsero. I menscevichi ritenevano che la Russia non fosse pronta per la dittatura del proletariato ed erano favorevoli alla prosecuzione della guerra, dato che pensavano che il conflitto avrebbe portato alla modernizzazione del paese e alla nascita di un parlamento dotato di poteri effettivi, alla concessione del suffragio universale, alla divisione e distribuzione ai contadini delle grandi proprietà terriere, e perciò non ostacolarono la politica del governo provvisorio.
Nonostante ciò i contadini assaltavano le proprietà terriere degli aristocratici, realizzando concretamente i loro obbiettivi senza aspettare che la Duma prendesse decisioni riguardo alla redistribuzione delle terre. A loro si unirono i soldati che disertarono al fronte e tornarono nei villaggi per potersi garantire un campo da coltivare in futuro.

Il 3 aprile 1917 un treno portò a Pietrogrado Lenin, fino a quel momento in esilio. Il treno proveniva dalla Svizzera, e aveva attraversato i territori tedeschi, perciò controllati: la Germania aveva dato il consenso di oltrepassare i loro confini. Il Kaiser infatti sperava di accelerare la crisi in Russia così che questa si sarebbe ritirata dal conflitto mondiale.
Lenin, che prima pensava che la Russia fosse inadatta alla rivoluzione proletaria per l'assenza di una classe operaia consistente, cambiò le sue opinioni: si convinse che il governo liberare non sarebbe riuscito a controllare la protesta iniziata a febbraio e che i bolscevichi avessero il dovere di cavalcare la rivolta a fini rivoluzionari. Di fronte alla situazione che si era creata nell'impero zarista egli sostenne che fosse possibile realizzare il comunismo senza passare per la fase matura del capitalismo industriale.
Perciò appena arrivato a Pietrogrado dichiarò la sua opposizione a collaborare con il governo di L'vov, e il giorno successivo, il 4 aprile, presentò a una riunione di bolscevichi alcune precise posizioni politiche, ricordate come le “tesi di aprile”, le quali furono in seguito pubblicate sull'organo di partito, la “Pravda” (verità). I punti centrali del suo discorso erano: l'attribuzione immediata del potere ai soviet e il ritiro dell'appoggio al governo provvisorio; il ritiro dalla guerra e l'accettazione della pace con gli Imperi centrali a qualunque condizione; la confisca delle terre dei proletari fondiari e il loro affidamento ai soviet dei contadini, con la nascita di grandi aziende collettive che avrebbero dovuto modernizzare la produzione agricola; la nazionalizzazione delle banche e il controllo della produzione industriale; e infine la creazione di una nuova Internazionale che portasse la rivoluzione nei paesi in guerra.
In luglio si scatenò la repressione contro i bolscevichi: Lenin fu accusato di essere stato pagato dalla Germania per far crollare la Russia, e perciò dovette fuggire in Finlandia, mentre il suo principale collaboratore Trotsky, il quale era appena rientrato dall'America, fu arrestato, e le sedi bolsceviche, comprese la Pravda, furono chiuse.
Intanto il nuovo capo del governo provvisorio Kerenskij nell'agosto del 1917 attribuì il comando dell'esercito al generale Kornilov,noto conservatore, in modo che riportasse la disciplina tra le truppe, dato che si pensava che solo una dittatura militare avrebbe riportato l'ordine tra le masse.
Kornilov approfittò del suo nuovo titolo per tentare un colpo di stato controrivoluzionario, il 25 agosto 1917 ordinò alle sue divisioni di marciare su Pietrogrado e ai ministri di dimettersi, annunciò anche che avrebbe introdotto la legge marziale e sciolto i soviet, ma ciò avrebbe ovviamente portato alla restaurazione dello zarismo, perciò questo piano fallì: il soviet di Pietrogrado si oppone ferocemente, organizzando una milizia operaia; molti soldati non risposero più agli ordini di Kornilov e si schierarono con il governo provvisorio, inoltre i ferrovieri paralizzarono i treni della capitale.
Il colpo di stato, nonostante il suo fallimento, ebbe un grande impatto sugli avvenimenti successivi in quanto dimostrò che il governo provvisorio non era in grado di salvare la rivoluzione, e perciò si ebbe una maggiore fiducia nei bolscevichi. Tra l'estate e l'autunno del 1917 il governo di Kerenskij perse progressivamente consensi, e cresceva senza sosta l'influenza dei bolscevichi, che conquistarono la maggioranza nel soviet di Mosca e Pietrogrado, presieduto da Trotsky, uscito di prigione in settembre.
Il 10 ottobre i dirigenti della corrente bolscevica decisero di conquistare il potere tramite un'insurrezione armata: essi contavano sul sostegno della maggioranza degli operai e dei contadini. Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre (6-7 novembre secondo il calendario gregoriano) le truppe bolsceviche occuparono tutti i punti strategici di Pietrogrado, e il 25 ottobre si creò un governo rivoluzionario presieduto da Lenin, ma ne facevano parte anche Trotsky, ministro degli esteri, e Stalin, responsabile delle minoranze etniche. Nello stesso giorno fu indetto il Congresso panrusso dei soviet, in cui tutti i soviet russi si unirono. Ciò passò alla storia come rivoluzione d'ottobre.

Il 26 ottobre Lenin approvò il decreto sulla pace, con il quale la Russia annunciava la volontà di abbandonare la guerra e chiedeva ai paesi coinvolti di mettere fine al conflitto firmando una pace senza annessioni né indennità.
Lo stesso giorno un altro decreto soppresse le proprietà dei grandi latifondisti, sanzionando il passaggio di circa 150 milioni di ettari di terra ai contadini in usufrutto. Non era ciò che Lenin aveva promesso nelle tesi d'aprile, ma egli riteneva che la Russia non fosse ancora pronta alla collettivizzazione delle terre. A novembre furono emanati altri importanti decreti: il 1 novembre il controllo delle fabbriche passò agli operai e agli impiegati, e il 2 novembre fu riconosciuta l'eguaglianza di tutti i popoli che componevano la Russia e il loro diritto ad autodeterminarsi. Inoltre, le banche vennero nazionalizzate, la stampa contraria al nuovo governo fu soppressa e venne costituita una potente polizia politica, la Ceka, incaricata di individuare e imprigionare gli oppositori.

Nel gennaio 1918 si riunì l'Assemblea costituente, eletta a suffragio universale. I seguaci di Lenin avevano ottenuto la maggioranza dei voti tra gli operai e 175 seggi, ma i socialrivoluzionari avevano vinto nelle campagne guadagnando 410 seggi. I bolscevichi temevano che l'assemblea avrebbe revocato i loro provvedimenti e scritto una costituzione molto diversa da quella a cui auspicavano, perciò decisero di scioglierla con la forza il 18 gennaio. Lenin formò quindi una repubblica fondata sui soviet, da lui proclamati come unici centri di potere insieme al partito bolscevico, che assunse, a marzo, il nome di Partito comunista, instaurando una dittatura rivoluzionaria che di fatto era la dittatura del partito.
Il governo adottò un piano economico molto rigido per sopperire all'approvvigionamento della città, ovvero il comunismo di guerra, secondo cui i raccolti furono requisiti e la loro vendita passò sotto il controllo dello Stato, il commercio al dettaglio fu abolito e i mercati urbani furono gestiti dalle autorità municipali, fu introdotto il razionamento dei beni per i cittadini, e infine la manodopera industriale fu militarizzata. Questi provvedimenti di natura fortemente dirigista derivarono da necessità contingenti, ma rispecchiavano la convinzione di Lenin che l'economia andasse totalmente ristrutturata, e inoltre essi prefiguravano già la realizzazione del comunismo con l'abolizione della proprietà privata. Il comunismo di guerra però creò un clima instabile che condusse alla guerra civile.

Nell'estate del 1918 gli ex generali di Nicola II guidarono diversi nuclei di combattenti bianchi allo scopo di riportare il paese alla monarchia, essi erano anche finanziati da diverse potenze straniere, le quali erano intimidite dall'ipotesi che gli ideali della rivoluzione potessero diffondersi in Europa. Queste potenze erano la Francia, Regno Unito, Italia e Stati Uniti. Anche il Giappone attaccò la Russia nella speranza di approfittare dell'anarchia interna per potersi espandere in Estremo Oriente.
Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918, l'intera famiglia zarista fu giustiziata dai bolscevichi per evitare che diventasse il punto di riferimento dei contro rivoluzionari. Inoltre, con il decreto del 5 settembre, Lenin diede inizio al terrore rosso per distruggere gli oppositori: fino a 15mila detenuti in carcere furono uccisi. Anche i cosacchi furono massacrati e deportati in massa. Inoltre i popoli di Ucraina, Bielorussia, Armenia, Georgia e Azerbaigian avevano creato delle proprie repubbliche ma queste furono soppresse militarmente.
I polacchi avanzarono in aprile verso l'Ucraina, insoddisfatti dei confini stipulati nel Trattato di Versailles, e nel 1921 il conflitto si chiuse con il Trattato di Riga, che risolse le dispute di confine, il confine della Polonia si spostava di 250km ad est.
Nel 1919 Lenin volle la creazione della terza Internazionale comunista, o Komintern. Questa decisione causò la spaccatura tra i socialisti europei: i riformisti, non ritenevano i loro paesi pronti per la rivoluzione e non erano disposti ad accettare le parole d'ordine di Mosca, e i rivoluzionari, i quali uscirono dai partiti socialisti fondando quelli comunisti.
Da allora i termini socialismo, comunismo e socialdemocrazia indicano tendenze ideologiche e partiti molto diversi.
Il comunismo è un movimento che ha come obbiettivo la rivoluzione proletaria e la fine del capitalismo sotto la guida del Komintern. Il socialismo è un movimento che auspicava alla fine della società borghese, ma ritenevano che la fine del capitalismo potesse attuarsi senza la rivoluzione. Infine la socialdemocrazia indica la corrente che aveva rinunciato all'abbattimento della società borghese, puntando a riformarla dall'interno, accettandone le istituzioni e lavorando per il loro miglioramento.
Lenin scrisse i 21 punti della terza internazionale chiedendo l'espulsione dei riformisti e di rifiutare qualsiasi accordo con questi ultimi.
Il tentativo di diffondere il comunismo in Europa non condusse al risultato che i dirigenti bolscevichi si aspettavano: nonostante avessero attirato l'attenzione e colto la simpatia di molti lavoratori nel mondo, nessuna fiamma rivoluzionaria scosse l'occidente. Inoltre il loro obbiettivo era reso difficile da raggiungere anche a causa dell'isolamento di questo paese, infatti le potenze estere crearono un così detto “cordone sanitario” per cui si offrì sostegno militare, politico ed economico a tutte le nazioni confinanti con la Russia che non appoggiavano il comunismo; tutto ciò aveva l'obbiettivo di prevenire la diffusione del regime bolscevico.

A partire dal 1920 la situazione interna russa si fece difficile: la produzione agricola ebbe un grande crollo, si contarono numerose insurrezioni, proteste e ammutinamenti, tutti repressi nel sangue. Il fronte degli oppositori annoverò anche la Chiesa ortodossa, che fu anch'essa repressa: molti preti e vescovi furono imprigionati negli oltre 700 campi di prigionia, colonie di rieducazione e lavori forzati. Infatti cambiò totalmente anche la visione della famiglia e le pratiche del divorzio, il quale era effettuato con reciproco assenso, senza colpa e senza pubblicità di giudizio.
In seguito alla guerra civile venne intrapresa una nuova politica economica, la Nep: Lenin chiamò questo sistema “capitalismo di Stato”, lo stato rimaneva il soggetto economico più importante, ma rispetto al comunismo di guerra l'economia si liberalizzò leggermente, infatti Lenin introdusse alcune concessioni al modello capitalista.

Nel dicembre 1922 fu adottato il federalismo, vi erano diverse etnie che abitavano nel territorio dell'ex impero zarista, e si decise di adottare questa forma di governo come collante delle diverse etnie. Nacque così l'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS), con una nuova costituzione, emanata nel gennaio 1924, la quale promise una notevole autonomia interna, garantendo l'autodeterminazione. La nuova legge faceva dei soviet il perno su cui girava l'intero apparato istituzionale: erano previsti soviet di città, regione, repubblica federata, fino al congresso dei soviet dell'unione, massimo organo rappresentativo del paese. Ciononostante il sistema sovietico non era democratico: i partiti antibolscevichi non erano ammessi e la concessione del suffragio universale era contraddetta dal diverso peso assegnato a operai e contadini, infatti nel Congresso dei soviet di contava un rappresentante ogni 25mila operai, e uno ogni 125mila contadini.

Il Congresso dei soviet dell'Unione doveva eleggere il Comitato centrale esecutivo, quest'ultimo sceglieva i membri del Presidium dei soviet e del Consiglio dei commissari del popolo. Al di sopra di queste istituzioni fu costituito un organo ristretto di quattro membri, il Politbjuro, ovvero Ufficio politico, che era sostanzialmente l'organo decisionale. L'unico vero detentore del potere era però il Partito comunista dell'Unione sovietica (Pcus), i cui dirigenti elaboravano la politica statale, senza alcuna partecipazione dal basso, e ne imponevano l'applicazione. Ma d'altronde il Pcus non aveva rivali: le altre formazioni politiche erano state abolite.
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