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Il Risorgimento italiano e l'Unità d'Italia

Nel 1820 gli italiani furono percorsi da fremiti di libertà e sogni d’indipendenza dall’oppressione delle monarchie assolute. Furono i palermitani a dare inizio al sogno rivoluzionario nel 1848, strappando al re delle Due Sicilie la promessa di una Costituzione; continuarono i milanesi che si rivoltarono contro l’esercito d'occupazione austriaco comandato dal maresciallo Radetzky, il quale dopo cinque giorni di combattimento abbandonò il capoluogo. Nel frattempo anche le altre città del Lombardo-Veneto insorsero contro presidi austriaci. Per evitare sommosse violente, vari sovrani della penisola pensarono di promulgare una carta costituzionale. Dopo la proclamazione della nascita della Repubblica di Venezia, avvenuta il 22 marzo 1848 ad opera di un gruppo di patrioti guidati da Daniel Manin, sembrò a molti che fosse venuto il momento di realizzare il sogno di una riunificazione dei diversi Stati della Penisola. Mentre alcuni moderati confidavano in Carlo Alberto e speravano che fosse il Piemonte a promuovere una guerra per l’indipendenza e per l’unità dell’Italia, altri vedevano nel Papa, Pio IX, l’unica figura in grado di poter unificare l’Italia sotto la sua autorità. Alcuni repubblicani sognavano una federazione di Stati autonomi secondo il modello svizzero, mentre altri pensavano che l’unità d’Italia dovesse venire da un grande movimento popolare.

Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto di Savoia dichiarò guerra all’Austria. Questa guerra passò alla storia come la Prima guerra d’indipendenza. Le prime vere battaglie si svolsero nei villaggi di Curtatone, Montanara e di Goito che furono vittorie piemontesi. In conseguenza di ciò, a Milano i Capi di Stato maggiore piemontese e austriaco firmarono l’armistizio che ristabiliva le frontiere originali e molti altri patrioti sul territorio nazionale furono incoraggiati a proseguire le battaglie per l’indipendenza, ottenendo successi straordinari: a Firenze il granduca Leopoldo II fu costretto a lasciare la città a un governo formato da democratici; a Roma i rivoluzionari instaurarono le Repubbliche Romane, costringendo alla fuga Pio IX. Nel 1849 Carlo Alberto decise di ricominciare la guerra contro l’Austria che non si dava per vinta. L’esercito sardo-piemontese però questa volta venne battuto dagli austriaci nella Battaglia di Novara che decretò la chiusura definitiva della Prima guerra d’indipendenza e la restaurazione dei poteri precedenti in molti Stati italiani. Così a Firenze il granduca ritornò sul suo trono con l’aiuto degli austriaci, mentre, a Roma, furono i francesi ad aiutare il Papa a riprendere le redini del potere nella città e nel regno delle Due Sicilie il sovrano ristabilì l’ordine da solo, reinsediandosi sul trono. Fu così che tutte le Costituzioni furono ritirate, tranne nel Regno di Piemonte e Sardegna, e la prima breve stagione rivoluzionaria in Italia svanì.
I Savoia, che governavano il Piemonte e la Sardegna, rappresentarono in quel momento un esempio illuminato di monarchia e la Costituzione che promulgarono fu la prima in Italia a rendere tutti i cittadini uguali davanti alla legge e a sancire la tolleranza religiosa, la libertà d’opinione, la libertà di stampa e d’associazione. Buona parte del Risorgimento italiano scaturì dal genio politico di Camillo Benso, conte di Cavour, importante uomo politico del governo sabaudo. Fu lui a preparare il Regno di Sardegna a un “decennio di preparazione” per il futuro dell’Italia unita, quando Vittorio Emanuele II lo nominò primo ministro nel 1852. Cavour fece divenire il Regno di Sardegna un Paese moderno. Egli intuì che le ambizioni di Napoleone III e le sue mire sull’Italia potevano servire alla causa del Piemonte e perciò sfruttò i francesi per contrastare l’egemonia austriaca. Cavour e Vittorio Emanuele II decisero di non affrontare l’Austria senza aver ottenuto il sostegno militare dei francesi e senza la neutralità dell’Inghilterra. Per questo motivo nel 1855 Cavour decise di combattere al fianco di Inghilterra e Francia nella penisola di Crimea, sul mar Nero, dove l’Inghilterra e la Francia erano corsi in aiuto della Turchia contro la Russia. Dopo un anno lo zar russo Nicola I dovette rinunciare all’ annessione della Crimea.

Mentre Camillo Benso progettava l’unificazione dell’Italia sotto i Savoia, Giuseppe Garibaldi, il grande condottiero e patriota che si ispirava alle teorie politiche e filosofiche di Giuseppe Mazzini, credeva che l’unità d’Italia non potesse che venire dal popolo. Egli era un capo militare, ma a causa dell’attività di propaganda politica e rivoluzionaria fra i marinai, fu costretto alla latitanza e fu ricercato dalla polizia. Per questi motivi nel 1835 scappò all’estero, prima in Francia e poi in America latina, e anche lì svolse attività rivoluzionaria per la liberazione e l’indipendenza di quei popoli. Per tale motivo è passato alla storia come “L’eroe dei due Mondi”.

La divisa degli uomini di Garibaldi era una camicia rossa che fu usata per la prima volta in Uruguay, nella guerra contro l’Argentina. Appena saputo delle rivoluzioni del 1848, Garibaldi tornò in Europa. Nel 1858-1859 cominciò una nuova stagione rivoluzionaria per l’Italia, passata alla storia come Seconda guerra di indipendenza: Vittorio Emanuele II e Cavour decisero di provocare la corte di Vienna e di spingerla verso una nuova dichiarazione di guerra; decisero così di arruolare anche un esercito clandestino composto da volontari provenienti dal Lombardo-Veneto, perciò sudditi di Vienna. L’Austria pose al Piemonte un ultimatum che non fu accettato da Cavour, il quale ordinò la mobilizzazione generale, scatenando definitivamente il conflitto.
Verso la fine di Maggio 1859 arrivarono le truppe francesi, comandate dall’imperatore in persona. Secondo gli accordi stipulati, la Francia avrebbe aiutato il Piemonte in caso di attacco austriaco e, a guerra vinta, l'Italia sarebbe stata divisa in tre regni organizzati in una confederazione, mentre la Francia in cambio avrebbe ottenuto la cessione di Nizza e della Savoia. La prima vittoria italo-francese fu sul campo di Monte Bello, poi su quello di Magenta e infine a Solferino e a San Martino. Nonostante tutte le vittorie, Napoleone III decise di interrompere la guerra perché troppo sanguinosa; infatti, nel 1859, si incontrò con l’imperatore austriaco per firmare un armistizio che prevedeva che l’Austria cedesse al Regno sabaudo la Lombardia, ma non il Veneto. Intanto, grazie ai successi piemontesi nei ducati emiliani e nel Granducato di Toscana, i sovrani locali vennero cacciati e la popolazione chiese l’annessione al regno di Sardegna. Così venne a formarsi un unico regno italico che andava dalle Alpi all’Italia centrale. Nella notte fra il 5 e il 6 maggio 1860 due navi a vapore partirono dal porto di Quarto vicino a Genova per portare mille uomini (in realtà 1088 uomini ed una donna), al comando di Garibaldi, in Sicilia.
Oltre alla liberazione del Regno delle Due Sicilie dai Borboni, la spedizione di Garibaldi mirava a liberare, successivamente, anche lo Stato pontificio dalla dominazione papale. Sbarcati a Marsala, i Mille combatterono una battaglia decisiva il 15 Maggio presso Calatafimi; vittoriosi, puntarono poi su Palermo dove la popolazione insorse per aiutarli. Nonostante la violenta reazione del re borbone Francesco II, i Mille vinsero a Milazzo. Passati sul continente, liberarono la Calabria e poi la Campania. A questo punto, Vittorio Emanuele II, che intanto aveva esteso il suo Regno anche ai territori pontifici dell’Umbria e delle Marche, decise di fermare Garibaldi per paura che i garibaldini giungessero effettivamente fino a Roma. Infatti, per salvare il Papato, sarebbero certamente intervenuti i francesi, mettendo a rischio tutte le conquiste fatte dai Savoia fino a quel momento. Per scongiurare questo pericolo, Vittorio Emanuele II decise di incontrare Garibaldi. L’incontro avvenne a Teano, tra Napoli e Roma. Garibaldi ottenne che i volontari garibaldini entrassero nell'esercito regolare sardo con il medesimo grado rivestito nella spedizione dei Mille, e si ritirò a Caprera. Egli aderì alla politica di Casa Savoia, affidando al re sabaudo il regno conquistato dai Mille. Nel 1860 Il regno delle Due Sicilie, l’Umbria e le Marche votarono per l’annessione al Regno di Sardegna. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II divenne Re d’Italia.

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