Il secondo reich fondato da Bismarck crollò sotto il peso della sconfitta militare e il governo fu assunto da un Consiglio di commissari del popolo, mentre nelle città e nelle fabbriche si formavano, seguendo il modello russo, consigli di operai e di soldati. Mentre si espandeva l’agitazione rivoluzionaria, venne proclamata la Repubblica. Oltre al partito socialdemocratico troviamo anche gli “indipendenti” del partito socialdemocratico e i rivoluzionari della Lega di Spartaco che formarono il primo nucleo del partito comunista tedesco.
Gli spartachisti erano guidati da Rosa Luxemburg e da Karl Liebknecht. L’inevitabile contrapposizione tra i partiti radicali sfociò nella lotta armata. Il leader socialdemocratico Friedrich Ebert, divenuto il nuovo cancelliere della neonata repubblica, persegue una politica repressiva nei confronti della sinistra bolscevica. A tal fine si serve dell'appoggio dell'esercito e di organizzazioni paramilitari - i cosiddetti "corpi franchi" - costituiti in prevalenza da ex combattenti anticomunisti e può domare il moto spartachista scoppiato nel gennaio del '19 a Berlino con una "settimana di sangue" in cui troveranno la morte sia Liebknecht che la Luxemburg.


All’indomani della rivoluzione si andò alle elezioni per la Costituente, che vedono uno schiacciante successo del partito socialdemocratico. Con la ratifica del Trattato di Versailles, comunisti e socialisti furono indicati come i principali responsabili della sconfitta, e dilagarono le manifestazioni e le rappresaglie nel Paese. I lavori della Costituente si tennero a Weimar e la Costituzione proponeva un modello avanzato di democrazia parlamentare.
• Il potere legislativo era affidato al Parlamento eletto a suffragio universale (maschile e femminile) e al consiglio federale, costituito dai rappresentanti delle regioni.
• Il presidente della Repubblica, eletto per 7 anni dai cittadini, nominava il capo del governo, aveva il diritto di sciogliere le assemblee legislative e sottoporre a referendum popolare qualsiasi provvedimento, qualora lo ritenesse opportuno.

Nonostante la novità dell’impianto costituzionale, rimanevano intatti il ruolo e il prestigio dei vertici militari, della banca, dell’industria e degli Junker (membri dell’aristocrazia terriera).
Una prova di debolezza della repubblica si ebbe con il Putsch organizzato da un alto funzionario prussiano, Kapp, leader del partito della patria tedesca. Ma questo colpo di stato venne subito neutralizzato e i promotori non incorsero in alcun provvedimento punitivo continuando ad esercitare le loro funzioni.
In quei mesi cruciali del 1920 si faceva avanti l’inflazione e si preparavano gli schieramenti della guerra civile: da una parte i comunisti e dall’altra le prime formazioni del Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, guidati da Adolf Hitler, un ex combattente austriaco. Con questa prima manifestazione il partito nazionalsocialista si aprì all’opinione pubblica presentandosi come l’occasione di riscatto del popolo tedesco. Si votò ancora e le urne registrarono uno spostamento a destra della popolazione: i socialdemocratici crollarono e furono costretti quindi a lasciare il governo, che passò in mano ai cattolici e ai moderati.


L’inflazione stava dilagando sempre di più e così nel 1922 il governo di Weimar chiese una sospensione temporanea dei debiti di guerra, ma la Francia, per tutta risposta, occupò insieme al Belgio il bacino carbonifero della Ruhr. A tale operazione, condotta con brutalità il governo tedesco e la popolazione locale rispondono con la resistenza passiva prima, poi con un sabotaggio che spinge i francesi ad introdurre nella zona un regime di pesante repressione.


Alla fine del 1923 la situazione fu resa drammatica da un ulteriore colpo di stato, ad opera questa volta del leader del Partito nazionalsocialista, Adolf Hitler, che si impadronì per qualche giorno di Monaco, ma venne arrestato e condannato a 5 anni di carcere, ma fu graziato dopo un anno.
Nel successivo clima di normalità si inserisce l’opera di Stresemann, un rappresentante della grande industria tedesca che si è impegnato per reinserire la Germania nella comunità internazionale.
L’inflazione tedesca era alle stelle e finì col rafforzare soltanto il grande capitale industriale. In questo contesto politico si forma la Destra nuova, eversiva, violenta, costituita dai nazionalsocialisti aderenti al partito di Hitler e anche se rimane essenzialmente una minoranza, questa comincia a caratterizzarsi dei suoi 2 reparti più importanti le SS (squadre di protezione) e le SA (reparto di assalto), particolarmente addestrati allo scontro e alla violenza.

Nelle elezioni del 1925 per la presidenza alla Repubblica emerge il vecchio maresciallo Hindenburg, un rappresentante della Destra tradizionale. La crisi del ’29 colpisce anche l’industria e i disoccupati superarono i 6 milioni su una popolazione di 66 milioni di abitanti. Troppi Tedeschi avevano perso la fiducia nello Stato e in tale contesto avanzava con successo la propaganda dei Nazisti che proponevano una nuova forma di governo, rifiutavano i valori della civiltà moderna quali il cristianesimo, il liberalismo e la democrazia, in favore del principio di obbedienza al Fuhrer e alla fondazione dello stato sul mito della razza ariana.

Nel 1933 Hindenburg conferì a Hitler la carica di capo del governo, ciò che quest’ultimo aveva in mente era di abolire tutte le istituzioni repubblicane e di instaurare uno Stato totalitario. Dovette quindi eliminare tutte le opposizioni di Sinistra e affidò alle SS l’esecuzione di una terribile purga e nel frattempo due fedeli di Hitler (Goring e Himmler) procedevano all’uccisione di altri esponenti delle SA, ricordata come la “notte dei lunghi coltelli” (30 giugno 1934). Nell’agosto poi, mentre moriva il vecchio maresciallo Hindenburg, Hitler 3 ore dopo ottenne il potere assoluto facendo convergere in sé la carica di capo del governo e di capo della repubblica e da allora gli furono designati ufficialmente i titoli di Fuhrer e di cancelliere del Reich.

Con Hitler al governo furono sciolti tutti i partiti e i sindacati dichiarati organizzazioni illegali e furono sostituiti con l’unico partito Nazionalsocialista. Dalla comunità furono esclusi tutti i cittadini di nazionalità straniera e soprattutto gli ebrei, considerati razza negativa. Hitler promulga poi le leggi razziali, note come Leggi di Norimberga, che toglievano agli ebrei tedeschi la parità dei diritti civili ed erano queste il primo passo per le persecuzioni e il successivo sterminio anche di ebrei non tedeschi. Si procedette poi con l’eliminazione fisica degli infermi di mente, alla sterilizzazione imposta ai portatori di malattie ereditarie e alla persecuzione degli omosessuali. Questi soprusi continuarono anche con le opere d’arte e la cultura, in quanto si assistette al pubblico rogo nelle piazze dei libri considerati indegni dello spirito tedesco e all’epurazione delle biblioteche dai libri di sinistra. E i luoghi tragicamente simbolici furono i Lager, campi di concentramento gestiti dalle SS o dalle SA, che provocò la morte della maggior parte dei reclusi.

Nel 1935 reintrodusse - contro il trattato di Versailles - il servizio militare obbligatorio. Nello stesso anno, la regione della Saar, ceduta alla Francia dopo la guerra, tornò alla Germania, dopo un plebiscito. Nel 1936 le truppe tedesche rientrarono nella Renania - che, secondo i trattati internazionali, doveva rimanere smilitarizzata. Il governo italiano e tedesco definivano le clausole di quell’alleanza che prese il nome di Asse Roma- Berlino e che fu successivamente allargata al Giappone, costituendo il Patto Antikomintern, contro il comunismo internazionale. Nel 1938 venne annessa l'Austria, che accolse le truppe tedesche con enorme entusiasmo. Nello stesso anno venne occupata anche la Regione dei Sudeti, la zona dei tedeschi nella Cecoslovacchia e anche qui i soldati tedeschi furono accolti con grande entusiasmo.

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