1919: La Germania dopo la Prima guerra mondiale


Il dopoguerra tedesco


Dopo la Prima guerra mondiale, la Germania, considerata la responsabile del conflitto, era stata costretta a cedere parte dei territori (come l'Alsazia, la Lorena e l'Alta Slesia) oltre che a dover pagare un debito di 132 miliardi di marchi in oro, gravando sulla situazione politica, economica e sociale sulla nazione.

La fine dell'impero e degli scontri politici

Ci fu una rivolta da parte dei soldati, che costrinse Guglielmo II a rinunciare al trono, e in seguito venne proclamata una repubblica, che nelle prime settimane venne guidata dai consigli dei soldati e degli operai, organismi elettivi simile ai soviet. Si pensò che la Germania si stesse avviando verso una rivoluzione socialista, ma il Partito social-democratico, puntava a istituire una repubblica parlamentare, formando cosi un governo provvisorio capeggiato dai socialdemocratici. Mentre le altre forze di sinistra e la Lega di Spartaco avrebbero voluto un cambiamento più radicale. Nei primi giorni di gennaio del 1919, ci furono numerose proteste appoggiate dagli spartachisti, che vennero represse dal socialdemocratico Noske. Alla repressione presero parte i cosiddetti "Corpi Franchi", che approfittarono della situazione per uccidere centinaia di esponenti spartachisti, tra cui quelli a capo del movimento, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.

I problemi della Repubblica di Weimar

Venne successivamente elaborata la nuova costituzione dello stato tedesco, ovvero la "Repubblica di Welmar", dalla città in cui si riunì l'assemblea. I socialdemocratici ottennero la maggioranza relativa dei voti, condividendo il potere successivamente con il Partito democratico. Il nuovo stato si diede una costituzione molto avanzata per l'epoca, ma ebbe subito vita difficile perché non ebbe sostegno ne dai comunisti, ne da quelli di destra.

La crisi economica

Il marco si svalutò pesantemente a causa degli ingenti debiti, con la conseguenza di una inflazione altissima. A peggiorare le cose intervenne nel 1923 la decisione del governo francese di occupare militarmente Ruhr, una delle zone più sviluppate a livello industriale.
La temporanea uscita dalla crisi
Il cosiddetto piano Dawes, erano dei massicci prestiti che gli Stati Uniti dava alla Germania per onorare i propri debiti, introducendo il Rentenmark, una nuova moneta visto che il marco stava ormai perdendo valore. Nel 1925, a Locarno la Germania entro a far parte nelle Società delle nazioni.

La nascita del Partito nazista

Nel 1920 venne fondato a Monaco di Baviera il Partito nazionalsocialista, ad assumere la guida del partito fu Adolf Hitler, un austriaco di modeste origini che aveva combattuto nella Prima guerra mondiale. Il partito nazista era un partito di estrema destra che si proponeva di combattere le forze politiche socialiste, utilizzando anche la violenza. Avendo grande ammirazione per Mussolini, il partito nazista si ispiro molto ai fascisti italiani, essendo un organizzazione di tipo militare, avevano i "reparti d'assalto", le SA, e le squadre di protezione, le famigerate SS.

Un'ideologia razzista

Il nazismo si distingueva dal fascismo, fin dall'inizio l'ideologia nazista fu violentemente razzista. Secondo Hitler le razze esistevano ed erano legate al sangue, con una precisa gerarchia. La razza ariana, di cui Hitler riteneva facessero parte i tedeschi, era considerata una "razza di signori", mentre quella più inferiore era la razza ebraica che, secondo l'ideologia nazista, stesse congiurando di distruggere la civiltà europea e perciò andava "estirpata".
Il rifiuto della democrazia e il progetto imperialista
Anche la società doveva basarsi sul principio gerarchico, per questo Hitler rifiutava la democrazia e riteneva che il potere dovesse essere concentrato nelle mani del Fuhrer, e di un ristretto numero di individui. Riteneva inoltre, che la Germania avesse diritto a più spazio vitale, perciò doveva espandersi verso l'est, dove i polacchi, gli slavi e i russi venivano considerati come razza inferiore, rifiutando cosi i trattati di pace.
Hitler conquista il potere. Successivamente la crisi del 1929, i nazisti presero popolarità, anche se durante gli anni venti, presentandosi, senza grande successo, alle elezioni e cercando di imporsi con la violenza. Nel 1923, Hitler aveva anche cercato, con l'aiuto di alcuni ufficiali dell'esercito, di prendere il potere attraverso un colpo di stato, fallendo. Dal 1929 in poi, gruppi sociali sempre più ampi cominciarono ad appoggiare la sua ideologia.
• Innanzitutto il ceto medio, che si opponeva all'umiliante trattato di pace imposto alla Germania.
• Poi l'aristocrazia e la borghesia, che non avevano mai creduto alla democrazia
• Infine una parte dei ceti popolari, molti disoccupati, disperati per la nuova crisi economica
La crescita elettorale nazista spinse il presidente tedesco ad affidare nel 1933 Hitler l'incarico di cancelliere.
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