Concetti Chiave
- Il razzismo è un insieme di teorie e comportamenti che sostiene una gerarchia tra razze "superiori" e "inferiori", con impatti su cultura e società.
- Le origini moderne del razzismo risalgono al XVII secolo, con l'affermazione della teoria poligenetica e la convinzione della superiorità bianca nel contesto del colonialismo.
- Nel XIX secolo, il passaggio dalla teoria razziale al razzismo avvenne con opere come quelle di Gobineau, che collegarono razza e civiltà, giustificando la discriminazione.
- Il razzismo ha portato a genocidi storici, come quello nazista, dove l'ideologia razziale giustificò lo sterminio di milioni di persone considerate inferiori.
- Le Nazioni Unite hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro il razzismo, promuovendo convenzioni internazionali per la difesa dei diritti umani e l'uguaglianza.
In questo appunto viene descritto che cosa sia il razzismo, facendo un quadro genere circa le sue origini, la sua storia, con dei cenni introduttivi iniziali. Si parte proprio dalle origini del fenomeno del razzismo nel corso della storia, dell'elaborazione della teoria razziale fino all'affermazione capillare nella società del fenomeno drammatico del razzismo. Si descrive anche che cosa sia il genocidio in merito. Infine si analizza anche la lotta al razzismo voluta innanzitutto dalle Nazioni Unite.
Introduzione
Razzismo: Insieme di teorie e comportamenti basati su una supposta divisione dell'umanità in razze "superiori" e razze "inferiori". Secondo le teorie razziste il patrimonio biologico determinerebbe, oltre ai comportamenti individuali, gli sviluppi (culturali, politici, economici ecc.) dei gruppi e delle società. Stabilendo questa connessione fra tratti razziali ed evoluzione sociale, le concezioni razzistiche ritengono superiori le razze in grado di costruire società più "evolute".Le origini del razzismo
Un atteggiamento di tipo razzistico è costantemente presente nella storia dell'umanità, come testimonia la pratica antica della schiavitù. Gli antichi greci, e in seguito i romani, chiamavano "barbari" (stranieri) quelli che non parlavano la loro lingua, avevano costumi, religioni, istituzioni diverse e vivevano al "limite" del loro mondo.Tuttavia, il razzismo per come noi lo intendiamo si sviluppò a partire dal XVII secolo, in seguito alle scoperte geografiche e al colonialismo. In questo periodo si affermò la convinzione che il progresso – intellettuale, scientifico, economico, politico – fosse un'esclusiva prerogativa dei bianchi e che gli altri popoli non potessero conseguire gli stessi risultati proprio a causa di una differenza biologica. Se fino a quel punto l'interpretazione prevalente del determinarsi delle varie razze era stata quella "climatica" – secondo la quale a un'origine comune erano seguiti sviluppi dovuti soprattutto alle condizioni ambientali – dal XVIII secolo si affermò la teoria "poligenetica", che fa risalire le popolazioni del mondo a progenitori diversi.
L'affermarsi di questa convinzione portò a ritenere inalterabili le differenze tra individui e popoli e a stabilire un principio di gerarchia secondo il quale la razza bianca era una razza superiore, predominante sulle altre; in questo modo veniva giustificato il dominio sugli altri popoli da parte dei bianchi e l'attribuzione a questi di una missione di civilizzazione.
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Dalla teoria razziale al razzismo
Nel XIX secolo si consumò il passaggio dalla teoria razziale al razzismo, soprattutto con l'opera di Joseph Arthur Gobineau nota come Saggio sull'ineguaglianza delle razze (1853-1855). Gobineau affermò che la razza è alla base della civiltà e che quindi la degenerazione della razza comporta un decadimento della civiltà. Egli sostenne che per arrestare il decadimento della razza "ariana", iniziato agli inizi dell'era cristiana, non si potesse che perseguire un disegno di discriminazione delle razze "inferiori".La pubblicazione del libro di Charles Darwin L'origine della specie (1859) ispirò in seguito una nuova forma di razzismo, il cosiddetto "razzismo scientifico", basato sull'idea che il pregiudizio razziale svolgesse addirittura una funzione evolutiva.
Dal razzismo al genocidio
Durante tutto il XIX secolo il razzismo ebbe un'ampia diffusione in Europa, alimentato anche dall'insorgere del nazionalismo, e negli Stati Uniti, dove era alla base del sistema schiavistico. Ma fu dopo la prima guerra mondiale, nel quadro di crisi economica e sociale ereditato dal conflitto, che le teorie basate sulla discriminazione razziale presero corpo in un disegno politico; infatti, la Germania nazionalsocialista, a partire proprio dalla diffusione del mito della superiorità della razza ariana, riuscì a mobilitare grandi masse e a raccoglierle attorno al progetto che aspirava a imporre la supremazia germanica nel mondo.Il mito della razza e lo stigma nazista nei confronti degli ebrei, che furono considerati Untermenschen (sottouomini), legittimò e rese possibile il genocidio di sei milioni di ebrei e di altri cinque milioni di persone considerate marginali, inferiori o devianti (accanto agli ebrei, zingari, comunisti, omosessuali, disabili); non è un caso che il progetto di sterminio perseguito lucidamente dai nazisti sia stato chiamato "soluzione finale".
È bene ricordare che la Germania nazista non fu l'unico paese a essere segnato dal razzismo; in Italia, nel 1938 vennero emanate le "leggi per la difesa della razza", che determinarono la discriminazione degli ebrei e ne favorirono successivamente la deportazione nei campi di sterminio.

La battaglia contro il razzismo
Nella battaglia contro il razzismo un ruolo fondamentale è stato attribuito all'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), fondata nel 1945 anche per "salvaguardare le generazioni future dalla sciagura della guerra e dal razzismo".Nel 1965 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite votò una Convenzione internazionale che definì discriminazione razziale "ogni differenza, esclusione e restrizione basata sulla razza, il colore della pelle, la discendenza e le origini nazionali o etniche, che abbia lo scopo o l'effetto di annullare o rendere impari il riconoscimento, il godimento o l'esercizio su uno stesso piano dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella sfera politica, economica, sociale, culturale o in ogni altra sfera della vita pubblica".
Negli anni Sessanta negli Stati Uniti si sviluppò un ampio movimento contrario alla discriminazione della popolazione nera, alla quale, dopo un secolo dall'abolizione della schiavitù, non veniva ancora riconosciuta un'effettiva parità con i bianchi. Il dibattito sul razzismo sorto in quegli anni permise inoltre di svelare e denunciare le ingiustizie che i neri americani avevano a lungo sofferto a causa dei bianchi.
Nonostante sia ormai chiaro quali possano essere le conseguenze della diffusione del pregiudizio razzista, questo continua a esistere e a riesplodere ogni qualvolta ci sia una "responsabilità" da attribuire a qualcuno. Nel mondo contemporaneo, travagliato da conflitti e problemi, purtroppo queste occasioni non mancano e infatti stiamo assistendo, accanto al riemergere di un nazionalismo aggressivo, alla ricomparsa del fenomeno del razzismo, sempre alla ricerca dei "capri espiatori" ai quali attribuire responsabilità: ieri della degenerazione della razza, oggi della disoccupazione, della violenza e degli altri innumerevoli problemi che affliggono le società contemporanee.
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Domande da interrogazione
- Quali sono le origini storiche del razzismo?
- Come si è evoluta la teoria razziale nel XIX secolo?
- Qual è il legame tra razzismo e genocidio?
- Qual è stato il ruolo delle Nazioni Unite nella lotta contro il razzismo?
- Come si manifesta il razzismo nel mondo contemporaneo?
Il razzismo ha radici antiche, risalenti alla pratica della schiavitù e all'atteggiamento degli antichi greci e romani verso i "barbari". Tuttavia, il razzismo moderno si sviluppò nel XVII secolo, legato alle scoperte geografiche e al colonialismo, con l'idea che il progresso fosse prerogativa esclusiva dei bianchi.
Nel XIX secolo, la teoria razziale si trasformò in razzismo, in particolare con l'opera di Gobineau, che sosteneva che la razza fosse alla base della civiltà. Questo periodo vide anche l'emergere del "razzismo scientifico", influenzato dalle teorie di Darwin.
Il razzismo ha portato a genocidi, come quello degli ebrei durante il regime nazista, dove gli ebrei furono considerati "sottouomini". Questo mito della superiorità razziale giustificò l'atroce "soluzione finale", che portò alla morte di sei milioni di ebrei e di altri gruppi marginalizzati.
Le Nazioni Unite, fondate nel 1945, hanno avuto un ruolo cruciale nella lotta contro il razzismo, adottando nel 1965 una Convenzione internazionale che definisce la discriminazione razziale e promuovendo i diritti umani e le libertà fondamentali.
Nonostante i progressi, il razzismo persiste nel mondo contemporaneo, riemergendo in contesti di crisi e conflitto. Oggi, si cerca spesso di attribuire responsabilità a gruppi specifici, alimentando pregiudizi e divisioni sociali.