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I processi nel Lombardo-Veneto: conseguenze dei moti


In seguito ai moti napoletani e piemontesi aumentò ancora la vigilanza poliziesca negli altri stati italiani e soprattutto nel Lombardo Veneto, ove questa vigilanza condusse alla scoperta dell’appartenenza alla Carboneria di alcune persone note per aver dato vita ad un giornale di ispirazione liberale, già soppresso dall’Austria: “il Conciliatore”. Tra costoro erano il letterato Silvio Pellico, il conte Federico Confalonieri, il conte Luigi Porro ed altri. Essi passarono lunghi anni di “carcere duro” nella terribile fortezza dello Spielberg, in Moravia; Silvio Pellico ne “Le mie prigioni” fece conoscere al mondo la triste vita dei prigionieri ed i sistemi oppressivi dell’Austria. I moti del 1820 e del 1821 di mostrano chiaramente la mancanza di coordinamento fra i patrioti delle varie regioni e l’improvvisazione delle loro azioni rivoltose. Il popolo rimase dunque indifferente, ma gli scritti dei patrioti e l’opera degli esuli cominciarono a guadagnare qualche simpatia alla causa italiana. Purtroppo i carbonari mancarono di un’organizzazione centrale e di un programma politico preciso, ciò determinò il fallimento dei loro moti nel’ 21 e nel’ 31. I Carbonari della Sicilia volevano il ristabilimento della costituzione siciliana del 1812 e l’autonomia dell’isola dal Napoletano; Quelli di Napoli volevano la costituzione di Spagna del 1820 e l’assoggettamento della Sicilia; Quelli del Piemonte e del Lombardo-Veneto la costituzione Francese del 1814 e l’indipendenza d’Italia mediante la guerra all’Austria.
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